Dopo la Dobfar anche la Catalent ritira un importante investimento dal territorio anagnino, a causa delle lungaggini burocratiche. Si tratta di un investimento di 100 milioni andato in fumo.
Vincenzo De Palo del movimento Autonomi e Partite Iva, commissario di Anagni:” Dopo la Catalent, è urgente un tavolo di confronto territoriale con tutti i rappresentanti e associazioni delle attività produttive per rispondere una volta per tutte alla volontà di chi vuol investire sul nostro territorio. Prima la rinuncia di Acs Dobfar e adesso la Catalent ( sono gli esempi più rilevanti ma ce ne sono tanti altri ), gli investimenti di eccellenza si trasferiscono altrove perchè i tempi burocratici per i permessi sono troppo lunghi con buona pace per i nuovi posti di lavoro. Una situazione non più sopportabile. Non vogliamo incolpare nessuno in particolare ma è un dato di fatto che manca la comunicabilità e la sinergia con il territorio all’ interno degli stessi movimenti politici tradizionali che compongono alternandosi negli anni i luoghi chiave ai massimi livelli Istituzionali e di Governo. L’ attuale amministrazione di Anagni ha giustamente ben evidenziato la necessità di rivedere i confini della zona SIN ( siti di interesse nazionale e che necessitano di interventi di bonifica ) inserendo nel programma elettorale del 2018 una modifica alla medesima area che però non è mai avvenuta nei fatti, purtroppo. Ci si domanda il motivo per il quale un dirigente e amministratore locale sembra non riuscire a rivolgersi ai suoi referenti di partito in Parlamento e in Regione, salvo poi organizzare convegni dove tutti sono presenti. L’ attività di Impresa è sempre più difficile e oggi attanagliata dalla Pandemia e dai venti di Guerra in Ucraina che coinvolgono tutta Europa e siamo sconcertati dall’ assenza di interventi legislativi per ammorbidire il sistema fiscale che sta massacrando le Partite Iva. Non ci arrenderemo perchè il popolo delle Partite Iva e le loro famiglie hanno fatto troppi sacrifici e non staremo più in silenzio! Per Governare serve un calendario di ciò che si vuole realizzare e con i tempi di realizzazione certi e non presunti; Se non si hanno certezze sulle modalità e tempi di intervento bisogna imparare a non fare promesse. Non bisogna puntare il dito contro nessuno, anche se chi governa si deve aspettare critiche certamente costruttive. Siamo disponibili per creare un tavolo di confronto costruttivo su questi ed altri temi. Servono gli Stati Generali delle attività produttive. Noi di Autonomi e Partite Iva ci siamo!” Sull’argomento si è espresso anche il presidente di Unindustria Lazio, Angelo Camilli. “Con grande amarezza devo prendere atto che Catalent, azienda farmaceutica multinazionale attiva anche nel Lazio, si è trovata costretta a rinunciare ad un investimento di 100 milioni di euro ad Anagni, per un centro di sviluppo sulla produzione innovativa di materie prime biologiche che avrebbe garantito il rinnovo del contratto di 100 brillanti giovani ricercatori che da domani non avranno più un posto di lavoro. Tutto questo valore potenziale, per l’inefficienza della burocrazia italiana e di tempi autorizzativi fuori da ogni logica, finirà invece in Inghilterra. E’ la conclusione tristissima di una vicenda che va avanti ormai da più di due anni, da quando l’azienda ha avviato un procedimento di caratterizzazione ambientale nel perimetro del Sito di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del Fiume Sacco”. Unindustria e Confindustria hanno seguito con attenzione il caso e incessanti sono state le azioni su tutti i livelli nazionali e locali per scongiurare questo epilogo imbarazzante per l’intero sistema Paese. Purtroppo, la vicenda di Catalent è sicuramente la più eclatante, ma non è e non sarà l’ultima finché non si interverrà sulle tempistiche eccessivamente lunghe di rilascio delle autorizzazioni, in particolar modo quelle ambientali, necessarie all’insediamento o anche solo alla normale continuazione dell’attività d’impresa. A pagarne le conseguenze, infatti, è l’intero tessuto produttivo italiano che si trova a combattere contro una pubblica amministrazione anti impresa e a rinunciare, spesso, a nuovi investimenti che significano innovazione, lavoro di qualità e crescita economica. Come sistema delle imprese non possiamo più tollerare una situazione di questo genere. Chiediamo con forza tempi degni di uno Stato che vanta ancora la seconda manifattura d’Europa e non può ritenere accettabile che una richiesta di autorizzazione rimanga ferma su una scrivania senza risposta per due anni. Queste attese non sono compatibili con la vita e lo sviluppo di un’impresa, ma più in generale di un paese civile e industrializzato. Bisogna prevedere una radicale semplificazione delle autorizzazioni, ma soprattutto termini certi per le pratiche, superati i quali deve scattare una sanzione economica severa in caso di inadempimento. Chiediamo con forza al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani di intervenire immediatamente per evitare altre Catalent sul nostro territorio nazionale. In un momento così difficile come quello che stiamo attraversando, un intervento sullo sblocco delle autorizzazioni ambientali sarebbe certamente un messaggio positivo per l’Italia. Ci sono cortei e contestazioni davanti ad una fabbrica che annuncia di chiudere. Non c’è mai nessuno davanti alle porte di un’azienda che rinuncia ad aprire.” Anna Ammanniti
