(di Cesidio Vano) Una decina di milioni di euro, forse anche più, spesi in 12 anni per fare la raccolta differenziata in Valle di Comino e livelli fermi a sotto il 40%. I numeri sono molto deludenti e non sono neanche chiari: perché dopo 12 anni non è possibile ancora sapere quanto riesce a differenziare ogni singolo comune valligiano.
Per motivazioni che nessuno riesce a spiegare, i dati sulla raccolta differenziata in Valle di Comino sono disponibili solo in forma aggregata: 12 comuni messi assieme secondo nessuna logica, solo per fornire – forse – un alibi a chi in questi anni ha solo speso soldi e fatto nulla. Infatti, se si interroga la banca dati del Catasto nazionale rifiuti, si scopre che esiste un solo valore di RD (Raccolta differenziata) per ben 12 comuni della Valle di Comino. Si tratta dei comuni di Acquafondata, Alvito, Belmonte Castello, Gallinaro, Picinisco, San Biagio Saracinisco, San Donato Val di Comino, Settefrati, Terelle, Vicalvi, Villa Latina, Viticuso che, nonostante siano messi tutti assieme, non riescono a raggiungere il 40% di differenziata (si fermano al 38,56). Il dato è relativo all’anno 2021. Se si scorrono gli anni precedenti si scopre invece che l’aggregazione varia di anno in anno, con comuni messi dentro il gruppo denominato “Unione Val Comino” in un’annualità e tolti in quella precedente o successiva, con il risultato che non si può fare un confronto con il passato e non si riesce avere un grafico coerente dell’andamento della raccolta differenziata che, così, appare ‘schizofrenica’: passando da percentuali oltre il 50, a inferiori al 40, per poi impennarsi di nuovo e ridiscendere. Perché accade tutto questo? Perché i dati della ‘raccolta’ non vengono comunicati comune per comune ed invece vengono aggregati tra loro? Perché ogni anno l’aggregazione cambia? Ma soprattutto: chi ci guadagna in questo comportamento senza senso? Domande che occorre iniziare a porsi ed a cui qualcuno deve dare risposta, anche perché vengono messi assieme dati di due soggetti gestori diversi: da una parte la Comunità montana di Atina, dall’altra l’Unione dei Comuni Valle di Comino, che stanno spendendo milioni e milioni di soldi pubblici per gestire un servizio dai risultati – stando ai numeri ufficiali – molto, ma molto deludente. Se mediamente ogni comune differenzia meno del 40% dell’immondizia, vuol dire che c’è chi avrà raccolto il 60 e chi il 20. Chi è che gioca a confondere le carte? Chi è che, spendendo milioni di euro, non svolge la raccolta correttamente? Lo scorso mese di dicembre, l’Unione Valle di Comino ha assegnato ad una società privata la raccolta differenziata: appalto da quasi un milione di euro per i cinque comuni che la compongono (Alvito, San Donato; Settefrati, Vicalvi e Gallinaro) nel bando ci sono i dati (farlocchi?) della raccolta sotto il 40% e incentivi al privato per migliorare il valore. La Regione Lazio ha posto l’obiettivo della raccolta al 70% entro il 2025, ma in realtà nessuno sa a quanto sia il livello attualmente, al di là dei dati che ogni singolo sindaco snocciola in ogni occasione. Ma qualcuno mente. Cesidio Vano
