FOCUS – Niente più madrine e padrini a battesimi e cresime? Le diocesi su questa direzione

Sara Pacitto
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Monsignor Giacomo Cirulli è l’ultimo vescovo, in ordine temporale, ad aver annunciato ad inizio marzo a parroci e fedeli di Teano, Sessa Aurunca e Caiazzo, la scelta di abolire l’istituto del “padrinato” nei sacramenti del Battesimo e della Cresima. «Nell’odierno contesto socio-ecclesiale la madrina ed il padrino hanno perso il loro valore originale», così S.E Cirulli ha spiegato la decisione, anche se il provvedimento è stato adottato in via “sperimentale”.

Prima di lui, a febbraio, monsignore Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, aveva emanato il decreto si sospensione delle rispettive figure dalle celebrazioni, in vigore dal 1° luglio e per la durata di tre anni, dichiarando «Il ruolo del padrino e della madrina è un vero e proprio munus che la Chiesa affida ai fedeli che abbiano l’attitudine e l’intenzione di esercitare questo incarico. Nel corso del tempo, convenzioni sociali ed abitudini consolidatesi, hanno compromesso l’autentico significato di questo ufficio. Confuso spesso con relazioni di parentela, se non addirittura con legami ambigui, e relegato, il più delle volte, al solo momento rituale». In effetti, da nord a sud, già numerose diocesi hanno eliminato queste figure, sono tanti i vescovi che concordano su questa direzione. Nello svolgimento del rito viene omessa tutta la parte che riguarda padrini e madrine. Del resto, ai battesimi celebrati il giorno dell’Epifania nella Cappella Sistina in Roma da Papa Francesco non c’erano né madrine né padrini. Battezzare un infante o cresimare un giovane è un impegno importante, un impegno convinto e costante che equivale ad assistere e sostenere il cammino di crescita umana e spirituale del bambino e del ragazzo, affiancando i genitori. La CEI, Conferenza Episcopale Italiana, ha invitato le diocesi a fare un sondaggio tra i fedeli, per favorire una scelta condivisa. Sara Pacitto
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