(di Anna Ammanniti) Da domenica le principali agenzie giornalistiche internazionali stanno pubblicando le foto di quello che è rimasto a Bucha, dalla quale si è ritirato nei giorni scorsi l’esercito russo. Foto che mostrano molti cadaveri ai bordi delle strade, alcuni in stato di decomposizione, diversi con le mani legate dietro la schiena o avvolti in sacchi di plastica e gettati nelle fosse comuni. Le foto del massacro di Bucha sono impressionanti, raccontano l’invasione in Ucraina e smentiscono la propaganda russa. Civili disarmati uccisi dai russi.
I giornalisti arrivati sul posto parlano di fosse comuni e di decine di corpi abbandonati per strada. Mosca ha respinto le accuse di aver ucciso civili a Bucha, la cittadina del nord-ovest di Kiev. Il ministro della Difesa russo ha bollato le foto e i video sui morti di Bucha come “fake” prodotti da Kiev e dai media occidentali. Le immagini satellitari della cittadina ucraina di Bucha mostrano una trincea di una quindicina di metri, scavata nel terreno di una chiesa, che indicherebbe la presenza di una fossa comune per i cadaveri dei civili uccisi. Le immagini riporta il Guardian, sono state riprese il 31 marzo dalla società privata Usa Maxar Technologies. I resoconti dei giornalisti che lavorano per testate internazionali, le testimonianze dei sopravvissuti, le foto e i video dei reporter e le analisi satellitari confermano il massacro di civili avvenuto a Bucha. La Russia aveva affermato che le notizie erano false e si trattava di un complotto, i corpi erano stati piazzati appositamente dagli ucraini nelle strade della città, dopo la ritirata delle sue truppe, ossia dopo il 30 marzo. Le immagini satellitari però e la cronologia dei video pubblicati da Bucha, confermano che il massacro sarebbe avvenuto prima del ritiro delle truppe. Le immagini satellitari rivelano che molti dei civili, almeno 11, erano già stati uccisi l’11 marzo, cioè quando la Russia aveva occupato la città. Le immagini di tre settimane fa mostrano i corpi nelle identiche posizioni di quando sono stati ritrovati e filmati nei giorni scorsi, evidente è lo stato di decomposizione in cui sono stati fotografati. Altri tre corpi compaiono tra il 20 e il 21 marzo.
Molti corpi sono stati ritrovati vicino al fiume Bucha, come documentato dai giornalisti sul posto, alcuni sembrano vicini al cratere di un’esplosione, mentre altri sono stati trovati vicini ad auto e biciclette. Associated Press ha pubblicato foto in cui diverse persone mostrano che diversi avevano le mani legate della schiena, uccisi in quelle che sembrano essere state esecuzioni sommarie. “Dal 10 marzo arrivano decine di corpi a tutte le ore ogni giorno. Finora ne ho contati 68: donne, uomini, bambini, molti non identificabili per i colpi inferti ai loro corpi martoriati”. A parlare è Galavin, prete della chiesa ortodossa dai Sant’Andrea Bucha, davanti alle fosse comuni della cittadina ucraina. La testata giornalistica Il Post fornisce una ricostruzione dei fatti: “Una delle tesi complottiste più circolate in Italia ha strumentalizzato un video pubblicato su Facebook il tardo pomeriggio di venerdì 1° aprile dal sindaco di Bucha, Anatoliy Fedoruk, che annunciava soddisfatto la liberazione della città dall’occupazione russa, che secondo la sua ricostruzione sarebbe avvenuta il giorno precedente, il 31 marzo. Il video era stato pubblicato alcune ore prima delle prime immagini e dei primi resoconti sui civili massacrati, cosa spacciata da molti attivisti filorussi come una prova di una fantomatica montatura e del fatto che i cadaveri siano stati posizionati successivamente dagli ucraini. In realtà le tempistiche sono compatibili con la versione ucraina. Le truppe russe non si sono infatti ritirate dalla città mercoledì 30 marzo, come sostenuto su Telegram dal ministero degli Esteri russo, ma il giorno dopo, giovedì 31, e ci sono anche alcune comunicazioni delle autorità locali che suggeriscono che il pieno controllo della città sia stato preso solo venerdì. Non è poi vero che le prime evidenze del massacro siano circolate solo quattro giorni dopo, domenica 3 aprile, bensì già venerdì sera. Come ha ricostruito il sito di giornalismo investigativo Bellingcat, il canale televisivo del ministero della Difesa russo TV Zvezda annunciava ancora la mattina di venerdì 1 aprile che i soldati russi avevano respinto con successo la controffensiva ucraina a Bucha, riottenendo il controllo dell’area: «il comandante di una delle unità, Alexey Shabulin, ha detto che al momento la Fanteria di Marina russa sta conducendo operazioni di pattugliamento e ricognizione e sta riportando l’ordine negli insediamenti con l’obiettivo di guadagnare un punto d’appoggio». La stessa mattina di venerdì 1° aprile, il segretario del Consiglio comunale di Bucha Taras Shapravsky aveva pubblicato un video su Telegram n cui spiegava che «al momento la città rimane sotto occupazione, con molte mine e anche alcuni cadaveri (…) La liberazione della città continua, l’esercito ucraino sta lavorando per riottenere ogni metro della nostra terra natale». Sulla stessa pagina Facebook del Consiglio comunale di Bucha su cui venerdì pomeriggio era stato pubblicato il video del sindaco Fedoruk, successivamente erano stati pubblicati diversi post per raccontare la progressiva ripresa del controllo della città da parte degli ucraini: quindi è probabile che il sindaco avesse un po’ anticipato i tempi, parlando della liberazione della città in un momento in cui alcune zone erano ancora contese (o in cui semplicemente le forze ucraine non erano ancora entrate, e non avevano ancora trovato i cadaveri). Un post pubblicato venerdì sera diceva che «non appena l’esercito darà il permesso, i volontari sono pronti a partire con un convoglio umanitario verso ogni quartiere della città». I primi video dei civili morti su via Yablunska sono stati comunque pubblicati su Telegram e su Twitter già la sera di venerdì 1° aprile, e mostrano i cadaveri nelle stesse posizioni in cui sono poi stati fotografati e ripresi tra sabato e domenica. La situazione a Bucha era insomma probabilmente molto confusa, ma è tra giovedì e venerdì che si sono ritirate le truppe e sono poi stati documentati i civili morti lungo le strade. Già ampiamente smentite sono state invece altre due teorie del complotto diffuse dai canali ufficiali russi, tra cui l’account dell’ambasciata in Canada, secondo cui due cadaveri che si vedono in un filmato degli ucraini si sarebbero mossi. Si tratta in un caso di una semplice goccia di pioggia sulla lente della telecamera, e nell’altro di un banale effetto di distorsione ottica.”
Gli abitanti di Bucha raccontano che le violenze e le esecuzioni sommarie sono iniziate già nei primi giorni di occupazione russa. Le strade erano costantemente pattugliate dai russi con i loro mezzi militari. Un insegnante di arti marziali che abita a Bucha hsa raccontato al Guardian che nei primi giorni di occupazione ha visto un uomo anziano fermato dai russi mentre stava attraversando la strada con la moglie: “Sai come sono gli anziani, gli piace rispondere. Quindi i soldati russi gli hanno semplicemente sparato. Poi hanno detto alla moglie di continuare a camminare, se non voleva fare la stessa fine. È successo a fianco di un McDonald’s, a trenta-quaranta metri da casa mia”. Le modalità di alcune delle uccisioni fanno pensare che la violenza sia stata almeno in parte davvero indiscriminata. Il New York Times ha raccontato di una donna uccisa con colpi di arma da fuoco durante il primo giorno di occupazione semplicemente perché era scesa in giardino a controllare se i carri armati in giro per la città fossero ucraini o russi. Oliver Carroll dell’Economist ha raccontato di avere visto diversi corpi all’ingresso della città: apparentemente sono persone che «avevano scelto il momento sbagliato per andare a fare la spesa». Accanto ai loro corpi si vedono scatole di piselli, bustine di tè e confezioni di yogurt. Diversi giornalisti internazionali, fra cui Ilario Piagnerelli di Rai News, hanno fotografato un uomo anziano che sembra essere stato ucciso da lontano mentre stava circolando in bicicletta. Altre testimonianze raccontano invece di retate dell’esercito russo per strada o nelle case, alla ricerca di persone che collaboravano con le forze ucraine. In un rapporto di Human Rights Watch si legge per esempio che il 4 marzo alcuni soldati russi avevano arrestato cinque uomini e li avevano costretti a inginocchiarsi per strada, obbligandoli a tirare fuori la maglietta dai pantaloni e a usarla come cappuccio. Poi avevano sparato alla nuca a uno di loro. Diverse altre tracce, in giro per la città, fanno pensare che le forze russe abbiano ucciso decine di persone, fra cui anche diversi civili, con esecuzioni sommarie di questo tipo: sono accuse che se confermate rientrerebbero a pieno titolo nella definizione di crimini di guerra. L’Economist, uno dei primi giornali occidentali ad essere arrivati a Bucha, ha scritto di avere trovato diverse conferme di esecuzioni sommarie: «nove corpi giacciono a lato di un cantiere, altri due nella strada che collega Bucha a Irpin. Tutti avevano fori di ingresso di proiettili nella testa o sul petto, oppure su entrambi. Almeno due di loro avevano le mani legate dietro la schiena. Dall’odore dei corpi in decomposizione, si trovano lì da un bel po’ di tempo». Non è facile capire quanti abitanti di Bucha, esattamente, siano stati uccisi durante le settimane di occupazione russa. Il New York Times ha parlato con un medico legale della città, Serhiy Kaplishny, secondo cui prima del 4 marzo – giorno in cui scappò da Bucha – aveva fatto seppellire 57 corpi in un cimitero: 15 di loro erano morti per cause naturali, mentre gli altri 42 per colpi di arma da fuoco o proiettili di artiglieria. Soltanto in tre facevano parte dell’esercito ucraino: tutti gli altri erano civili. È stato proprio Kaplishny, fra l’altro, a fare scavare una fossa comune nei pressi della chiesa ortodossa della cittadina. Al momento le stime parlano di circa 280 corpi seppelliti nella fossa: alcuni sono stati avvolti in sacchi di plastica, altri sotterrati frettolosamente. (fonte IL Post). Il governo ucraino ha accusato la Russia di avere commesso un massacro a Bucha, e di essersi resa responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità. Nel pomeriggio di martedì 05/04/2022 il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è intervenuto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU riunitosi per parlare della situazione di Bucha. Zelensky ha usato parole molto dure sia nei confronti dell’ONU che della Russia. Ha prima descritto le atrocità commesse dalle forze di Putin, dicendo che alcuni civili sono stati schiacciati dai carri armati, che alcune donne sono state stuprate davanti ai propri figli e che ad altri è stata tagliata la lingua. Ha poi criticato l’ONU accusando l’organizzazione di non aver fatto nulla di concreto per fermare la Russia a causa del potere di veto di cui quest’ultima gode nel Consiglio di Sicurezza: «Dov’è la pace? Dove sono le garanzie che l’ONU deve garantire? Non sta garantendo la sicurezza. Se avete solo parole vuote l’Onu si può smantellare”. Il presidente Zelensky ha concluso di sapere perfettamente come la Russia risponderà a queste accuse. “Daranno la colpa a tutti solo per giustificare le proprie azioni. Diranno che ci sono varie versioni, versioni differenti, e che è impossibile stabilire quale di queste versioni sia vera. Ma è il 2022. Ora abbiamo prove definitive. Ci sono immagini satellitari. Siamo in grado di condurre un’indagine completa e trasparente”.
La reazione del presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi: “Le immagini dei crimini commessi a Bucha e nelle altre aree liberate dall’esercito ucraino lasciano attoniti. La crudeltà dei massacri di civili inermi è spaventosa e insopportabile. Le autorità russe devono cessare subito le ostilità, interrompere le violenze contro i civili e dovranno rendere conto di quanto accaduto. L’Italia condanna con fermezza questi orrori ed esprime piena vicinanza e solidarietà all’Ucraina e ai suoi cittadini.”
Anna Ammanniti
