Si terrà questa sera la riunione del circolo anagnino del Partito Democratico. All’ordine del giorno, ovviamente, le elezioni amministrative del prossimo maggio. Il centrosinistra anagnino, c’è da dire, non sembra aver battuto ancora un colpo, nè nella costituzione della coalizione nè, tanto meno, sull’individuazione di un candidato a sindaco.
Stando ai rumors il motivo della partenza ritardata è dovuto soprattutto a una scelta da compiere molto importante: presentarsi alle elezioni come una delle componenti di una grande coalizione civica e priva di precisi riferimenti alle forze politiche oppure riaffermarsi come partito principale di una coalizione progressista e riformista? Un dilemma non di poco conto, anche perché tra l’una e l’altra linea ci passa il mare, la storia e persino il futuro. Qualche riflessione: la tentazione di presentare una compagine composta da solo liste civiche e senza precisi riferimenti ideali potrebbe essere indicata dalla necessità di convogliare il maggior numero possibile di realtà cittadine anche se a scapito della riconoscibilità di parte. Una sorta di modello Sora, in sintesi, dove ad affermarsi è stata appunto una coalizione caleidoscopica, nella quale coesistevano le più disperate provenienze. Il punto debole di questa scelta, nel caso di Anagni, almeno stando alle informazioni attuali, è la mancanza del perno fondamentale di una simile impresa. A Sora, infatti, quella coalizione era stata costruita intorno al candidato sindaco, quel Luca Di Stefano che oggi, addirittura, siede sullo scranno più alto della Provincia di Frosinone. Il PD fece parte di quella squadra solo in extremis, visto il fallimento di tutte le possibilità di costituire una coalizione a sinistra. Ad Anagni la situazione attuale non appare neppure somigliante a quella che esisteva a Sora. Non sembra allo stato presente una personalità convincente che stia organizzando questa discesa in campo contro le destre e non si vede un agglomerato di civiche del tipo di quelle presenti a Sora. L’altra posizione – che a quanto si apprende prenderà corpo in antitesi – è quella che punta al rilancio del partito. Nella fase post congressuale, cioè quella della ricostruzione dell’identità delineata dalla nuova dirigenza, affermano, sarebbe un grave errore non assumersi la responsabilità del ruolo, cioè di principale forza politica dei progressisti, riprendendo nettamente un percorso riconoscibile anche sotto il profilo delle appartenenze e della linea politica. Ciò in particolare in una cittadina, Anagni, appunto, dove il governo non presenta sfumature, è attualmente retto da uno dei coordinatori provinciali di Forza Italia e si prevede la discesa in campo per le comunali anche il ritorno di una personalità nettamente identificabile come Franco Fiorito. Dario Facci
