Stefano Casale ai microfoni di Tg24.info. L’ex Lecce e Sampdoria giocò a Sora per una sola stagione sfiorando con la truppa di mister Di Pucchio l’accesso ai playoff per il salto in Serie B.
Stefano Casale e il Sora dei miracoli. Allo Sferracavallo il calcio champagne negli anni novanta era di casa. La Serie C1 segnò un’epopea per adesso mai ripercorsa. Spalti stracolmi, sfide di cartello con avversari del calibro di Perugia, Avellino, Reggina e non solo. Per ben due volte la truppa volsca sfiorò l’accesso agli spareggi per la promozione in cadetteria.
Nell’estate 1995 i bianconeri giungevano da una prima stagione discreta nella terza serie nazionale e l’obiettivo era quello di consolidare il livello per mirare a vette più altolocate. In sede di mercato la dirigenza operò con sagacia aggiungendo alla già ottima intelaiatura alcune pedine congeniali al progetto. All’ombra della Madonna delle Grazie atterrarono ad esempio D’Angelo e appunto Casale. Il primo, arcigno difensore classe 1971 ex Rimini tra le altre, oggi è l’allenatore del Pisa in B. Il secondo invece era reduce da esperienze di rilievo con il Foggia di Zdenek Zeman (33 gettoni tra il 1987 e il 1991), il Siena, la Salernitana, il Nola ed il Siracusa.
In riva al Liri Casale collezionò 33 presenze siglando 8 reti (da standing ovation un sinistro a giro dal vertice opposto nella sfida interna sotto la pioggia contro il Chieti) e spiccò il volo verso palcoscenici di spicco come Lecce. Successivamente altre avventure degne di nota con le casacche di Sampdoria, Reggina e Cosenza. Oggi l’ex esterno di centrocampo gestisce con Oshadogan una agenzia di scouting in giro per il mondo.
L’arrivo a Sora nel 1995: ricordi indelebili per Casale
“Conservo solo dei ricordi bellissimi di quella stagione. Abbiamo fato cose straordinarie insieme a tutte le persone che all’epoca giravano intorno alla squadra. Dal mister Di Pucchio al direttore sportivo Antonio Frasca, Don Mario De Ciantis, il presidente Fiorini e il Cavaliere Annunziata. Quest’ultimo davvero un gran signore. Senza dimenticare uno spogliatoio fantastico con un gruppo di ragazzi che partendo dai dilettanti aveva compiuto una grande scalata fino alla Serie C1. A Sora ho trascorso uno dei periodi più bella della mia vita calcistica. C’era un entusiasmo pazzesco in quel periodo. Ovviamente l’euforia era dettata soprattutto dagli ottimi risultati ottenuti. La speranza è che quella gloria possa rifiorire nel prossimo futuro perché quella sorana è una piazza che merita il meglio”.
Claudio Di Pucchio? Un’istituzione
“Mister Claudio Di Pucchio era ed è ancora oggi un’istituzione. Nell’arco di quella stagione ci siamo spesso confrontanti, anche con toni accesi, ma con un rispetto di base dei ruoli che non mancava mai. Credo tra l’altro che in quella annata siamo migliorati insieme con una cavalcata che poteva portarci davvero a toccare vette importanti. La squadra giocava un calcio divertente, equilibrato ma al tempo stesso con caratteristiche offensive. Nell’estate del 1995 arrivai in bianconero insieme a D’Angelo ed alcuni innesti mirati, ma lo zoccolo duro rimase intatto con gente che giocava assieme da tanto tempo. In quel mercato la società mise la ciliegina sulla torta con 2-3 acquisti di livello che completavano una rosa già valida”.
La rete non decretata a Castel di Sangro e la promessa mantenuta da Annunziata
“Sono rimasto a Sora un solo anno. Per questo ringrazierò sempre il Presidente Annunziata che mantenne la parola di farmi andare via qualora avessi avuto offerte da squadre di categorie superiori. Così fu perché poi andai a Lecce. Il patron è forse il più gran signore che io abbia mai conosciuto a livello calcistico. Nella stagione 1995-1996 i playoff per la Serie B ci furono tolti con l’episodio incriminato a Castel di Sangro. La rete era assolutamente valida e questa circostanza non ci diede la possibilità di raggiungere il traguardo degli spareggi per il salto in cadetteria. Il rammarico fu grandissimo perché se i bianconeri fossero andati in B sarei rimasto senza ombra di dubbio anche se avessi avuto offerte da squadre più blasonate. Io ero ambientatissimo nella città volsca. Il mercoledì andavamo sempre a cena con dei personaggi fedelissimi della squadra. Insomma, si era creato un rapporto di profonda stima”.
Il Casale di oggi e l’attività di scouting con un altro ex calciatore
“Con Joseph Dayo Oshadogan abbiamo una agenzia di scouting che si chiama Agone sport & management. Siamo in giro specialmente all’estero per reclutare ragazzi di talento. Abbiamo anche dei giovani in Italia. Proprio in questi giorni stiamo portando degli elementi in prova a Cosenza. Abbiamo messo su una bella cosa”.
Zeman e Ventura: due poli opposti
“Due persone assolutamente diverse. Zeman ha uno spessore umano incredibile. Il boemo non aveva bisogno di parlare per far capire le cose, è un vero maestro. Con Ventura ho vissuto momenti belli. Caratterialmente però parliamo di una figura molto differente rispetto al primo, ma anche sotto l’aspetto del gioco c’erano differenze notevoli. Sicuramente Zeman è ineguagliabile dal punto di vista del carisma. Zeman mi ha fatto debuttare in Serie B. Ho giocato la mia prima partita da titolare nell’esordio in campionato del Foggia. Quell’anno feci 22 partite, quindi devo dire solo grazie al mister. Ricordo poi che quando giocammo un Lecce-Roma lui mi chiese la maglia e fu un momento bellissimo di grande umiltà da parte sua. Io ho fatto una buona carriera ma non paragonabile a quella sua da allenatore”.
Un talento inespresso? Mario Caruso
“Ho giocato con molti giocatori forti, ma personalmente voglio menzionare Mario Caruso, uno che pochi conoscono. Lui ha indossato le maglie del Parma, del Napoli, del Modena e non solo. E’ stato un grandissimo talento ma non è stato in grado di cogliere la fortuna che Dio gli aveva dato e non è andato oltre perché avrebbe potuto raggiungere anche la Nazionale”.
L’abbraccio al popolo bianconero
“Mando un immenso saluto a tutti i sorani. E’ rimasto un grande affetto verso Antonio Frasca e Claudio Di Pucchio, grandi conoscitori di calcio che abbia mai incontrato, e ovviamente verso tutti quei ragazzi che hanno giocato con me quell’anno a Sora. Non dimentico poi i Presidenti Fiorini e Annunziata. Ripeto, sono persone veramente speciali”.
Alessandro Iacobelli