C’era molta curiosità nell’attesa dei sondaggi politici in seguito alla scelta impopolare attuata dal governo di non conservare il calmiere sulle accise carburanti. Per quel che ci riguarda, inoltre, la curiosità è soprattutto sugli effetti delle politiche nazionali sugli umori dell’elettorato in funzione delle elezioni regionali. Ebbene un effetto pare evidente.
Come previsto in qualche modo il partito della Meloni l’avrebbe pagata. L’ha fatto ma non si può certo parlare di un crollo dato che, a livello nazionale, i sondaggisti hanno registrato una flessione di FdI più o meno intorno ai due punti e mezzo percentuali. Il che, per un partito che viaggia oltre il 30% del gradimento, è certamente un prezzo non altissimo. A far sognare il centrosinistra nel Lazio invece è l’ultimo sondaggio Izi. Qui troviamo un dato interessante che vede il candidato del centrodestra, Francesco Rocca, al 41,5%, in calo rispetto all’indagine della stessa società demoscopica del 29 dicembre scorso di 1,1 punti. Al contrario il candidato del Pd e Terzo Polo, Alessio D’Amato, sarebbe in crescita attestandosi al 36,3%: 1,5 punti in più rispetto al 29 dicembre. La Bianchi, cioè Movimento5Stelle e Sinistra, avrebbe guadagnato intorno a mezzo punto arrivando vicino al 19% dei consensi. Insomma secondo l’ultimo sondaggio Izi si sarebbe registrato, negli ultimi 15 giorni, un avvicinamento del candidato del Pd al candidato del centrodestra di circa 2,5 punti. Un dato questo che fa viaggiare nella mente degli analisti la notizia che la presidenza del Lazio non è ancora certamente nelle mani del centrodestra e che, in sostanza, potrebbe essere contendibile pur con un percorso davvero impervio che vede Rocca stabilmente in vantaggio oltre il 41% dei consensi. Altro dato che farebbe sperare gli analisti del Pd, ma su questo punto le opinioni sono molto contrastanti, è il fatto che il candidato del Pd avrebbe molto più gradimento dei partiti che lo sostengono rimasti sempre molto deboli con il Pd distanziato con una distanza siderale da Fratelli d’Italia al contrario di Rocca che, appunto, raccoglierebbe meno consensi dei partiti che lo sostengono. Un dato questo che potrebbe, in via ipotetica, sostanziarsi in un cospicuo voto disgiunto in vantaggio di D’Amato. Per altri sarebbe davvero difficile il verificarsi di una messe di voto disgiunto che superi il 2,5% in sfavore del candidato del centrodestra che si possa sommare alla quota fisiologica, cioè già calcolabile in questo momento. In parole povere se D’Amato raccoglie oggi, secondo i sondaggi, circa il 2% dei voti più dei partiti che lo sostengono è difficile credere che questo dato possa più che raddoppiare in suo favore e coprire il gap rispetto a Rocca. Difficile inoltre il verificarsi che un’ulteriore emorragia di voti di Rocca per voto disgiunto vadano interamente a D’Amato e non si dividano, invece, con la Bianchi. Per avere le idee un po’ più chiare su questo decorso bisogna attendere il prossimo sondaggio (saranno probabilmente gli ultimi prima del silenzio obbligatorio a due settimane dal voto) che parlerà più chiaro. Se le stime dovessero restare più o meno quelle attuali, al netto degli errori possibili in tutte le rilevazioni demoscopiche, sarebbe davvero difficile ribaltare la classifica. Se invece dovesse registrarsi un ulteriore calo di Rocca allora gli ottimismi sarebbero davvero giustificati. Dario Facci
