Si intravede uno spiraglio di luce nella protesta che la famiglia Callori sta portando avanti, in merito alla somministrazione dei farmaci ai due figli malati e disabili.
È trascorsa una settimana da quando, il signor Michele Callori, si è incatenato davanti la sede del centro diurno, rivolgendo un appello alle istituzioni: “Chi deve somministrare i farmaci a mio figlio?”. Una domanda legittima e che oggi sembra trovare una risposta delle istituzioni e del gestore del centro diurno San Felice da Cantalice: “Siamo parzialmente soddisfatti – spiega la famiglia Callori – perché finalmente qualcuno ci ha risposto. Innanzitutto il Comune di Fiuggi, tramite la dottoressa Trinti, la quale, da alcuni giorni, ha inviato un avviso alla Anfass sulla predisposizione di alcune misure interne che dovranno essere adottate al centro diurno. La notizia più confortante – annuncia la famiglia Callori – perviene dalla Anfass stessa, che oggi pomeriggio ci ha inviato una comunicazione sulla disponibilità di somministrazione dei farmaci a cura del personale interno alla struttura. Una comunicazione che prevede, come legittimo che sia, tutta una serie di autorizzazioni mediche, familiari e adempimenti da sottoscrivere tra noi genitori/tutori e il gestore del centro diurno. Ribadiamo ancora una volta – sottolinea la famiglia Callori – che non esiste alcun problema con il personale Anfass, anzi il rapporto che si è creato con i nostri ragazzi è davvero importante e umanamente bello”. Infine il signor Callori ha concluso: “Fino a quando tutte queste procedure e gli adempimenti richiesti dal Comune di Fiuggi – che comunque ringraziamo per l’interessamento – non saranno espletati, continuerò a battermi per i miei figli e per gli altri ragazzi del centro affinché possano ricevere i medicinali di cui necessitano direttamente dal personale preposto. Oggi si sono compiuti due passi importanti e fondamentali per chiudere questa triste vicenda, ma fino a quando tutte le procedure autorizzative non saranno terminate, il sottoscritto continuerà nella sua personale battaglia”.
