Focus – Epatite anomala bambini, escluso legame con il vaccino antiCovid. Potrebbe essere un adenovirus

Sara Pacitto
3 MIn Lettura
L’Istituto Superiore di Sanità assicura che non c’è alcuna correlazione tra l’epatite sconosciuta che sta colpendo i bambini ed il vaccino antiCovid.

«Al momento non ci sono elementi che suggeriscano una connessione tra la malattia e la vaccinazione contro il Sars-CoV2 e, anzi, diverse considerazioni porterebbero ad escluderla». Lo chiarisce l’ISS in un nota, ed aggiunge «Nella quasi totalità dei casi in cui si è a conoscenza dello status, i bambini colpiti non erano stati vaccinati». Secondo l’Istituto è anche improbabile l’ipotesi avanzata da qualche ricercatore scientifico che sia un adenovirus a causare le epatiti anomale, il cui genoma non è stato ancora individuato. «L’adenovirus normalmente non è associato a malattie epatiche. In ogni caso l’adenovirus contenuto nei vaccini a vettore adenovirale anti Sars-Cov-2 utilizzati in alcuni Paesi (in Italia AstraZeneca e Janssen), è geneticamente modificato in modo da non replicare nelle cellule del nostro organismo. Allo stato attuale delle conoscenze quindi, non sembrano biologicamente possibili i fenomeni di ricombinazione tra Adenovirus circolanti e ceppo vaccinale. Questi infatti presuppongono il rimescolamento di geni tra virus mentre questi si moltiplicano, ma questo non è possibile per il vettore utilizzato per la vaccinazione». La teoria che si possa trattare di un’infezione virale causata da un adenovirus evidentemente mutato, tanto da causare una malattia più grave, resta comunque allo studio degli esperti. Si approfondisce sul fatto che l’adenovirus coinvolto possa agire insieme ad un altro virus, incluso il Sars-CoV-2: solitamente l’adenovirus non provoca epatiti ma, in concomitanza con un’altra infezione o diversi fattori, tra cui l’immunodepressione, potrebbe causare un danno epatico. Così il dr.Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, «L’ipotesi adenovirus 41 e co-infezione Covid è molto accreditata. Ma è presto per parlare di allarme. Si è lanciata questa allerta a livello mondiale per cercarne la causa, che al momento resta ignota. Bisogna confrontarsi sulle casistiche perché solo con tanti casi si riesce a individuarne la causa». Pregliasco aggiunge «Concordo che, complice l’isolamento sociale imposto dalle restrizioni adottate per il contenimento della pandemia, ci possa essere stato un abbassamento delle difese immunitarie, con una quota maggiore di infezioni da adenovirus che prima risultavano più diluite». Ad oggi, nel mondo, sono stati segnalati circa 190 casi di epatite grave nei bambini, i primi casi nel Regno Unito ad inizio aprile. In Italia sono stati segnalati dieci casi sospetti, di cui quattro confermati, per uno dei quali è stato necessario il trapianto. Ricordiamo di prestare attenzione ai sintomi tipici dell’epatite: ittero ed ingiallimento delle cornee, cioè della parte bianca degli occhi, disturbi digestivi, febbre e transaminasi alte. Sara Pacitto
Condividi questo articolo
Nessun commento