“Caro materiali: l’impatto sull’industria delle costruzioni e sull’attuazione del PNRR”: è stato questo il tema dell’assemblea straordinaria tenuta dall’Ance, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, questa mattina a Frosinone e che ha visto la presenza, fra gli altri, del vice presidente nazionale Ance Edoardo Bianchi e del presidente Ance Frosinone Libero Angelo Massaro.

Si è trattato di un momento di confronto fondamentale tra gli Imprenditori ed i rappresentanti delle Istituzioni, gli Enti pubblici e gli Ordini professionali per discutere sulla delicata situazione collegata alla gestione degli appalti pubblici e privati alla luce del

continuo incremento dei prezzi di materie prime e prodotti da costruzione, che rischia di provocare la paralisi del settore, con gravi ripercussioni anche sugli investimenti del PNRR.
I relatori intervenuti hanno fotografato una situazione critica che riguarda tutto il territorio nazionale, compreso quello della provincia di Frosinone. Preoccupa lo stop delle banche alla cessione del credito, preoccupa il ritardo nella revisione dei prezzi delle materie prime, la mancanza di manodopera, così come la gestione degli appalti. In

provincia di Frosinone attualmente sono 6mila gli addetti interessati (soltanto quelli della Cassa Edile) ma fino a poco tempo fa erano 13mila. Si è parlato anche della proroga del bonus 110 ma anche dei provvedimenti che occorre mettere in campo per permettere alle imprese di poter portare a termine gli impegni e in alcuni casi di sopravvivere.
<<Quella di oggi – ha detto il presidente Massaro – non è una tipica assemblea associativa ma una riunione straordinaria, come del resto lo sono le circostanze in cui ci troviamo.
Abbiamo voluto promuovere un momento di dialogo diretto ed informale, per confrontarci insieme, anche al di fuori del perimetro delle relazioni istituzionali e della dialettica che tradizionalmente le caratterizza.
Ritengo infatti che soltanto attraverso questa metodologia, che ho più volte proposto nel corso del mio mandato, sia possibile ottenere risultati soddisfacenti e idonei a fronteggiare le grandissime criticità di questo periodo.
Per fare un quadro di aggiornamento della situazione nazionale possiamo confermare che peggiorano le prospettive di crescita dell’economia italiana. E’ quanto emerge dal documento di Economia e Finanza, approvato dal Consiglio dei Ministri il 6 aprile scorso, che indica per l’anno in corso una crescita tendenziale del Pil pari al 2,9%, molto lontana dalle ultime stime governative che, solo pochi mesi fa, la fissavano al 4,7%. L’ampia revisione al ribasso nel 2022 è spiegata in larga parte dagli effetti economici della guerra, che ha acuito i problemi, già emersi durante lo scorso anno, legati agli eccezionali incrementi dei prezzi delle commodity, alla loro difficoltà di approvvigionamento, nonché al problema della carenza di manodopera. Questa situazione ha portato il Mef a definire un doppio scenario nel DEF.
Il primo che tiene in considerazione una temporanea interruzione nella fornitura del gas russo, che provocherebbe una riduzione del tasso di crescita del Pil dello 0,8%. Il secondo che prevede l’ipotesi di embargo del gas russo che potrebbe determinare una crescita del Pil inferiore di 2,3 punti percentuali. Accelera l’inflazione e si intensifica. A marzo 2022, per il nono mese consecutivo si registra un ulteriore consistente aumento pari a + 6,7%. Livello che non si registrava dal 1991. Paradossalmente il settore delle costruzioni all’inizio dell’anno è ancora in forte crescita, spinto anche dal Superbonus, con effetti impressionanti.
Basti pensare che nel 2021 sono stati aggiudicati 41 miliardi di euro di lavori pubblici, il doppio della media del periodo precedente; il 60% in più del 2005, il picco degli anni duemila; ma solo nei primi tre mesi del 2022 gli importi di opere pubbliche messe in gara sono saliti a oltre 20 miliardi di euro. In tre mesi la metà di quanto messo in gara negli anni eccezionali 2019, 2020 e 2021. Per quanto riguarda gli interventi di riqualificazione incentivati il 2021 si è chiuso superando i 66 miliardi di euro; la media annua dal 2013 al 2020 era stata di 28 miliardi di euro. Il 28% della eccezionale crescita economica italiana del 2021 è dovuta al settore delle costruzioni (fonte CRESME Ricerche).
Purtroppo è sotto gli occhi di tutti l’incremento dei prezzi di ogni sorta di prodotto e delle materie prime, non solo di quelli destinati all’industria delle costruzioni.
Un processo che viene da lontano e che è stato velocizzato prima dall’emergenza sanitaria e successivamente dalla guerra in Ucraina.
A differenza di alcuni settori produttivi, in edilizia questo eccezionale aumento dei costi delle materie prime è iniziato dal 2020 e sta producendo ormai effetti diretti su ogni singolo cantiere, soprattutto nella gestione dei contratti di appalto in corso d’opera, siano essi pubblici, sia privati. Ne pagano le spese tutti i comparti del settore, dalle ristrutturazioni alle opere pubbliche infrastrutturali, alle nuove costruzioni e iniziative di sviluppo immobiliare. Abbiamo la necessità di individuare soluzioni idonee a ristabilire un equilibrio contrattuale tra committenti ed imprese, senza il quale sarà impossibile portare a compimento i lavori.
E’ ovvio che tutto questo non incide “solo” sugli Imprenditori edili, ma anche sulla possibilità di attuare il percorso di riqualificazione in chiave energetica e strutturale del nostro patrimonio immobiliare favorito anche dagli incentivi in essere e, da un altro punto di vista, sulla concreta possibilità di sviluppare il volume di opere infrastrutturali collegate al PNRR.
Il sistema di revisione prezzi adottato dal Governo per il 2021, come ci dirà il nostro Vice Presidente nazionale Edoardo Bianchi che ci onora della sua presenza, è assolutamente inadeguato. Basta solo dire che le Imprese, dopo aver fatto richiesta di revisione prezzi per le opere eseguite nel primo semestre 2021, sono ancora in attesa di ricevere i relativi ristori. Noi paghiamo i nostri fornitori e riceviamo, in termini di revisione, non già il recupero delle somme esorbitanti pagate a fronte degli aumenti, ma una mera indennità.
Vogliamo essere pragmatici come sempre e sostenere che la soluzione migliore per noi sia quella di continuare a lavorare e portare a compimento i lavori, ma ormai non possiamo escludere nessuna soluzione, nemmeno quella dello stop dei cantieri. Nessuna azienda può lavorare in perdita. E comunque è assurdo pensare di fermare un settore che da solo vale una parte consistente del PIL a livello nazionale. Inoltre, non da ultimo, se la situazione non dovesse cambiare, ci potrebbero essere ricadute negative sul piano dell’occupazione, considerando l’importanza che il nostro settore riveste per la Provincia di Frosinone, questione che richiederà anche un’azione congiunta con le Organizzazioni Sindacali i cui Segretari generali, che ringrazio per essere qui con noi oggi, potranno nel prosieguo rappresentarci dal loro qualificato punto di vista.
A questo tema si lega quello della legalità, della sicurezza dei luoghi di lavoro, della previdenza e della contribuzione, valori assoluti che non potranno in alcun modo essere compromessi o gestiti al ribasso per fronteggiare la sopravvenuta ed eccezionale onerosità delle commesse in essere. Eravamo in attesa di un provvedimento normativo che avrebbe consentito al RUP la sospensione dei cantieri a fronte di circostanze di forza maggiore, comma che nottetempo è stato stralciato dal Decreto energia.
Come segnalato da moltissime aziende del territorio, in questo quadro si inserisce anche l’ulteriore problema della responsabilità contrattuale dell’appaltatore, che non è in condizione né di procedere con i lavori né di sospenderne l’esecuzione, con il rischio di ricevere le conseguenti sanzioni anche da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione e l’escussione delle polizze fideiussorie.
Dobbiamo dialogare insieme con tutti i componenti della catena delle costruzioni, con le stazioni appaltanti, i professionisti anche in veste di RUP, per arginare questa situazione critica.
Per quanto riguarda gli appalti privati i problemi sono analoghi, basti pensare che fino al mese di marzo 2022 anche gli interventi di Superbonus, nonostante tutte le criticità e le continue modifiche normative e ripensamenti che ne hanno compromesso l’efficacia, sono cresciuti al livello attuale fino a 24 miliardi di volumi complessivi.
La scorsa settimana abbiamo appreso del nuovo stop all’acquisizione dei crediti di imposta da parte di Unicredit e Intesa S Paolo, che seguono la linea aperta da CDP e dagli Istituti di credito più piccoli. Questa situazione non impatta soltanto sui nuovi cantieri ma anche sui lavori in corso di realizzazione rispetto ai quali le banche non ritireranno più i crediti sulle piattaforme specializzate.
Se le banche hanno annunciato l’esaurimento del plafond è chiaro che si bloccherà tutto, con le Imprese che non avranno la possibilità di scontare il loro credito. E’ necessario chiedere al Governo, di ripristinare le cessioni del credito di imposta al di fuori del sistema bancario e lo slittamento dei termini attualmente previsti per l’ultimazione dei lavori. Ma qual è il prezzo che stiamo pagando in questo momento? Scarsezza di materiali ed attrezzature e prezzi alle stelle rendono la commessa antieconomica e compromettono la possibilità di concludere i lavori nei tempi previsti dalla normativa, con corresponsabilità anche nei confronti del fisco, da parte dei soggetti beneficiari. Moltissime sono le aziende del nostro territorio che stanno denunciando questa situazione apocalittica.
Aziende che hanno lavorato rispettando tutte le regole e che ora sono bloccate, non riescono a monetizzare i propri crediti fiscali, sono prive di liquidità per far fronte ai molteplici oneri verso i fornitori e verso i lavoratori per contributi e paghe.
Aziende che rischiano di fallire. Il nostro è un appello corale per chiedere di lavorare insieme per individuare soluzioni sostenibili, nelle more che il Governo adotti provvedimenti concreti per superare questi problemi>>.
GUARDATE IL NOSTRO SERVIZIO VIDEO DI PAOLO PETICCA CON LE INTERVISTE AL VICE PRESIDENTE EDOARDO BIANCHI E AL PRESIDENTE ANCE FROSINONE LIBERO ANGELO MASSARO.