Epatite C, ancora poca conoscenza e un grande sommerso. In occasione della Giornata Mondiale contro le Epatiti Virali, che si celebra oggi, “Gilead sciences” rinnova l’appello: l’unico modo per fermarla è informarsi e fare test.
“Can’t wait”, non possiamo aspettare per avere un mondo libero dall’epatite C. “Together we can make it happen”, insieme possiamo farlo accadere. È questo lo slogan scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la Giornata Mondiale di sensibilizzazione contro le epatiti virali, in particolare l’epatite C. Debellare l’infezione da HCV (il virus che causa l’epatite C) è oggi possibile grazie all’utilizzo di farmaci che agiscono direttamente sul virus e ne permettono l’eliminazione in oltre il 95% dei casi. Ma l’Italia è ancora lontana dal raggiungere l’obiettivo stabilito dall’OMS, ovvero l’eliminazione dell’HCV entro il 2030, soprattutto a causa di una scarsa conoscenza dell’infezione e dei fattori di rischio che ancora persiste tra gli Italiani. L’ultimo rapporto del SEIEVA, Sistema Epidemiologico Integrato delle Epatiti Virali Acute, restituisce una fotografia aggiornata dell’andamento dell’epatite C e dei fattori di rischio, da cui emergono dati importanti: in Italia, seppure in calo, si continuano a registrare nuove infezioni. Storicamente interventi chirurgici o trasfusioni rappresentavano alcuni dei principali fattori di rischio, ma oggi grazie all’introduzione di protocolli di sicurezza molto elevati, le probabilità di infezione da HCV legate a questi fattori sono ridotte al minimo. In diminuzione, ma comunque rilevante, è il rischio legato a trattamenti di bellezza, come manicure e pedicure, tatuaggi e piercing con strumentazioni non monouso o non sterilizzate in modo appropriato. In lieve aumento il rischio di contagio legato a rapporti sessuali non protetti e possibile, anche se basso, quello fra i conviventi con pazienti positivi all’HCV a causa della condivisione di strumenti come lo spazzolino o il rasoio. Il fenomeno del sommerso è purtroppo molto rilevante: in Italia si stima ci siano ancora 100.000 persone con malattia di fegato avanzata causata da un’infezione da HCV attiva e non diagnosticata, la maggior parte di età compresa fra i 60 e i 70 anni, e altri 280.000 individui con infezione da HCV attiva con età media di 46 anni, che non sanno di avere la malattia in quanto asintomatica. “L’infezione purtroppo rimane a lungo silente e quindi chi è infetto senza saperlo può essere veicolo di contagio per anni. Se vogliamo debellare l’epatite C dobbiamo agire con campagne mirate, sia sulle popolazioni più a rischio sia nella popolazione generale”, sottolinea Alessandra Mangia, responsabile dell’Unità di Epatologia dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico ‘Casa sollievo della Sofferenza’ di San Giovanni Rotondo in Puglia. “Sarebbe importante, inoltre, che le persone over 50 con patologie croniche si sottoponessero al test perché l’epatite C, che decorre asintomatica per decenni, può avere come conseguenza lo sviluppo di altre patologie, per esempio il diabete di tipo 2”, conclude la dr.ssa Mangia. Oggi l’epatite C è curabile: curare l’infezione non solo impedisce alla malattia di progredire fino ad arrivare alla cirrosi o al tumore del fegato, ma può migliorare anche alcune delle problematiche extraepatiche che spesso si presentano insieme ad essa, come ad esempio il diabete di tipo 2, alcune malattie cardiovascolari, renali e neuropsichiatriche. Alla luce di queste evidenze scientifiche e della necessità di far emergere le infezioni sommerse, a maggio 2021 è stato introdotto, all’interno del cosiddetto Decreto Milleproroghe, lo screening nazionale per l’eliminazione del virus HCV: tutti i nati fra il 1969 e il 1989, le persone seguite dai SerD (Servizi per le dipendenze patologiche) e i detenuti possono eseguire gratuitamente il test per verificare la presenza del virus. Per sensibilizzare la popolazione, favorire una corretta informazionesull’epatite C e far emergere il sommerso, nel 2020 Gilead Sciences ha lanciato la campagna “C come Curabile”, che si arricchisce ogni anno di nuovi strumenti e contenuti: sul sito www.ccomecurabile.it , sono disponibili dati, ricerche, notizie, interviste agli operatori sanitari sulle ultime novità in termini di prevenzione e cura dell’infezione da HCV. “Per Gilead quello contro le epatiti virali è un impegno importante e costante: da oltre 20 anni sviluppiamo soluzioni per migliorare la vita dei pazienti. Grazie ai nostri farmaci la storia dell’epatite C’è cambiata radicalmente, ma da soli i farmaci non bastano: dobbiamo continuare a impegnarci per diffonderne la conoscenza, promuovere i test per l’individuazione delle persone positive, così da arrestare la diffusione del virus e favorire l’accesso alle terapie a tutti coloro che ne hanno bisogno. Per questo, accanto all’impegno nella ricerca e sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative, da sempre lavoriamo a stretto contatto con le comunità per la promozione della salute”, dichiara Cristina le Grazie, direttore medico di Gilead Sciences. SaP
