La pedofilia, l’abuso sessuale del l’adulto nei confronti del bambino, per lungo tempo è stato considerato un tabù. Un argomento da “nascondere”, nel quale vive un misto di sentimenti: vergogna, rabbia, dolore, tristezza.

La criminologa Linda Corsaletti nel suo libro “Il forno delle streghe”, descrive la storia di Camilla, in modo semplice, pulito, riuscendo a scardinare il tabù della pedofilia, riuscendo a fare emergere uno dei peggiori reati che si possa immaginare dal retaggio di una mentalità vecchia, rurale.
La dott.ssa Corsaletti fin dalle prime pagine riesce a comunicare un messaggio importantissimo: riuscire a reagire agli avvenimenti avversi della vita, riuscire a denunciare certi eventi e riuscire a non vergognarsi e sentirsi in colpa per quel che succede …
Il libro racconta la storia vera di Camilla, un’infanzia segnata dagli abusi del signor Furio e un finale nel segno del riscatto.
Il libro è uscito ad aprile scorso, sta avendo un grande successo editoriale, è il primo libro di Linda Corsaletti e farà il suo ingresso anche nelle scuole. Si tratta di una storia personale, autobiografica con la quale l’autrice ha voluto lanciare un messaggio importantissimo, quello di rompere i tabù e gli stereotipi sulla pedofilia. Se ne parla pochissimo ed è uno di quei reati che rientra infatti nel
numero oscuro, non va a confluire nelle statistiche ufficiali. Spiega la dott.ssa “Noi non abbiamo mai la reale percezione di quanto sia pesante questo fenomeno nella società, perché se ne parla poco, perché le persone hanno paura di raccontarlo per lo stigma.“
È la storia di una bambina che a otto anni subiva abusi sessuali, ma per proteggere la famiglia dal dolore non parla. Non parla e ovviamente in questo modo l’abuso è stato perpetrato per diverso
tempo. Poi a un certo punto decide che in qualche modo deve salvarsi e fa un gesto disperato per poter far capire a chi le stava vicino che c’era qualcosa che non andasse e da lì finalmente si
interrompono gli abusi.
L’orco, il signor Furio è una persona che ruota intorno all’ambito familiare, ma non direttamente
appartenente alla famiglia.
“La storia è ambientata a Cerveteri dove ho vissuto e ancora vivo. Parlo anche di un luogo che è il mio rifugio, Colle di Lucoli in provincia dell’Aquila, è un paese terremotato. Quando ero piccola, in estate accadevano gli abusi. Poi venivo qui e trovavo la pace. La mia speranza è che il libro possa aiutare tante persone a uscire fuori dall’incubo che stanno vivendo. Spero che ciò dia il coraggio di parlarne, ma più che altro serve per prevenzione, perché i segnali di allarme che io descrivo in modo molto dettagliato nel libro, sono quelli più comuni sono quelli che un genitore può captare immediatamente prima che sia troppo tardi.”
“Quando sono diventata grande, continuavo a incontrare questa persona perché viveva proprio nel mio paese. Ho cercato di contattarla, volevo parlare con lui, perché ancora oggi ho dei punti
oscuri. Il cervello va in protezione, la rimozione ci salva, quindi ho rimosso tantissime cose e io volevo che lui mi rivelasse perlomeno la verità. Volevo che lui mi dicesse fino a che punto si spingesse.
In un momento nella vita si ha bisogno di sapere esattamente quello che ti è successo e l’unico che poteva aiutarmi era lui. E un giorno tornando dall’università mi viene comunicato che questa
persona è morta. Mia madre lo chiama orco. Mi dice “è morto l’orco” e lì ho capito che loro sapevano. Che sapevano e da dietro le quinte avevano fatto in modo di interrompere questi cicli di
abusi. Quindi ho capito tardi che non lottavo da sola, ma c’era dietro la mia famiglia che mi stava aiutando.”
“L’orco abita a Cerveteri in un casolare, dove mia nonna l’estate andava a trovare una sua amica. Fin da piccola ero molto appassionata al mistero e poi da quel momento in poi la mia “missione” è stata quella di capire la mente umana e dare una spiegazione a una cosa così brutta. Da grande ho scoperto che questa persona non abusava solo di me, ma anche di animali.
Ho fatto la tesi di laurea proprio sulla correlazione tra maltrattamento animale e pericolosità sociale, perché pedofilia e zoofilia sono strettamente correlate tra loro come parafilie e chi maltratta e abusa di persone, lo fa anche con gli animali, c’è proprio un riscontro scientifico. Come quello che è successo a me, quindi è stato un doppio shock per me sapere da grande che gli animali di questo casale dove io giocavo subivano la stessa sorte che subivo io.”
La scrittrice non fa pesare la brutalità della storia nelle pagine del suo libro, il suo è un messaggio <qualunque cosa nella vita ci possa accadere c’è sempre la possibilità di riscattarci. >
Da un male è nato un bene che è una cosa che bisogna sempre tener presente a livello di forza d’animo e di resilienza.”
“Di una cosa bisogna essere consapevoli, non se ne esce da soli e io ho fatto un percorso lungo
con un professionista che mi ha comunque aiutata a capire anche i risvolti nella vita che avrei avuto e che ho, perché non passa in qualche modo torna sempre a galla questa cosa che è successa.”
Ad un certo punto l’orco prende di mira anche le due sorelle gemelle e l’autrice per proteggerle “mi sono sacrificata al loro posto.”
“Non ho mai pensato di raccontare questa cosa orribile a mia madre, perché mi sentivo sbagliata io. Nonostante avessi avuto sin da piccola un grandissimo intuito, che è quello che oggi uso nella professione, io quel giorno mi sono fatta ingannare. Questa persona a pelle non mi piaceva, un giorno lui ha usato il mio punto debole che erano gli animali. Mi ha detto andiamo a dar da mangiare agli animali e io sono andata e mentre andavo ho capito che stava per accadermi qualche cosa. Ovviamente la mente di un bambino non ci arriva a capire quello che sta per accadere, però percepisci il pericolo. Io quel giorno al mio intuito non ho dato retta, per anni mi sono colpevolizzata.
Alla fine del libro la scrittrice spiega <se vi è venuto il dubbio che la bambina sono io, si è così>.
“Nella parte finale svelo il fatto che sia una storia personale e quindi è scritto proprio come un true
crime che in America va tantissimo come stile.
La prefazione del libro “Il forno delle streghe” è del noto psicologo clinico Fabrizio Quattrini e la postfazione del giornalista Fabrizio Peronaci.
Anna Ammanniti