(di Anna Ammanniti) Fabio Salamida, giornalista, è nato a Napoli e vive a Roma, dove da anni racconta quello che accade nei palazzi del potere. Si occupa di politica, attualità e comunicazione. Dal 2021 è la spalla radiofonica di Selvaggia Lucarelli ne “Le mattine di Radio Capital”.
In una notte romana possono succedere tante cose strane, come per esempio un vecchio tram fuori servizio che torna a viaggiare per un’ultima corsa fuori programma. “L’ ultimo tram. Storie tragicomiche di un’Italia al capolinea” è il libro scritto da Fabio Salamida, nel quale descrive cosa può succedere attraversando i quartieri di Roma, seduto su quel vecchio tram che raccoglie, uno dopo l’altro, alcuni curiosi personaggi. Maria Elena Bianchi, la bella scrittrice che sognava di raggiungere la gloria con le sue poesie, e invece si è trovata, come in un brutto sogno, a scalare le classifiche con un libro satirico dal titolo #RenziFaiSchifo.O come l’onorevole Sartini, che da tempo prova a combattere quella che per lui è una battaglia di civiltà: una legge che abolisca, finalmente e per sempre, il Molise. C’è posto per tutti sul misterioso tram notturno: sovranisti, populisti, complottisti, feticisti, ma anche persone che lottano per continuare a sognare, per potersi innamorare, per difendere i loro diritti. Fabio Salamida affronta temi importanti come l’attualità, la politica e i personaggi che ne animano le “gesta” in modo ironico, intelligente e spesso geniale. Non c’è che dire la nomina di “fustigatore” più apprezzato della nostra classe politica è più che guadagnata e meritata! Da dove nasce l’idea di scrivere “L’ ultimo tram. Storie tragicomiche di un’Italia al capolinea”? È stata la prima volta che mi sono confrontato con la cosiddetta scrittura creativa, l’ho fatto perché a un certo punto la Salani mi cerca mi dice: “A noi piace molto quello che scrivi sui social, ci piace molto il tuo modo di approcciare con la politica, con i temi di attualità”. E mi propongono di scrivere un romanzo. Finora avevo scritto saggi sulla comunicazione politica anche divertenti ed ironici, però mai un romanzo, mai invenzione pura se vogliamo! Nel momento in cui parlavo, mi è tornata in mente una cosa a cui avevo pensato da giovane, quando avevo diciassette anni. Avevo pensato di ambientare una storia dentro un vecchio tram, quello che passava a San Lorenzo, il 30 notturno. Io quel tram lo prendevo quando mi si rompeva il motorino per andare a trovare qualcuna delle mie fidanzatine. Mi piaceva vedere la gente che salutava o che scendeva, per cui all’epoca mi venne l’idea di ambientare dei racconti dentro questo tram. Nasceva quasi come una pièce teatrale! Ho immaginato la sagoma di un tram con i passeggeri e dall’altra parte della scenografia c’era un flashback sulla vita di queste persone, a me piace molto osservare le persone e immaginare un po’ la loro vita. Il romanzo si fonda su questo tram che attraversa Roma da Piazza Risorgimento a Centocelle, quindi dal centro alla periferia e sopra questo tram salgono dodici personaggi che rappresentano varie stratificazioni sociali. Alcuni salgono dai quartieri centrali, altri dai quartieri periferici, ognuno ha la sua storia, sono tutte storie come dice il sottotitolo tragicomiche, perché c’è del tragico di fondo, poi diventano anche molto divertenti, volendo anche quasi fantozziane e sono degli spaccati della nostra società. Quello che ho cercato di fare, essendo un giornalista che si occupa di attualità, è di far entrare appunto l’attualità dentro queste storie e l’ho fatta entrare come una caricatura. Un po’ come le vecchie vignette di Forattini su Repubblica, quelle sui politici dell’epoca, per intenderci come ad esempio quella di Spadolini. Ho cercato di fare più o meno la stessa cosa con i politici di oggi. Con una difficoltà in più, Spadolini era una persona seria, aristocratico un grande intellettuale. E poi hai Salvini, quindi fai la caricatura di uno che dice “Adesso vado da Putin e vado a fare la pace in Ucraina” ed è già ridicolo di per sé. Farlo diventare più ridicolo è impresa epica! Penso di esseri riuscito però, a un certo punto ci sono anche delle scene di sesso con Salvini! Questo è un libro molto “bipartisan” se vogliamo. Ridicolizzo un po’ tutti, c’è una sorta di par condicio della “ridicolizzazione”! Qualcuno di questi politici, di questi personaggi raccontati nel tuo libro, ha commentato qualcosa, ti ha contattato? I personaggi diretti, i leader loro no. Alcuni parlamentari di vari partiti l’hanno letto, mi hanno scritto in privato, mi hanno chiamato e mi hanno detto “Ho letto il libro, mi è piaciuto da morire, però calcola che non lo potrò mai dire in pubblico”, è un libro scomodo per la politica. Si sono riconosciuti nei personaggi o hanno fatto fatica? Alcuni, un parlamentare si è proprio riconosciuto perché gliel’ho detto “guarda sei te”, però lui è un personaggio positivo e alla fine esce come un personaggio positivo. I leader non lo so, non so se Renzi, Salvini, Meloni, si sono riconosciuti perché non so se l’hanno letto, però la verità è che i loro parlamentari si sono molto divertiti, così come molti colleghi giornalisti! Una collega di Repubblica, mi ha detto “Hai superato Benni, il tuo libro è veramente geniale”. Quando lo hai scritto? Ho iniziato a scriverlo a maggio del 2021, poi ho scritto molto durante l’estate e a settembre ho buttato via tutto. Non mi convinceva, era troppo melodrammatico, troppo teatrale, scritto bene, ma a un certo punto anche confrontandomi con Salani, ha detto “È bello, mi piace molto, ma è poco salamidiano”! Quando lui ha usato il termine salamidiano gli ho detto “Mi stai dicendo in maniera garbata che devo essere un po’ più minchione?” e lui mi ha detto “Non avrei usato questo termine, però manca quel tuo taglio diciamo dissacrante, ironico, anche eccessivo talvolta”. E allora sì, ho preso quelle storie scritte e le ho stravolte! Le hai ironizzate un po’ di più? Le ho estremizzate un po’ di più, ho fatto molto più satira, ho spinto di più su alcuni lati di questi personaggi. Ci sono personaggi sia inventati che reali che appaiono sotto forma di caricature. È un libro dove i temi seri sono trattati con la giusta serietà, quando serve, ma poi vengono anche ridicolizzati quando c’è da ridicolizzarli! Che messaggio vorresti dare a questi personaggi nella vita reale? Loro rappresentano un po’ tutto quello che noi viviamo e che abbiamo vissuto. Ci sono entrati anche i no-vax, ci sono entrati anche gli ambientalisti ed altro. Nel libro si parla di diritti, di personaggi che parlano di diritti. Si parla di sesso e anche del modo in cui noi affrontiamo la sessualità. Oggi siamo abituati a essere “politicamente corretti” con tutte le sfaccettature della sessualità. Tra le persone normodotate c’è qualcuno che tende comunque a considerare non normale una serie di abitudini sessuali. Quindi ad esempio ho voluto raccontare la storia di due scambisti, perché per esempio la promiscuità di coppia è qualcosa che è ancora un tabù. Tabù anche a sinistra tra le persone più aperte. Lì è stata una delle parti in cui ho voluto proprio calcare un po’ di più, perché si tende a essere molto corretti con quello che riguarda gli altri, ma un po’ meno con quello che ci riguarda da vicino. Mentre appunto il matrimonio di Paola Turci e Francesca Pascale ha portato tutti a dire “va beh lasciatele perdere sono persone normali che vogliono sposarsi” se invece parliamo di noi stessi, che magari andiamo all’Olimpo Club per cercare una serata sopra le righe, tendiamo a nasconderlo. Vergognarsi? Si, invece è normalità anche quella, molto più diffusa di quanto pensiamo. Per esempio raccontare la storia di una coppia che diventa scambista e che impara a diventare scambista è una cosa molto importante dal punto di vista della liberà, perché comunque anche questa è libertà! Alla fine anche questa è libertà, perché vergognarsi? Assolutamente! Ho cercato da questo punto di vista di destabilizzare un po’ il lettore. Dal momento in cui questo personaggio che è un militante della Lega, fa tutto un percorso di vita che passa in una serie di sogni erotici, in cui il protagonista è Matteo Salvini. Cerco di far capire che anche il percorso di vita, il suo capire o non capire che una propaganda gli sta condizionando il pensiero, può essere qualcosa di molto intimo, qualcosa che passa anche attraverso la propria vita intima ed è il motivo per cui da questo punto di vista i social sono degli strumenti che rischiano di diventare molto negativi, perché sui social di intimo non c’è più nulla. Sembra che l’intimità la schiaffiamo davanti a tutti, ma non è vero, perché mostriamo solo quello che vogliamo. Io parlo molto di social, parlo molto di nuove tecnologie nel libro. È uno degli argomenti ricorrenti di tutti i capitoli. A proposito di social, cosa ti piacerebbe cambiare e come pensi si possa uscire dalla rete di violenza, di odio, di bullismo che ultimamente, sarà pure complice la pandemia, fa sentire questo odio di tutti nei confronti di tutto. Hai visto i no-vax, addirittura adesso pure i no-siccità, una cosa impressionante. Secondo te come possiamo uscire da questa rete dell’odio? La verità è che non c’è nulla di nuovo in tutto questo. Nel senso che lo scemo del villaggio è sempre esistito. Il problema è che adesso attraverso questi canali, loro si sentono da un certo punto di vista di più di quello che sono. Il fatto che loro si possono sentire una massa dipende proprio dalle tecnologie e dai social. In un capitolo parlo dei no-vax, perché mi sono messo a sentire le loro chat vocali di Telegram e dicono cose fuori dal mondo. Tra l’altro quella è una parte che ho potuto romanzare ben poco, perché quello che dicevano, è quello che dicono nella realtà! Fa molto ridere però se pensi che queste cose le credono sul serio. Allora il problema è che queste persone che normalmente non potevano comunicare tra loro, perché uno stava in provincia di Bari e uno stava in una provincia di Torino, adesso possono comunicare, possono sentirsi una rete. Comunque sono sempre pochi, perché parliamo di una minoranza di persone. Però questo sentirsi branco in un luogo virtuale li aiuta a fare appunto branco e quindi diciamo a essere organizzati per fare una shitstorm, per esempio sulla pagina di un giornalista. Poi è una cosa senza senso, si sa già che i commenti verranno cancellati, però loro si sentono branco, si sentono dei guerrieri che stanno andando in guerra contro lo stato i poteri forti! Si sentono pure coraggiosi! Con coraggio affrontano il mondo che non la pensa come loro. Racconto la storia di uno di loro che diventa così perché vive un trauma, molto forte. Ha questa perdita molto importante nella sua vita, la perdita di una persona che lo riportava nel razionale, ogni qual volta lui usciva dal pensiero razionale. Questa persona muore e lui diventa piano piano complottista, terrapiattista, no-vax ecc. Finisce in questo gruppo, fino a che non viene bannato perché succede una cosa. Allora poi la storia da molto tragica diventa molto divertente. Io dico guardate che queste persone, questa roba che c’è nella società, a parte che sono un branco virtuale, ma soprattutto dobbiamo andare a capire perché una persona diventa così, perché una persona arriva rifiutare così tanto la realtà in questi giorni. Perché arrivi a rifiutare la realtà a tal punto da dire che tutto quello che il mondo razionale considera vero non lo è. È un fenomeno che ho cercato di raccontare. Un messaggio ai tuoi lettori, ai tuoi followers Un romanzo non deve avere uno scopo, non deve essere qualcosa che ti insegna a vivere o ti insegna qualche altra cosa. Ho voluto semplicemente raccontare l’Italia come la vedo io, attraverso delle storie. Non prendete troppo sul serio queste storie, questi personaggi, prenderli troppo sul serio sarebbe sbagliato. Però non consideratele neanche come qualcosa da prendere sottogamba, perché in mezzo a quei racconti, in mezzo a quelle storie c’è, ci siamo noi con i nostri limiti, con le nostre nevrosi, ma ci siamo noi anche con le nostre eccellenze, perché io ho cercato in questi personaggi di far uscire la parte migliore e anche … peggiore! Ecco ragioniamo su queste parti, sul meglio e sul peggio di quello che siamo, perché solo avendo consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre eccellenze, probabilmente il Paese potrebbe uscire da questo perenne stato di capolinea in cui vive. Anche qui il capolinea non considerarlo mai un punto di arrivo, perché il capolinea può essere anche un punto di partenza! “L’ ultimo tram. Storie tragicomiche di un’Italia al capolinea” di Fabio Salamida un libro sicuramente da leggere e da tenere nella libreria in salotto. Anna Ammanniti
