Provincia – Lezione di legalità ai giovani imputati con la “messa alla prova” (FOTO)

Anna Ammanniti
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Sperare in un futuro diverso e lavorare per cambiare direzione, riportare la propria vita sulla retta strada, quella della legalità. È questo l’obiettivo primario della “messa alla prova”, lavorare sulla propria condotta per dimostrare che c’è stato un incidente di percorso e si è disposti a rimediare mettendosi “alla prova”.

È noto come le dipendenze siano spesso causa di azioni illegittime. La dipendenza, qualunque essa sia (droga, alcol, gioco d’azzardo) è una condizione in cui l’abitudine di consumare una determinata sostanza, o di assumere determinati comportamenti, diventa una necessità che si trasforma in una situazione patologica, portando l’individuo a perdere del tutto il controllo su di essa. La messa alla prova è una forma di probation giudiziale innovativa nel settore degli adulti che consiste, su richiesta dell’imputato, nella sospensione del procedimento penale nella fase decisoria di primo grado per reati di minore allarme sociale. La richiesta della messa alla prova prevista e disciplinata dall’art. 168 bis c.p.p., può essere formulata dall’imputato personalmente o a mezzo di procuratore speciale entro determinati termini. Il Giudice, se ammetterà l’imputato alla prova, sospenderà il procedimento per il tempo di affidamento dello stesso al servizio sociale e contestualmente sospenderà anche i termini di prescrizione. Qualora l’esito del periodo di affidamento fosse positivo, il Giudice dichiarerà l’estinzione del reato. La sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato non può essere concessa più di una volta, non viene concessa quando l’imputato ha già beneficiato dell’istituto oppure è considerato un delinquente abituale. La nozione di lavoro di pubblica utilità, da prevedere per la messa alla prova degli imputati maggiorenni, è data dall’art. 1 del Regolamento, secondo il quale l’istituto consiste in una prestazione non retribuita in favore della collettività, di durata non inferiore a dieci giorni, anche non continuativi, affidata tenendo in considerazione anche delle specifiche professionalità ed attitudini lavorative dell’imputato, da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le aziende sanitarie o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato, anche internazionali, che operino in Italia. La prestazione, la cui durata giornaliera non può essere superiore alle otto ore, si svolge con modalità che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e salute dell’imputato. A tal proposito si è svolta presso l’Uepe di Frosinone, l’ufficio esecuzione penale esterna, una lezione di educazione e alla legalità per gli imputati messi alla prova. Una decina indagati molto giovani provenienti da vari comuni del frusinate e imputati in procedimenti penali connessi prevalentemente all’uso d’alcol e droghe. La lezione fa parte del progetto fortemente voluto dalla direttrice dell’Uepe, la dott.ssa Vitulano e realizzato dai funzionari del Servizio Sociale dott.ssa Arcese, Romano e Turriziani. Il progetto mira anche attraverso lezioni sulla legalità a responsabilizzare i giovani sull’opportunità che la messa alla prova offre loro, per riflettere sulla condotta sbagliata e sulle conseguenze della stessa. Alla maggior parte dei giovani presenti è stata contestata la guida in stato di ebbrezza con cui hanno causato incidenti stradali per fortuna senza eventi mortali. A tenere la lezione sono stati chiamati l’avv. Antonio Di Sotto, della Camera Penale di Cassino e l’ing. Francesco Di Gennaro, consulente della Procura di Frosinone e Roma, quale esperto nei rilievi e nella ricostruzione cinematica degli incidenti stradali. L’avv. Di Sotto ha illustrato ai ragazzi il significato della messa alla prova che favorendo un percorso di consapevolezza sulle gravi conseguenze che una condotta sbagliata può avere sulla propria vita e su quella di altre persone, offre la possibilità di poter ricominciare. L’avv. Di Sotto ha tuttavia posto l’accento sul fatto che il processo penale, che è stato momentaneamente sospeso, potrebbe essere riattivato se la messa alla prova venisse revocata dal giudice a causa del mancato rispetto delle prescrizioni imposte dal programma di trattamento predisposto dall’Uepe. L’ing. Di Gennaro ha invece illustrato ai ragazzi come tra le cause più frequenti degli incidenti stradali, di cui sono state proiettate immagini anche impattanti, si annoverano proprio l’abuso di alcol, l’uso di droghe e di telefonini e in generale l’inosservanza delle più elementari norme stradali, quali il rispetto dei limiti di velocità. Per tutta la durata della lezione i giovani hanno dimostrato grande attenzione ed interesse ponendo anche domande ai relatori ed ai funzionari Uepe circa le problematiche personali o le circostanze negative in cui si sono trovati e che li hanno portati a “deviare” garantendo l’impegno a superare la prova per poter ripensare ad un futuro diverso. Anna Ammanniti  
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