FOCUS – Il Primo Maggio è davvero la Festa dei Lavoratori?

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Il Primo Maggio è tra le feste non religiose più celebrate al mondo. È la data che ricorda gli incidenti del 1886 ad Haymarket a Chicago.

La polizia sparò sui lavoratori in sciopero davanti alla fabbrica di macchine agricole McCormick. Per protesta gli anarchici organizzarono una manifestazione, ci furono scontri con la polizia che sparò di nuovo. Nel novembre del 1887 dodici persone, operai, sindacalisti e anarchici furono impiccati per le manifestazioni dell’anno precedente. Ogni Primo Maggio si onorano quanti hanno lottato per i diritti sul lavoro, tra cui primo fra tutti quello all’orario limitato e prestabilito, le 8 ore al giorno che in Italia esiste dal 1923. Il tema del lavoro è sempre di grande attualità e tante prospettive sono cambiate anche con la pandemia. Oggi si festeggia la giornata dei lavoratori e dei loro diritti, una festa un po’ come la festa delle donne dove l’8 marzo ci si ricorda che il sesso femminile è come quello maschile. Nel resto dell’anno però chi non ha rispetto per le donne lo mette in campo nei diversi aspetti della vita quotidiana. I numeri legati ai casi di violenza domestica parlano da soli e fanno rabbrividire così come le buste paga: a parità di mansione la donna è sottopagata rispetto agli uomini. La stessa cosa avviene per la festa dei lavoratori, oggi tutti a urlare quei diritti, ma effettivamente poi il mondo del lavoro è un vero e proprio caos, c’è poco da festeggiare. Per esempio si sta avvicinando la bella stagione e come ogni anno riemerge il tema del lavoro stagionale. Da un lato i titolari degli stabilimenti balneari, gli albergatori, i gestori di bar e dei ristoranti che faticano a trovare manodopera e, dall’altro lato tanti che rifiutano i contratti stagionali per via delle condizioni di lavoro ritenute inadeguate. Ridurre il Primo Maggio, come si fa per l’8 marzo, ad una giornata con tante belle intenzioni non basta più, se poi le intenzioni restano sulla carta. L’anno è fatto di 365 giorni e viverli è piuttosto duro. I numeri annuali legati alle morti bianche sul lavoro dipingono una situazione sulla sicurezza nel mondo del lavoro che fa piangere. Solo tra gennaio e marzo del 2022 sono state 189 le morti bianche, un aumento del 2,2% rispetto allo stesso periodo nel 2021, come emerge dai numeri riportati dall’Inail, una strage che non si ferma … E la precarizzazione? Persone a 50 anni, quasi vicine alla pensione ancora non sanno di che “morte moriranno”, senza un contratto di lavoro indeterminato non si può costruire un futuro … c’è poco da festeggiare. Per non parlare poi dei lavoratori “fragili” con particolari esigenze legate alla salute che trovano più delle volte un muro difficile da sfondare. L’Associazione Italiana Sclerosi Multipla denuncia che una persona con sclerosi multipla su 2 (oltre il 50%) non ha mai trovato il lavoro per cui era qualificato a causa delle implicazioni della malattia e dell’inadeguatezza del contesto lavorativo. Da anni l’AISM, attraverso il Barometro della Sclerosi Multipla, fotografa la situazione delle persone colpite da questa malattia gravemente invalidante. La pandemia, del resto, ha catalizzato alcuni processi già in atto. Da un lato, la precarietà nei meccanismi di mantenimento del lavoro per le categorie più fragili si è acuita ulteriormente: 1 giovane lavoratore con sclerosi multipla su 4 dichiara di aver perso il proprio lavoro a causa del contesto prodotto dal Covid-19, mentre il rischio aggiuntivo dell’infezione avrebbe, per il 14% dei lavoratori, provocato l’interruzione del rapporto di lavoro (Barometro Aism 2021). Di fatto molti lavoratori fragili hanno vissuto il dilemma tra preservare salute e sicurezza rispetto al mantenimento del lavoro. D’altro lato, l’estensione dell’accesso allo smartworking attraverso le leggi emanate dal Governo per affrontare la pandemia, fortemente promosse dalla stessa AISM assieme con le reti nazionali impegnate nella tutela dei diritti delle persone con disabilità, ha permesso a quasi 3 occupati con sclerosi multipla su 4 (74,3%) di accedere a un diritto fondamentale che, oggi più che mai, deve essere inserito all’interno della logica strutturale di gestione del lavoro delle persone con disabilità nel nostro paese. Sottolinea l’avv. Paolo Bandiera, Direttore Affari Generali AISM: “Lo smartworking è un lascito virtuoso, una prassi lavorativa, che la pandemia ci sta consegnando e che le diverse parti sociali del nostro paese devono custodire e strutturare al meglio, soprattutto per quei milioni di cittadini che da decenni aspettano di vedersi riconosciute paritarie possibilità di accesso e mantenimento del lavoro. Deve però essere concepito e applicato in ottica di piena inclusione senza disperdere il capitale relazionale che è fattore essenziale di ogni percorso lavorativo, ancor più rispetto a persone con disabilità. Un “accomodamento ragionevole” che va garantito e praticato. E aderire alla Carta dei diritti e all’Agenda della SM e patologie correlate è un passo concreto, per istituzioni e imprenditori, in questa direzione: il lavoro, il lavoro dignitoso, può e deve essere un diritto di tutti”. Appena il 15% dei lavoratori con SM ha trovato impiego col collocamento mirato (Legge 68/1999), mentre anche quando un lavoro si trova, mantenerlo risulta sempre più difficile: 1 lavoratore su 3 con SM finisce per perderlo. Secondo i dati, l’occupazione di donne con disabilità sarebbe pari appena al 41%, meno della metà, mentre per gli uomini la percentuale sale al 58%. I giovani under 29, la fascia più preoccupante: gli occupati sono meno del 5%.” C’è poco e nulla da festeggiare. Troppo spesso chi lavora ha stipendi di fame, troppo spesso non ha diritti e sono troppi quelli che non lavorano. La Costituzione italiana recita “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. “ Non dimentichiamolo. Anna Ammanniti
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