A tu per tu con Valerio Iafrate. Il giornalista Rai racconta ai microfoni di TG24.info l’entusiasmante scalata nel mondo della comunicazione. Dagli albori scolastici ad Arpino, sua città natale, all’approdo prima sulle colonne della Gazzetta dello Sport e successivamente alla corte dell’ANSA. Senza dimenticare gli anni passati negli studi di Sky Sport. Indelebile inoltre il passaggio, ancora giovanissimo, nelle celebri radio locali del territorio ciociaro.
Il sogno di un ragazzo partito dal basso si è trasformato in una solida realtà anche grazie a maestri degni di nota come Candidò Cannavo, Claudio Icardi e Franco Bragagna. Oggi Valerio ricopre il ruolo di Responsabile comunicazione eventi sportivi della Rai e coltiva, con successo, una inguaribile passione per la scrittura. ‘Gli Dei di Olimpia’, ‘Il Cerchio di Venere’, ‘Uno squalo in rosa’ e ‘American Icon’ i testi da lui firmati.
Doveroso poi un accenno all’attualità calcistica con il campionato di Serie A in cui domina il Napoli di Spalletti in testa ma che, dopo la prolungata sosta per il Mondiale in Qatar, ha visto proprio i partenopei capitolare sul campo dell’Inter di Simone Inzaghi.
Partiamo dai tuoi inizi nel giornalismo. In che modo il sogno di un ragazzo di Arpino è diventato realtà?
“Diciamo che è cominciato tutto in prima liceo (all’epoca si chiamava quarto ginnasio), quando ho cominciato a collaborare, part-time, con le due radio private di Arpino, prima Radio Idea e poi Arpino Radio Uno: scrivevo e conducevo programmi di musica e notizie, e più andavo avanti più mi piaceva. Dopo un paio d’anni ho superato un provino per Nuova Rete, la radio di Sora che, in quegli anni, aveva attrezzature all’avanguardia, trasmetteva in diretta anche le partite di calcio del campionato nazionale dilettanti e aveva, in Pasquale Mazzenga, un direttore illuminato. Da lì in poi la crescita è stata continua, e alle radiocronache e ai programmi in radio si è aggiunta la collaborazione con La Gazzetta dello Sport – ebbi la fortuna, nel corso dei Mondiali di Italia ’90, di conoscere l’allora direttore, Candido Cannavò, per me un vero mito, che mi volle nella redazione romana – e a quel punto i miei sogni cominciarono a diventare realtà”.
Hai avuto grandi maestri del mestiere che si sono rivelati fondamentali nella tua crescita professionale?
“Di Candido Cannavò ho già detto, ma non posso non nominare Claudio Icardi e Franco Bragagna che, nel mio primo periodo in Rai, mi hanno insegnato moltissimo, soprattutto sulla gestione dei tempi della telecronaca, e Massimo Corcione, che nel corso degli anni a Sky Sport è stato, per me, una continua fonte di stimolo e ispirazione. Ma, se devo scegliere un nome solo, in assoluto, dico Renato Rea: adesso è il sindaco di Arpino, ma se sono diventato un giornalista sportivo il merito è soprattutto suo, e delle tante ore passate insieme al microfono”.
Il settore della comunicazione si sta evolvendo a ritmi incalzanti negli ultimi anni, con le piattaforme online che stanno dominando la scena. Come stai vivendo questa epoca dei mass media?
“Beh, è indubbio che la nostra professione sia profondamente diversa da quando, per esempio, ho cominciato io. Ciò che colpisce di più è la velocità alla quale viaggino le informazioni, un aspetto determinante, per esempio, nella preparazione. Esiste, però, anche il rovescio della medaglia, ovvero il rischio di non avere tempo per approfondire, restando, perciò, troppo in superficie”.
Lorenzo Germani, corridore originario della Provincia di Frosinone, da quest’anno gareggerà nella compagine World Tour della Grupama-FDJ. Segui con passione e assiduità anche il ciclismo?
“Sì, certamente: dopo averlo frequentato in una decina di Giri d’Italia, Tour de France, Mondiali e Olimpiadi, quello delle due ruote è un mondo che mi è rimasto dentro. E’ una sorta di primo amore, non si dimentica mai”.
Uno sguardo alla stretta attualità calcistica. La Serie A è ripartita con il successo dell’Inter sul Napoli capolista. La lunga sosta potrebbe rimescolare tutte le carte in chiave scudetto?
“Non c’è dubbio che il campionato di quest’anno sia destinato a rimanere “strano” fino alla fine: la sosta mondiale dovrà essere assorbita nelle prime cinque, sei settimane tra gennaio e febbraio, perché altrimenti, con il ritorno delle coppe europee, le squadre con tanti impegni faranno parecchia fatica. Però, sconfitta di San Siro a parte, penso che il Napoli possa tagliare il traguardo per primo: Spalletti ha tutto per vincere finalmente quello scudetto che insegue da tanto tempo, e che senza dubbio meriterebbe”.
Spazio ora al Valerio Iafrate scrittore. In “American Icon” hai raccontato miti e leggende dello sport statunitense. Quali storie ti hanno emozionato maggiormente?
“Questa è una domanda alla quale è quasi impossibile rispondere: ho fatto già una fatica immane nel selezionarle, cercando di dare un senso cronologico ad un viaggio attraverso la cultura, non solo sportiva, di un paese che “sento” mio come l’Italia, che non posso sceglierne solo una. Diciamo che ognuna delle storie del libro ha un suo “grado” di emozione diversa, anche se, ovviamente, quelle più vicine a me cronologicamente sono più partecipate emotivamente, per il semplice fatto di aver avuto la possibilità di conoscere i protagonisti, come Michael Jordan, le sorelle Williams, Tiger Woods, Tom Brady o Allyson Felix”.
Alessandro Iacobelli