“Credo che la Procura dovrebbe prendere in considerazione il fatto di dover comparare le impronte digitali di Tonino Cianfarani, omicida di Samanta Fava, uccisa nel 2012, con quelle rinvenute sul nastro adesivo che chiudeva la bocca di Serena Mollicone. L’omicidio per il quale Cianfarani (oggi deceduto ndr) è stato condannato al carcere, è assonante per modus operandi a quello di Serena”. A tre giorni dal verdetto di assoluzione, per mancanza di prove, dei cinque imputati per la morte della studentessa di Arce avvenuta nel 2001, il criminologo Carmelo Lavorino, a capo del pool di difesa della famiglia Mottola, sostiene in un video pubblicato su youtube, di “voler collaborare fattivamente all’individuazione del colpevole”.
I suoi assistiti, Franco, Anna Maria e Marco Mottola, rispettivamente padre, madre e figlio, sono finiti sotto processo presso il tribunale di Cassino, con l’accusa di omicidio volontario ed occultamento di cadavere. Con loro anche due carabinieri che all’epoca dei fatti erano subalterni al maresciallo Mottola, comandante della stazione dei Carabinieri di Arce. Venerdì sera, poco dopo le 19.30, il presidente della Corte d’Assise del tribunale di Cassino, Massimo Capurso, ha letto il verdetto di assoluzione per tutti e cinque gli imputati. Una decisione contro la quale la Procura di Cassino ha annunciato ricorso in Corte d’Appello. an
