Fontana Liri/Arce – Insieme, in attesa della sentenza: tanti lumini per far luce sulla verità. Giustizia per Serena

Irene Mizzoni
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Nella giornata di domani, venerdì 15 luglio, verrà pronunciata la sentenza di primo grado relativa all’omicidio della studentessa di Arce Serena Mollicone: dopo 21 anni di misteri e depistaggi, si confida nei giudici della Corte d’Assise del Tribunale di Cassino.

Giustizia per Serena, giustizia per papà Guglielmo che, fino alla fine dei suoi giorni, si è battuto con tutte le sue forze per la verità. Presso il Tribunale di Cassino, venerdì è previsto un breve intervento di replica del difensore dei Mottola e poi, se vorranno, gli imputati potranno fare spontanee dichiarazioni. La Corte d’Assise entrerà poi in camera di consiglio; la lettura della sentenza è prevista nel tardo pomeriggio. Francesco Di Rienzo l’operatore di Protezione Civile che coordinò le ricerche che permisero il ritrovamento della povera Serena, nel pomeriggio di venerdì si recherà sul luogo del rinvenimento in attesa della sentenza. Dalle ore 20:00 tutti i presenti accenderanno i loro lumini, per Serena, una luce per la giustizia, una luce sulla verità. Tutti sono invitati a partecipare. Il volontariato Francesco donerà a Serena la maglia della Protezione Civile che indossava il giorno delle ricerche, quando ha individuato il corpo della studentessa, ormai senza vita. Ricordiamo che Serena aveva 18 anni, venne trovata cadavere in un boschetto tra Arce e Fontana Liri, in località Fontecupa, il 3 giugno del 2001, ma la sua morte sarebbe avvenuta due giorni prima. Il Pubblico Ministero, dr.ssa Maria Beatrice Siravo, in sede di repliche, ha insistito “Gli imputati sono tutti colpevoli”, a vario titolo. Una convinzione maturata alla luce degli indizi raccolti, delle numerose testimonianze e, soprattutto, di quanto scientificamente dimostrato: l’ammaccatura sulla porta della caserma dei Carabinieri di Arce è perfettamente compatibile con la testa della giovane vittima. Prove che hanno portato il PM a chiedere 30 anni di reclusione per l’ex maresciallo Franco Mottola, all’epoca comandante della stazione dei Carabinieri di Arce, 24 anni per il figlio Marco, 21 anni per la moglie Anna Maria, tutti accusati di omicidio volontario ed occultamento di cadavere; 15 anni per il luogotenente Vincenzo Quatrale, accusato di concorso in omicidio volontario ed istigazione al suicidio del collega brigadiere Santino Tuzi, e 4 anni per l’appuntato scelto Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento personale in omicidio volontario. Per il Pm Maria Beatrice Siravo, il primo giugno 2001, Serena Mollicone sparì da Arce perché si era recata presso la caserma dell’Arma, per recuperare dei libri che aveva lasciato nell’auto di Marco Mottola, dopo che quest’ultimo le aveva dato un passaggio. A quel punto la ragazza avrebbe discusso con il figlio del maresciallo, che le avrebbe fatto battere con violenza la testa contro la porta di un alloggio in disuso interno alla stazione, in uso alla famiglia del maresciallo. A scuola la 18enne aveva detto che ad Arce il problema della droga non si sarebbe mai risolto, essendo lo stesso Marco uno spacciatore ed essendo per tale ragione tutto coperto dal padre maresciallo. Credendo che la ragazza fosse morta a causa della botta contro la porta, invece priva di sensi, i Mottola l’avrebbero portata in un boschetto ad Anitrella, frazione del vicino comune di Monte San Giovanni Campano, dove, resisi conto che era ancora viva, l’avrebbero soffocata. Da quel momento sarebbero iniziati i depistaggi, cercando prima di far ricadere i sospetti su papà Guglielmo e poi sul carrozziere Carmine Belli, finito in carcere da innocente. Proprio papà Guglielmo raccolse però delle voci, in base alle quali il brigadiere Santino Tuzi aveva detto di aver visto entrare Serena in caserma il giorno della sua scomparsa e di non averla vista uscire. Riaperte le indagini, Tuzi confermò ma poi, secondo gli inquirenti, si tolse la vita perché pressato dai colleghi. Sara Pacitto
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