Anagni – Grano e pane, come garantire l’autosufficienza alimentare nella città dei papi

Ettore Cesaritti
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Quanto grano occorre ad Anagni? O meglio: quanta terra dev’essere coltivata a grano per garantire ai ventunomila anagnini il consumo medio di pane?

In merito al dilemma del giorno abbiamo sentito un panificatore, un fornaio che opera da decenni, ed un importante rappresentante del mondo dell’agricoltura, titolare di un’affermata azienda. Partendo dal fabbisogno quotidiano di tre ettogrammi a persona, e dalla considerazione che da un ettaro coltivato a grano si ottengono almeno quaranta quintali della preziosa ed essenziale materia prima, il calcolo per difetto fa valutare in circa cinquecento ettari di terreno la superficie da coltivare. Ebbene, il territorio anagnino si estende su una superficie che, nella provincia di Frosinone, è seconda solamente a quella di Veroli. Nonostante l’industrializzazione e la fagocitazione del suolo da parte dell’edilizia in generale, la città dei papi può vantare importanti estensioni agricole, una parte delle quali sono di proprietà comunale (la Macchia, la ex Polveriera …). Basterebbe concedere ad operatori qualificati una parte, anche modesta, dei terreni già liberi da alberature e dalle caratteristiche adatte alla coltivazione, ed il fabbisogno essenziale di grano, quello necessario appunto alla produzione di pane, sarebbe agevolmente assicurato. In quanto alla Macchia (circa quattrocentocinquanta ettari), esistono delle grosse radure circondate dai grossi alberi che compongono il bosco ceduo; la Polveriera, poi, potrebbe contribuire con una cinquantina dei centottantasette ettari acquistati provenienti da Demanio. Per il resto, importanti superfici sono già pronte per essere arate ed in grado di ricevere i preziosi semi da custodire e trasformare nelle dorate spighe. Per la Polveriera non è affatto peregrino, invece di cementificarla a favore di iniziative assurde e buone solamente per gli speculatori, programmare una parte per la Protezione Civile ed annesse strutture ricettive, una parte per studi collegati all’Ambiente, ed una parte per la produzione di energia elettrica proveniente dai raggi solari; al netto degli spazi riservati appunto alla coltivazione del grano. E.C.
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