La scelta di vaccinare giovani e bambini contro il Covid con siero mRNA rappresenta sicuramente un vantaggio per la profilassi vaccinale, ma è necessario anche valutarne i rischi e, semmai, come ridurli.
Sul sito ufficiale dell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma si legge che le indagini di questi anni “hanno evidenziato la possibilità di un aumento di casi di miocardite e pericardite. È difficile però stabilire un collegamento diretto e certo con la vaccinazione anti Covid-19”, tuttavia “dato che il rapporto beneficio-rischio individuale nei bambini e negli adolescenti è minore rispetto agli adulti, è necessario considerare ancor più attentamente la sicurezza dei vaccini anti Covid-19 in questa fascia di età”. Il panorama medico/scientifico è concentrato sulle reazioni, studi in costante aggiornamento, che comprendono ogni singolo sintomo come anche l’insorgenza di miocarditi e pericarditi successive ad infezione da Covid-19 o dopo vaccinazione in età pre-adolescenziale ed immediatamente dopo. Una recente ricerca canadese coordinata da Lisa Hartling, dell’Università dell’Alberta ad Edmonton, pubblicata sul British Medical Journal riporta rilevanti considerazioni. Lo studio prende in esame oltre 8.000 casi, conferma la sostanziale rarità dei casi di infiammazione del miocardio e del pericardio dopo vaccinazione, comunque inferiori a seguito di infezione da Covid. L’analisi dei dati contempla due più importanti osservazioni: i casi di miocardite e pericardite sono più alti tra i giovani maschi subito dopo una seconda dose di vaccino a mRna. Inoltre, a fronte di quadri cardiaci sostanzialmente lievi, si sottolinea come il rischio di miocardite o pericardite potrebbe calare allungando ad almeno un mese l’intervallo tra prima e seconda dose. In particolare, i risultati mostrano che i tassi di miocardite dopo i vaccini con mRNA sono più alti negli adolescenti maschi e nei giovani adulti maschi: 50-139 casi per milione tra i 12 ed i 17 anni e 28-147 casi per milione tra i 18 ed i 29 anni. Per ragazze e ragazzi di età compresa tra i 5 e gli 11 anni e femmine di età compresa tra i 18 ed i 29 anni, i tassi di miocardite dopo la vaccinazione con vaccino Pfizer in particolare potrebbero risultare inferiori a 20 casi per milione. Ancora: per le persone di età compresa tra 18 e 29 anni, la miocardite è probabilmente più alta dopo la vaccinazione con Moderna che con Pfizer e per i soggetti di età compresa tra 12 e 39 anni, i tassi di miocarditi o pericarditi potrebbero essere inferiori quando la seconda dose viene somministrata più di 30 giorni dopo la prima dose. I dati specifici per i maschi di età compresa tra 18 e 29 anni indicano che l’intervallo tra le somministrazioni potrebbe dover aumentare addirittura a più di 56 giorni per ridurre sostanzialmente i tassi di queste condizioni. In conclusione, per limitare i rischi, meglio distanziare le somministrazioni vaccinali. Così il prof. Giancarlo Icardi, direttore del Dipartimento di Igiene dell’Università di Genova “Questa informazione può essere molto utile, nell’ottica di procrastinare la seconda dose: siamo costantemente aggiornati in base alle evidenze scientifiche per aggiornare le schedule vaccinali in questa fascia d’età. Va comunque detto che queste indicazioni potranno essere utili soprattutto per eventuali booster che verranno proposti in futuro, visto che ormai sono davvero pochi i soggetti tra i 18 e i 29 anni che debbono ricevere la seconda dose. E non bisogna dimenticare che già oggi, per la cinetica anticorpale, i booster vengono proposti dopo 120 giorni dal richiamo precedente o da un’infezione naturale”. C’è da aggiungere che gli studiosi canadesi non mancano di richiamare la necessaria attenzione sull’osservazione nel tempo, fondamentale per definire una prognosi a lungo termine del quadro cardiaco: “una sorveglianza continua della miocardite dopo i vaccini a mRna, specialmente in età più giovane, dopo la terza dose ed eventuali le dosi successive e, nei casi precedenti, per supportare il processo decisionale continuo per eventuali booster vaccinali per Covid-19”. Icardi aggiunge “In questo senso in Italia esiste già la “vigilanza” vaccinale, anche oltre il vaccino per Sars-CoV-2. Si tratta comunque di un processo che richiede la segnalazione da parte della persona. Per miocarditi e pericarditi è importante che il medico entri nel percorso di controllo, come del resto viene indicato con i moduli che sono consegnati e che avvertono su eventuali sintomi da monitorare e riferire al curante nel periodo successivo alla somministrazione del vaccino, per stabilire poi un percorso di monitoraggio per chi ha reazioni come miocarditi o pericarditi”. Ricordiamo che la pericardite è l’infiammazione della membrana che protegge il cuore, tra i cui sintomi ci sono dolore, alterazioni del ritmo cardiaco con l’aumento dei battiti, sensazione di malessere. La miocardite è legata all’infiammazione acuta delle cellule del miocardio, che è il tessuto muscolare cardiaco, si manifesta con sintomi che vanno dalle palpitazioni con aumento della frequenza dei battiti cardiaci fino a senso di oppressione al torace, in qualche caso con presenza di febbre e tosse. Sara Pacitto
