E’ la giornata mondiale dell’Acqua. In Ciociaria servirebbe un minuto di silenzio

Cesidio Vano
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Oggi si celebra la “Giornata internazionale dell’acqua” e in Ciociaria si osserva un dignitoso silenzio. Ed a ragione.

Il servizio idrico in provincia di Frosinone, dopo 20 anni dall’avvio dell’Ato idrico e l’affidamento della gestione ad Acea segna ancora il passo. Cinque parametri per capire che, se non si è ancora all’anno zero, pochissimi passi si sono fatti: 1) le perdite idriche sono da record nazionale con oltre il 70% (forse anche più) di acqua persa dagli acquedotti; 2) la scarsa continuità del servizio con interruzioni quotidiane per guasti improvvisi, programmati e sospensioni notturne; 3) la turnazione del servizio che è permanente per tutto il corso dell’anno in almeno un comune su due; 4) le bollette dell’acqua più alte d’Italia; 5) la completa inesistenza o il mancato funzionamento degli impianti di depurazione in molte zone del territorio, con sversamenti ‘tal quale’ direttamente nei corsi d’acqua. Non va meglio se dal servizio idrico si passa a quello irriguo, affidato ai consorzi, da poco riemersi dall’opera di unificazione dei vari enti – con qualche miracolato dell’ultima ora – per superare la frammentazione nei territori. Le opere da fare sono ancora numerose e molte al palo; le attività ordinarie anche. La contrarietà delle popolazioni si manifesta nei tanti comitati che chiedono l’abolizione di tali enti e, soprattutto, chiedono un riordino della contribuzione, che colpisce ‘ciecamente’ anche chi non ottiene alcun benefico dal fatto di ricadere nel perimetro consortile. E poi, diciamo tutta: dopo anni e anni di presenza sui territori, milioni se non miliardi di euro spesi per la bonifica in tutto il Lazio, le reti consortili finiscono in ginocchio alla prima stagione senza pioggia. Ma la siccità – tra altro ciclica in queste zone – non era proprio un’ipotesi prevedibile? Da pensare di fronteggiare con interventi e investimenti (a partire dagli invasi). O è oggi una comoda scusa? Nella Giornata internazionale dell’acqua la Ciociaria fa finta di nulla ed a ragione. Appena l’altro ieri, il centro studi dell’Istituto ricerche consumo Ambiente e formazione (Ircaf) di Modena ha diffuso i dati sui costi e l’efficienza del servizio idrico nelle varie province d’Italia, consegnando a quella di Frosinone, anche per quest’anno, come è ormai da un decennio (forse più) a questa parte, il podio di territorio con le bollette dell’acqua più care del Belpaese. Se, in media, una famiglia italiana (tre persone che consumano 150 metri cubi l’anno) pagano in tutto 378,69 euro, in provincia di Frosinone la spessa è quasi doppia: 666,08, costo che condizione anche la media regionale che si colloca a 451,70 euro annue. Dall’ultimo bilancio idrico del gestore, si ricava che, per il solo servizio idrico, vengono prelevati da sorgenti e sottosuolo circa 110 milioni di metri cubi all’anno d’acqua, per consegnarne nelle case degli utenti appena 33 milioni, buttandone per strada oltre 77 milioni. L’acqua c’è: ce ne è tre volte quella che servirebbe, ma non si ammodernano le tubature; si spende così in risorse ed energia tre volte quello che servirebbe per trasportare la sola acqua di cui i ciociari hanno necessità. Dopo 20 anni non si è fatto un passo in avanti e, dopo 20 anni, ci si è quasi abituati: non si protesta più e non si lotta perché si inizia a dimenticare e si comincia a credere che le cose siano sempre andate così. Il silenzio, in Ciociaria, sulla giornata internazionale dell’acqua è d’oro. Cesidio Vano
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