Biodiversità, escursionismo, storia, cultura e leggende. Sono gli ingredienti che fanno della Riserva Naturale Lago di Posta Fibreno un luogo intimo e magico. Ieri, domenica 29 gennaio, sono stati festeggiati i primi 40 anni dall’Istituzione della Riserva da parte della Regione Lazio, che avvenne il 29 gennaio 1983 con la legge n.10.

“Ora si vive il momento in cui bisogna andare avanti costruendo sempre di più sulle potenzialità di un luogo unico- spiegano dalla Riserva – . Non a caso riportiamo un punto dell’articolo 3 che diceva:” La Riserva Naturale Lago di Posta Fibreno è destinata alla conservazione, alla valorizzazione e razionale utilizzazione dell’ambiente naturale, allo sviluppo economico delle comunità locali interessate”. Ma in questi 40 anni la Riserva Naturale è cresciuta, raggiungendo importanti obiettivi. Sono infatti stati realizzati sentieri natura (Taurino, Catannovo, Dolina La Prece, Puzzillo, Lago Chiaro, creati un Museo Naturalistico Etnografico e una Lab.Ter., ristrutturati e resi funzionanti il centenario Mulino ad Acqua e l’incubatoio ittico realizzato intorno al 1920 per la riproduzione artificiale della trota macrostigma.”

Si è collaborato fattivamente con l’Università ed Enti – concludono dalla Riserva – ed è stata proposta e diffusa la cultura della salvaguardia dell’ambiente e della sostenibilità attraverso una serie di programmi di educazione ambientale rivolti alle scuole e l’organizzazione di attività ed eventi destinati ai bambini, agli adolescenti, alle famiglie e agli anziani, tra cui birdwatching, osservazioni astronomiche, laboratori naturalistici, escursioni, rappresentazioni teatrali e concerti. L’afflusso crescente di un turismo sempre più consapevole e attento alla salvaguardia dell’ambiente ha di fatto favorito la nascita di numerose attività, contribuendo allo sviluppo economico del territorio. Non sono mancati momenti di criticità e punti di debolezza, ma oggi guardiamo al futuro seguendo l’antico proverbio: La Terra non è un’eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”.
Caterina Paglia