FOCUS – Nuovo aumento del prezzo della benzina, sorpasso del diesel. Ecco perché

Alessandro Andrelli
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Caro carburanti, il gasolio costa più della benzina dopo il rincaro di questi ultimi giorni in tutti i distributori italiani.

Stando ai dati della Staffetta Quotidiana petrolifera, che rileva i prezzi nazionali dei carburanti, il gasolio costa ormai più della benzina in qualsiasi tipologia di distributore. I valori medi della benzina sono, infatti, di 1,765 euro al litro per il self-service e di 1,910 per il servito; quelli del gasolio, rispettivamente di 1,783 e 1,925. Lo scarto si riflette negli impianti delle principali compagnie, dove la benzina costa 1,766/1,953 euro al litro (sempre self/servito) e il gasolio 1,787/1,968. Le pompe bianche, dette anche no logo, seguono la medesima dinamica, con la verde a 1,760/1,827 euro e il gasolio a 1,773/1,838 euro. La corsa del gasolio non è, in verità, inedita, perché i suoi prezzi sono in crescita ormai da parecchio tempo: ma perché si è arrivati a questa situazione, che mette fuori gioco le diesel, già penalizzate per il loro presunto impatto ambientale? L’agenzia AdnKronos lo chiesto a Davide Tabarelli, presidente del centro di ricerche Nomisma Energia. “Ormai da mesi, diciamo da quando è iniziata la guerra in Ucraina”, spiega Tabarelli, “si è creata questa situazione, dovuta alla carenza di gasolio nel Mediterraneo, derivante dal fatto che sono venute meno, in anticipo sull’embargo previsto per gennaio, le esportazioni dalla Russia, il principale fornitore; la mancanza di prodotto non è stata compensata da esportazioni da Paesi come India e Stati Uniti, dai quali pure qualcosa arriva, e questo determina il rialzo dei prezzi”. Il problema si è sentito meno nei mesi di giugno e luglio e ora ha ripreso vigore: come mai? Colpa, magari, delle forti esigenze militari, in questi tempi di guerra e grandi manovre? Tabarelli nega questa spiegazione: “Non è per questo, perché le esigenze militari sono concentrate soprattutto in Russia, Paese che produce il gasolio che consuma, senza incidere sui mercati internazionali; la maggiore attività della Nato riguarda soprattutto il carburante aeronautico. Piuttosto, il fenomeno va inquadrato in un contesto mediterraneo e, quindi, anche italiano di minore produzione, dovuta alla riduzione della capacità di raffinazione. Il petrolio non si usa mai greggio, ma va raffinato e negli ultimi anni sono state chiuse tantissime raffinerie in Europa e negli Stati Uniti”. Un altro aspetto alla base del rincaro è l’andamento della domanda, che è tornata a crescere: “C’è stata una frenata”, commenta al proposito Tabarelli, “dovuta ai timori per la recessione americana e il rallentamento dell’economia cinese, che avevano limitato la corsa al rialzo dei prezzi, ora invece ripresa: si ripresenta, quindi, una situazione di squilibrio tra l’offerta e la domanda, tra la capacità di raffinazione e la crescita del fabbisogno petrolifero, che continua a salire in maniera stabile dopo la forte interruzione dovuta alla pandemia”. Secondo Tabarelli, invece, il calo di vendite di auto diesel e, di conseguenza, il minore consumo di gasolio non incide su queste dinamiche: “Non è così, perché permane una forte concorrenza nel sistema distributivo, dove i margini sono bassi; inoltre, il consumo di gasolio è legato soprattutto ai trasporti su gomma, che stanno andando molto bene e che, quindi, incrementano la domanda di prodotto”. C’è, infine, un altro aspetto da valutare in prospettiva: nei programmi di alcune delle coalizioni che si presentano alle elezioni del prossimo 25 settembre c’è anche l’eliminazione delle facilitazioni fiscali su prodotti ambientalmente non sostenibili, tra le quali potrebbe rientrare l’accisa sul gasolio, ora più bassa di quella applicata alla benzina. Se questo si verificherà, non essendo pensabile un riallineamento al ribasso ma solo al rialzo, il gasolio potrebbe subire un colpo definitivo… “Se ne parla da anni”, replica Tabarelli, “perché sono i partiti più ambientalisti che lo sostengono, ma credo sia una soluzione al momento improbabile, stante la spinta al rialzo dell’inflazione: aumentare l’accisa sul gasolio avrebbe un effetto negativo, in un momento in cui la vera crisi è quella relativa al gas”. Senza dimenticare che oggi godiamo di una riduzione momentanea delle accise, che costa allo Stato circa un miliardo di euro al mese di entrate fiscali e che il futuro governo dovrà decidere se prorogare, non essendo sostenibile a tempo indefinito. (fonte: Adnkronos.it)
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