Regionali – Altro che termovalorizzatore, lo scontro è sul regionalismo

Dario Facci
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Un momento meno opportuno per lanciare il decreto autonomia, cioè un argomento che più divisivo non si può, è certamente quello a ridosso delle elezioni regionali più determinanti, quelle di Lazio e Lombardia.

Difficile pensare che il Governo l’abbia fatto apposta, più facile che sia accaduto e basta per la smania del ministro leghista Calderoli che sul tema del regionalismo differenziato non è certo un moderato, uno che viaggia da quando il partito non era di Salvini e predicava addirittura la secessione. Che sia un piacere alla Lega, insomma, come quelli del Pd sostengono, non è proprio condivisibile. Forse in Lombardia ma non certo nel Lazio, perché da queste parti parlare di regionalismo e soprattutto di differenza di stipendi tra nord e sud, è come evocare Satana in chiesa. Infatti il Movimento5Stelle spara a zero da tutte le parti. La Bianchi non si tiene: “contrarissima alla riforma riscritta quattro volte che a pochi giorni dalle regionali sembra un favore per la Lega in Lombardia. Spacca l’Italia e separa il paese, non può funzionare per scuola e sanità”. Il candidato del Pd e Terzo Polo, Alessio D’Amato, non è certamente più tenero, per lui la discussione sul decreto Autonomia in questo momento è una manna dal cielo. “Da presidente in Conferenza Stato-Regioni voterò certamente contro. Noi dobbiamo essere un paese coeso, bisogna opporsi con tutte le forze a questo decreto perché penalizza Roma e il Lazio. Mi auguro una voce forte e chiara, che superi i ricatti della Lega”. Ovviamente il candidato del centrodestra, Francesco Rocca, che una grana del genere in questo momento l’avrebbe volentieri evitata, deve difendere la posizione e difendersi dagli attacchi. “Pentastellati e Pd fanno solo ideologia – sostiene Rocca – in giunta regionale, nel 2018, hanno proposto una delibera per l’autonomia delle Regioni che andava nella stessa direzione del decreto oggi in discussione a livello nazionale. Loro pensavano al criterio della spesa storica e al primo punto indicavano l’istruzione. Ora che a proporre queste cose è il governo di centrodestra allora è uno scandalo”. Sarebbe bello sentire qualche posizione a livello provinciale su questo tema. Il regionalismo, infatti, potrebbe essere iniquo non solo tra nord e sud o tra regione e regione. Un criterio differenziato basato sul reddito e il costo della vita, in sostanza sulla ricchezza, è certamente iniquo all’interno della stessa regione. Nel Lazio, per esempio, mica il reddito è distribuito equamente ed è certamente ingiusto pensare a una media anche del costo della vita come pure nella distribuzione dei servizi. Nel Lazio, tanto per dire, c’è la capitale d’Italia e, tanto per essere più precisi, non è una capitale qualsiasi. E’ Roma, la città con l’estensione territoriale più grande d’Europa. Come ci si può regolare in una regione così, dove le differenze tra i diritti dei cittadini sono già macroscopiche e questo problema, nonostante le tante battaglie, nessuno lo ha mai davvero voluto affrontare? Dario Facci
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