(di Cesidio Vano) L’Egaf di Frosinone (ovvero l’Egato Frosinone Ambiente competente per i rifiuti) batte cassa e chiede ai 91 comuni-soci della Ciociaria di versare la loro quota di compartecipazione all’ente nato sulla scorta della legge regionale n. 14 del 2022 per la gestione del ciclo di rifiuti in tutta la provincia di Frosinone.
In base al bilancio di previsione approvato non appena l’ente ha preso vita, i municipi dovrebbero versare in tutto circa 1,2 milioni di euro, necessari a coprire le spese previste per il solo 2023. Il documento contabile, infatti, prevede al momento solo uscite – motivo questo, tra l’altro, di contestazione da parte del sindaco di Cassino, Enzo Salera, al momento dell’approvazione del bilancio – e come unica entrata le quote dei comuni-soci. Un milione 200mila euro, ad ogni modo, sono un’inezia rispetto a quanto costerà l’Egaf quando la struttura sarà a pieni giri, visto che per ora gli unici costi previsti sono quelli per le indennità del presidente, Mauro Buschini, e dei 4 componenti del Consiglio direttivo (Giovanni Betta, Alessia Santoro, Pergiorgio Gentile e Simona Girolami), per gli organi di revisione e per la promozione dell’ente sul territorio (leggi contributi e sponsorizzazioni) tramite attività di marketing e comunicazione. Nei giorni scorsi, tramite Pec, è giunta al protocollo dei vari Comuni interessati la richiesta di saldare la loro quota di partecipazione al nuovo ente. Anche se non si capisce al momento in base a quale ripartizione di quote si debba far riferimento. Infatti, se la Giunta regionale, lo scorso mese di novembre, ha provveduto ad assegnare le quote di rappresentanza dei 91 comuni in base ai quattro criteri di riparto (popolazione, raccolta differenziata, estensione territoriale e presenza di impianti per il trattamento o la gestione dei rifiuti), quella stessa delibera sarebbe stata poi rettificata con un successivo provvedimento della medesima Giunta, del quale, al momento però non c’è traccia né sul sito dell’ente regionale, né sul bollettino ufficiale. E la successiva ripartizione sarebbe comunque leggermente diversa rispetto a quella precedente. Non bastasse questo, va ricordato che l’intero iter di costituzione dell’Egato di Frosinone è sub judice, dopo che il Comune di Fiuggi, tramite l’avvocato Fabio Raponi, ha impugnato davanti al Tar proprio la delibera di ripartizione delle quote ai comuni, oltre che i successivi atti di costituzione dell’Egato e nomina dei vertici dell’ente, come pure il bilancio. Anzi, va aggiunto, che proprio sulla scorta delle censure sollevate dalla difesa del Comune termale, la Giunta regionale si sarebbe decisa a rimettere mano alla delibera del quote, atto completamente privo di argomentazioni e spiegazioni in merito ai calcoli svolti per il computo del peso ponderale di ogni Municipio rispetto la futuro capitale sociale. E a rivelare (e sostenere, malgrado gli atti non siano ancora pubblici) che ad inizio dello scorso mese di febbraio la Giunta regionale abbia ricalcolato le quote dei comuni sono proprio i legali che assistono l’Egato (l’avvocato Francesco Scalia) e la Regione Lazio (l’Avvocatura regionale) nel giudizio davanti la Tar (giudizio nel frattempo trasferito da Latina e a Roma per regolamento di giurisdizione). Ieri, inoltre, dopo aver ricevuto la richiesta di versare la propria quota, il sindaco di Torrice, Alfonso Santangeli, ha preso carta e penna e scritto al nuovo presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, segnalando come, con l’istituzione dell’Egato di Frosinone – cui a breve passeranno tutti i poteri per la gestione dei rifiuti che verrano quindi sottratti alla podestà comunale -, si stia in realtà dato vita ad un ennesimo centro di costi (e che costi! 1,2 milioni in più solo per il 2023 senza che l’ente abbia fatto nulla di concreto nella gestione dell’immondizia!) che finirà con il gonfiare ultimamente la bolletta della Tari a carico del famiglie ciociare. Il tutto, tra latro, a pochi giorni dalla ‘scoperta’ – perché dalla Regione Lazio si sono ben guardati dal far trapelare la notizia prima delle elezioni di febbraio – che la tariffa dovuta dai Comuni di Frsoinone per conferire i rifiuti preso l’impianto TMB di Colfelice sarebbe aumentata del 17% (da 138,68 a 161,47 euro a tonnellata) e – se già tanto non bastasse – che tale l’aumento sarebbe stato anche retroattivo, a partire dal 1° gennaio 2020. Santangeli ha chiesto a Rocca di intervenire “per scongiurare ulteriori danni a carico della Cittadinanza”, sottolineando anche i suoi dubbi sulla legittimità delle procedure che hanno portato all’istituzione dell’Egaf e alla nomina dei suoi vertici (già oggetto, come detto, di ricorso da Tar). Infine, non guasta ricordare come, benché gli Ato dei rifiuti siano previsti per ognuna delle 5 province del Lazio, si è di fatto provveduto a insediare solo quello della Ciociaria (per mere esigenze elettorali del centrosinistra), mentre l’iter relativo agli altri Ato è stato stoppato e rinviato, dopo che, su tutta l’operazione, erano giunte accuse di voler dar vita, con un accordo politico trasversale e di comodo, a dei veri e propri “poltronifici” con ricche indennità, ai cui vertici erano destinati nomi già noti e tutti e rintracciabili – come è stato per Frosinone – all’interno dello stesso Consiglio regionale, scaricando i costi – come sta avvenendo in Ciociaria – sui cittadini-utenti.
