Arpino – Un sogno, una speranza, una volontà che s’infrange contro un muro. È l’addio alla locale squadra di calcio?

Sara Pacitto
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Il calcio è uno sport che ha regalato tante soddisfazioni a livello locale: negli anni, le diverse squadre che si sono avvicendate hanno dato il loro massimo impegno per continuare ad entusiasmare, emozionare, coinvolgere.

La speranza di continuare ad esserci, nonostante le innumerevoli difficoltà, nonostante la poca considerazione, nonostante la mancata disponibilità. Lo sfogo del preparatore sportivo Stefano Parisi, condiviso sui social: «”Atletico Arpino”, come in tutte le cose, c’è un inizio ed una fine. 2015/2022, sette anni di gioie, sofferenze, arrabbiature, notti insonni, momenti di allegria indimenticabili. Da due mesi che stiamo chiedendo collaborazione e sostegno, ma niente da fare, ad Arpino si preferisce altro al calcio. Noi, vecchia guardia, siamo cresciuti sui campi, la nuova generazione sembra sia più occupata al bar e sui social. Mi sento di ringraziare Ennio Marchione, Mario Battista, Romeo Rea e Fabrizio Casinelli, persone che, come il sottoscritto, hanno dentro il cuore tanta onestà e passione per il calcio. Noi ci abbiamo provato, sotto a chi tocca». Non solo le istituzioni latitanti, la “denuncia” più preoccupante fa riferimento ai giovani: in maniera univoca mister Parisi si rivolge alle nuove generazioni “più occupate al bar e sui social”. Una riflessione che non dovrebbe essere considerata un attacco bensì uno stimolo, a risvegliarsi, a vivere, a non lasciarsi annichilire da certe male abitudini, che non portano a nulla se non a danni. E le famiglie? Quando ci renderemo conto che i nostri figli si stanno arrendendo dinanzi la nostra indifferenza, la nostra distrazione. Ancor prima di noi, i ragazzi stanno rinunciando a costruire il futuro: quando noi genitori torneremo a star loro vicini, per sostenerli, per incoraggiarli, per fargli ritrovare i rispettivi obiettivi? Sotto il post dell’allenatore, con un commento rincara Fabrizio Casinelli, giornalista, direttore responsabile del Radiocorriere TV «Cari bambini e ragazzi di Arpino, noi ci abbiamo provato a regalarvi il sogno di giocare al calcio. Mario, Romeo, Ennio e soprattutto il Presidente hanno fatto tutto il possibile per farvi giocare, hanno sacrificato la loro vita privata. Non ci sono colpevoli, ma solo vittime e quelle siete voi, cari bambini, a cui mi sento di chiedere scusa». L’amico Rocco aggiunge «Purtroppo in molti attribuiscono la responsabilità ad una evoluzione tecnologica, io la vedo esclusivamente come una involuzione umana. Non abbiamo più rapporti, non comunichiamo più, non esistono più gruppi di ragazzi in grado di condividere una passione, di costruire insieme qualcosa. Da sportivo mi sento solo di ringraziare voi, per l’impegno profuso, per aver coltivato un’ultima speranza. Come dico da tanto tempo, il futuro del calcio è africano, loro hanno fame e poca tecnologica, ma più di tutto, hanno dei valori che noi ormai abbiamo perso». Abbiamo voluto riportare questa “notizia” affinché sia spunto di riflessione, per i giovani si, ma anche e soprattutto per le famiglie dei giovani. Sara Pacitto
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