Quando gli porti un paio di scarpe rotte, le afferra con quelle sue manone ingrossate dalla colla. Le piega, le gira, le rigira. Infila le dita dove si sono scollate o strappate.
Tu resti a guardare preoccupato e poi chiedi: “Si possono sistemare?”. Lui taglia corto: “Vieni giovedì”, ma già sai che dovrai tornare anche sabato. Quando te le restituisce sembrano nuove e non hai neppure speso molto. E’ Pasquale, anche se molti lo chiamano con il nome del padre e maestro “Gelard”. E’ l’ultimo calzolaio, forse il più bravo di sempre. Lo trovi sempre a girare colla. Pasqua’ ma le puntine non ce le hai più?: “Ho quelle che mi ha lasciato mio padre ma non si usano più”. E perché? “Ormai è tutta plastica, dove le metti le puntine? Ci vuole la colla buona”. Ripara scarpe da una vita Pasquale ma è come se avesse iniziato ieri: taglia, incolla, fresa, lucida. Questo lavoro ti piace davvero? “Si, mi piace. E Quando sistemo una scarpa e la riconsegno ad un cliente, meglio ad una cliente, e vedo la sua soddisfazione lo sono anche io”. Ti guardi intorno e c’è una montagna di scarpe un po’ ovunque: Ti ricordi di chi sono? “Certo che mi ricordo”. Si alza e inizia a prendere scarpe e fare nomi. Poi si ferma: “Questo è morto”. Il suo volto sorridente si scurisce un po’. Entra una bella ragazza e risorride. Ciao Pasqua’ Buon lavoro. V.V.
