La faccenda certamente richiederà un’istruttoria o qualcosa del genere. Non è il merito della notizia che parla della richiesta di espulsione dal PSI del sindaco di Pofi, ma il metodo.
Apprendiamo infatti dalla segreteria provinciale dei socialisti di Frosinone che il segretario provinciale, Massimo Calicchia, ha chiesto agli organismi di garanzia del partito di procedere all’espulsione di Mattoccia “per aver tradito il partito alle recenti elezioni regionali non facendo votare la lista dei candidati socialisti contraddistinta dal simbolo PSI, lo stesso – si legge ancora nella nota – ha fatto campagna elettorale contro ed ha fatto votare altri partiti, tradendo il suo partito, il suo passato e la gloriosa tradizione socialista di Pofi (…)”. Orbene questa iniziativa che, nel caso i fatti fossero accertati come veri, chiunque abbia un minimo di senso di giustizia e lealtà giudicherebbe addirittura ovvia, in realtà con i tempi che corrono appare più unica che rara. Il cosiddetto “tradimento” elettorale è diventato talmente normale che ormai è considerato come una componente del consenso che si può ottenere. È il frutto dei campi più o meno sconfinati, degli accordi trasversali, di una concezione della partecipazione politica che mira quasi esclusivamente al risultato e sempre meno alla sostanza ideale e programmatica che sia. Ed è certamente anche uno dei motivi per i quali quella partecipazione è sempre più arida e misera, per niente appassionata. Una partecipazione che vede confrontarsi sempre più truppe di soldati di carriera e sempre meno patrioti animati dal sacro furore dell’appartenenza. In sintesi, spero che il sindaco di Pofi non abbia commesso i fatti di cui viene accusato e non sta a me certamente giudicare chicchessia. Credo però che se tutti i partiti tornassero a dare all’appartenenza, all’idea, alla storia e alla lealtà il valore che il PSI attribuisce alla militanza, la politica tornerebbe ad essere più credibile. Dario Facci
