Il governo guidato dalla leader Giorgia Meloni ha più volte assicurato che non intende eliminare definitivamente la misura del Reddito di Cittadinanza.
In una delle sue prime interviste da Presidente del Consiglio, la Meloni dichiarava «Dicono che FdI voglia colpire i percettori del RdC. Sappiamo bene cosa sia la povertà e per questo vogliamo combatterla. A nostro avviso il Reddito di Cittadinanza è una misura sbagliata perché mette sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo, chi ha bisogno di assistenza e chi di un lavoro. Intendiamo investire le risorse economiche con coloro che hanno bisogno di tutela, ovvero i pensionati in difficoltà, gli invalidi, gli over 60 e le famiglie privi di reddito e con figli minori a carico. Da parte nostra queste persone avranno ogni possibile sostegno. Le cose invece cambieranno per chi è tra i 18 ed i 59 anni ed in condizioni di lavorare, ovvero circa il 50% dei percettori. Queste persone saranno aiutate a trovare un lavoro, con il sostegno alle aziende che assumono. Noi diciamo no all’assistenzialismo da parte dello Stato, quindi sì ad una prospettiva di lavoro e benessere che dia una dignità alle persone». Si lavora ad una modifica del RdC passando per una “sintesi” tra le diverse posizioni dell’esecutivo. Il Reddito di Cittadinanza costa circa 10miliardi di euro all’anno e si punta a destinare questi soldi alle imprese, per ridurre il costo del lavoro, al fine di ottenere più posti di lavoro. La “sostanza” della bozza proposta dalla Lega: se il percettore non trova lavoro dopo 18 mesi, viene sospeso dal sussidio ed inserito per sei mesi in un percorso di politiche attive del lavoro. Se dopo 6 mesi la persona è ancora senza lavoro, potrebbe ottenere di nuovo il RdC, ma con un importo tagliato del 25% ed una durata ridotta a 12 mesi, durante i quali continuerebbe a fare formazione. Se anche dopo questo periodo il beneficiario non è entrato nel mercato del lavoro, verrà sospeso per altri sei mesi, passati i quali potrà chiedere per l’ultima volta il RdC, questa volta solo per sei mesi e per un importo decurtato di un altro 25%. Prenderà cioè la metà di quanto prendeva all’inizio. La riforma prevede poi che si decade dal diritto al RdC anche rifiutando una sola offerta congrua di lavoro, oggi sono due. Tre i fattori verranno considerati: la coerenza tra l’offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate; la distanza del luogo di lavoro dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico; la durata della fruizione del beneficio. Particolare attenzione al nucleo familiare che presenti persone con disabilità o figli minori. Nel contempo, da tutta Italia, continuano ad arrivare notizie di “furbetti” a cui la misura è stata attribuita senza che questi avessero i requisiti richiesti, non ultimi i 12 a Palermo, 71 a Novara, 17 a Genova, 662 a Napoli… Sara Pacitto
