Le elezioni regionali del Lazio saranno un derby sanitario. Da una parte, quella del Pd e Azione, ci sarà l’assessore uscente alla Sanità, Alessio D’Amato, dall’altra, per il centrodestra tutto unito, ci sarà Francesco Rocca, il Presidente dimissionario della Croce Rossa Italiana e della Croce Rossa internazionale.
Ovviamente saranno in gara anche altri candidati. In primis quello del Movimento5Stelle e Sinistra Italiana. Il partito di Conte e quello di Fratoianni, infatti, hanno già affermato che non faranno accordi elettorali col Pd se non cambiano alcuni elementi del programma che ritengono fondamentali (vedi questione ambiente di Roma, per esempio) e non ritirano la candidatura di D’Amato. Proposte che dal Pd non possono che essere rifiutate. Campagna elettorale, a quanto pare, già entrata nel vivo. L’altra sera a Frosinone c’era il ministro Salvini per dare il via alla maratona che conduce al voto del 12 e 13 febbraio per il suo partito, la Lega, ma anche per l’intero centrodestra che in questo sforzo deve ritrovarsi unito anche a Frosinone, dopo il pessimo esempio offerto in occasione delle Provinciali. Oggi nel capoluogo ciociaro c’è stato Alessio D’Amato. Il candidato del Pd e Terzo Polo è già in pista da diverso tempo. A Frosinone ha trovato la consigliera regionale del Pd uscente, Sara Battisti, già impegnata nel tentativo della riconferma e l’ex presidente della Provincia, Antonio Pompeo che da qualche ora si è dimesso da sindaco della sua città, Ferentino e già da una quindicina di giorni in tour per i centri del Frusinate per raccogliere consensi per un posto alla Pisana. Presente da D’Amato anche la consigliera regionale Di Rollo, subentrata a Buschini e il sindaco di Aquino, Mazzaroppi, anche lui tra i candidati in pectore. Per D’Amato, nella sala del ristorante Da Memmina, nella parte bassa di Frosinone, schierato tutto lo stato maggiore del PD. La scelta dell’assessore alla Sanità è decisamente politica: parte dalle federazioni del partito. Sembra passato un secolo da quando i Dem si chiedevano se alle elezioni convenisse o meno presentare il simbolo. In questi anni la politica è diventata liquida. I voti pure. C’è bisogno d’identità. Dario Facci
