E’ uscito in questi giorni il libro- inchiesta del giornalista Maurizio Lozzi. S’intitola “Un SACCO di silenzi. L’agonia di un fiume lasciato morire”.
“Arriva un momento nella vita, in cui far finta di niente o addirittura tacere lo senti come una colpa – spiega l’autore – Osservando il sistematico stupro dell’ambiente in cui si vive, da cittadini curiosi può spingere solo a chiacchierare, ma da giornalisti cercare di far luce, indagare e raccontare, per come la vedo io diventa invece un dovere civile, una sfida morale, insomma un obbligo al quale, personalmente, non mi sono potuto sottrarre. Ecco perché, silenziosamente in questi anni, mi sono dedicato a questo libro-inchiesta sull’agonia della Valle del Sacco, su cui troppi purtroppo negli anni hanno preferito non dire o peggio ancora voltarsi dall’altra parte. Non cerco plausi né benemerenze, spero solo che questo umile lavoro di ricerca e di inchiesta, faccia vergognare chi ha permesso l’avvelenamento del nostro ambiente ed oggi possa redimersi affinché ciò non accada mai più”. Come nasce questo libro-inchiesta sul fiume Sacco? “Osservare lo stupro continuo di una valle e del suo fiume mi ha sempre scosso e generato tanta rabbia. Ma non mi sono mai voluto sentire impotente e quindi sia da ricercatore universitario, che da giornalista ho cominciato ad indagare”. Il libro, infatti, mette in evidenza dati preoccupanti che riguardano non solo l’ambiente, ma anche le ricadute pesanti sulle popolazioni e, in effetti, quest’inchiesta apre spazi di riflessione importanti… “Si, quello che nel libro viene esposto è praticamente frutto di ricerche universitarie che hanno confermato come i veleni sversati impunemente per anni nel fiume Sacco hanno purtroppo generato diverse patologie nelle popolazioni. Sono dati, tra l’altro, pienamente disponibili, documentati e rintracciabili sul web. Io ho solo fatto un lavoro di cucitura che nel nostro mestiere di giornalisti è quasi la prassi nei lavori di inchiesta”. Ma com’è che a un certo punto della tua vita, da sempre immersa nel mondo della comunicazione e del giornalismo, hai pensato di dedicarti a quest’inchiesta? “Ma sai, arriva un momento nella vita, in cui tacere prima come genitore e poi come operatore dell’informazione lo senti come una colpa. Da semplice cittadino puoi restare curioso e spingerti solo a chiacchierare di queste cose, ma da giornalisti cercare di far luce, indagare e raccontare, per come la vedo io diventa invece un dovere civile, una sfida morale, insomma un obbligo al quale, personalmente, non mi sono potuto sottrarre. E così ho messo nero su bianco sperando che questo umile lavoro di ricerca e di inchiesta, faccia vergognare chi ha permesso l’avvelenamento del nostro ambiente ed oggi possa redimersi affinché ciò non accada mai più”.
