Ivan Magnani è nato a Ferentino, ma è cresciuto tra Anagni e Frosinone, nella città dei papi il papà aveva la carrozzeria e dove ha giocato a calcio. Attualmente vive e lavora a Roma. È autore del libro “Piacere, Ivan Magnani. Vita da Arbitro”, è stato arbitro di calcio, dirigendo partite fino alla serie C. Dal 2014 è formatore nazionale.
L’autore spalanca una finestra sulla cultura calcistica, portandoci alla scoperta di quelle curiosità che avvolgono il mondo degli arbitri di calcio. Il libro è nato dall’intenzione di far conoscere il mondo arbitrale, cosa c’è dietro ogni singolo ragazzino che intraprende
questo sport. Ivan racconta la sua esperienza, la sua vita nel mondo del calcio, i suoi ricordi da bambino, quando correva dietro ad un pallone sopra un campo spelacchiato e poi la passione e il desiderio di vestire la casacca da direttore di gara.
“La mia vita è stata scandita, più che da anni, da stagioni calcistiche. Sui campi di gioco, come arbitro; poi all’estero, poi di nuovo qui, passando dall’Esercito alla Polizia, ma mantenendo sempre fede al sogno che avevo da bambino, quello arbitrare …”
“A me piacerebbe far conoscere il mondo arbitrale, cosa c’è dietro ogni singolo ragazzino che intraprende questo sport. Il libro è nato con la pandemia, quando ho visto che gli adolescenti si sono lentamente ritirati. La mia storia spero serva per ridare uno slancio ai giovani e far conoscere a chi ruota intorno al calcio, cosa si cela dietro ogni bimbo nostro.”
— Il sogno dei bambini è quello di diventare grandi calciatori, perché hai scelto invece di diventare arbitro?
Ho sempre giocato a calcio, non c’era un campo o un appezzamento di terra che non sia stato calpestato dalla mia generazione con un pallone tra i piedi. Poi la folgorazione, vidi mio padre arbitrare e me ne innamorai. Avevo forse 12 anni. A 15 feci il corso e dopo 4 mesi ero in campo in divisa. Anche se non ho mai smesso di calciare il pallone con gli amici.
— Perché hai deciso di scrivere questo libro e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?
L’idea del libro è nata durante la pandemia quando ho visto gli adolescenti sparire lentamente e ritirarsi dalla società. Il termine usato per definire questo fenomeno è Hikikomori. L’ho notato anche con i miei ragazzi arbitri e non potevo non fare niente, ho un dovere morale nei loro confronti. Così ho pensato, ma supportato da Federica e Denise, di scrivere una storia e perché no, la mia storia. Vorrei che il messaggio arrivasse ai giovani, che da grandi delusioni nascono grandi trionfi, che i sacrifici sono necessari per realizzarsi. Vorrei che arrivasse a tutti quei genitori che puntualmente sono presenti alle partite di calcio, che anziché insultare l’arbitro potessero dare una pacca sulla spalla, come fanno con i loro figli. Questo è il mio primo libro e forse, chissà, avrà un seguito.
— Cosa ci sente quando dagli spalti arrivano insulti? E tu che sei in campo hai mai notato qualche giocatore vergognarsi per un genitore che ti stava insultando?
Il mio sogno è quello di assistere ad una festa di sport ad ogni gara, sarà una chimera, ma provarci non costa nulla. Purtroppo il calcio è diventato uno sfogatoio, dove chiunque può sfogare la sua repressione. Del resto è si lo sport più seguito, è il più semplice da seguire. Non serve conoscere le regole per guardare una partita di calcio, cosa che non avviene per gli altri sport. Tanto è che le violenze scemano dove la cultura aumenta. Detto ciò è aberrante assistere a genitori che insultano un 14enne che magari sta arbitrando la sua prima gara, dove nella stessa gara c’è figlio coetaneo dell’arbitro che gioca. L’arbitro solitamente tende ad isolare tali insulti ma purtroppo, soprattutto agli inizi, sulle tribune sono i genitori stessi che sono costretti a subire tale moda, costume tipicamente italiano. Sinceramente i piccoli calciatori si vergognano dei propri genitori, ma se l’abitudine familiare è quella, nel giro di poco, anche per loro diventerà un’abitudine. È un problema sociale purtroppo.
“Piacere, Ivan Magnani. Vita da Arbitro”, un libro che sicuramente non può mancare nella libreria di ogni sportivo.
Anna Ammanniti
