Ferentino – Muore dopo un intervento di protesi dell’anca, si aggrava la posizione dei medici

Marina Mingarelli
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Anziano di Ferentino di 82 anni deceduto in una clinica romana dopo un intervento di protesi dell’anca, si aggrava la posizione di tre medici.

Si tratta di un cardiologo, un ortopedico ed un anestesista che facevano parte dell’equipe che aveva operato il paziente. Nei giorni scorsi il pm a seguito dei i risultati ottenuti dal consulente tecnico della procura (un internista che ha effettuato l’esame autoptico sulla salma), ha chiesto la modifica del capo di imputazione nei confronti dei tre indagati. Secondo il magistrato, gli imputati che debbono rispondere di omicidio colposo, avrebbero deciso di riprendere la somministrazione del Pradaxa, un anticoagulante che si utilizza nella fibrillazione atriale, a 33 ore dall’intervento anziché attendere 48/72 ore come prevedono le linee guida. Tale comportamento avrebbe causato l’emorragia nel paziente che ha portato in seguito al decesso. I legali difensori, dopo la contestazione da parte del pubblico ministero hanno chiesto i termini a difesa. I fatti risalgono al 2019 quando la vittima di questo presunto caso di malasanità si era recato nella clinica privata romana per sottoporsi ad un intervento di protesi dell’anca. Ma il decorso post operatorio era stato drammatico. Subito dopo l’operazione il pensionato aveva cominciato ad avere febbre e disturbi intestinali. E siccome il suo stato di salute peggiorava di giorno in giorno, il personale sanitario aveva deciso di trasferirlo presso un ospedale di Roma. Ma l’anziano dopo poche ore dal ricovero morirà nel nosocomio romano. L’anziano sarebbe deceduto a causa di una emorragia interna. Il pubblico ministero è convinto che ha scatenare quella emorragia sia stato quel farmaco anticoagulante somministrato troppo presto al paziente. I familiari del deceduto si sono affidati all’avvocato Vanessa D’Arpino. Mar.Ming.
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