Parco – La storia dell’orso Juan Carrito, amico di cani e persone

Caterina Paglia
14 MIn Lettura
La storia di Juan Carrito, l’orso outsider amato dai social network che finora ha vissuto quasi come un cane randagio, una sorta di mosca bianca tra i plantigradi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in un’intervista. Su di lui se ne sono dette tante ed è anche naturale l’affezione generale nei suoi confronti, ma la verità è una e ci è stata spiegata dal Direttore del Parco, Luciano Sammarone.

1) Dal successo del Pnalm con la cucciolata di Amarena, alla situazione attuale di Juan Carrito. Cosa è accaduto in questi due anni? “Juan Carrito è uno dei cuccioli di Amarena, l’orsa confidente che nel maggio 2020 ha partorito 4 cuccioli. Amarena è stata seguita costantemente dai tecnici, dai Guardiaparco e dai Carabinieri Forestali proprio perché, essendo un’orsa confidente, anche per crescerli ha utilizzato i paesi del Parco e dintorni, in particolare Villalago e Bisegna. Quando poi, ad aprile 2021, i cuccioli sono stati smammati, come si dice, cioè la mamma li ha lasciati perché grandi e quindi in grado di cavarsela da soli, abbiamo cominciato a seguire J.Carrito che a differenza dei suoi fratelli, che si sono dati alla vita selvatica, ha iniziato a fare tanti danni nei pollai e negli orti dei paesi. Per seguirlo meglio gli abbiamo messo il radiocollare. Abbiamo iniziato la dissuasione e contestualmente la messa in sicurezza dei pollai e strutture varie. Da evidenziare che Carrito si muoveva in un contesto che non era nell’area del PNALM, ma spesso fuori dal Parco, quindi in un territorio in cui le persone non sono tanto abituate all’orso. Lo abbiamo dovuto liberare da 4 pollai in cui era rimasto bloccato Abbiamo fatto rallentare i treni, quando tra Collarmele e Carrito, si ostinava a usare i canali accanto alla ferrovia per ricoverarsi. Lo abbiamo seguito per oltre 6 mesi, giorno e notte per evitare, sia problemi all’orso, sia alle persone. Abbiamo imparato e studiato ogni suo singolo comportamento e di conseguenza adattato la strategia di controllo e dissuasione. In due anni quindi abbiamo dovuto organizzare una serie di servizi di controllo necessari per tutelare al meglio l’orso, molto spesso per tenerlo lontano dalle persone e dalle cattive abitudini che ne derivano”. 2) Il giovane plantigrado come è stato seguito e quali sono le prospettive future? “Fin dal mese di aprile Carrito, dopo essersi separato dal gruppo familiare ha dimostrato una tendenza ad essere particolarmente a suo agio nelle aree rurali e nei piccoli centri abitati della valle del Giovenco e della Marsica. Purtroppo col passare delle settimane le sue frequentazioni hanno creato via via sempre più preoccupazione al punto da rendere necessaria la cattura per dotarlo di radio collare in modo da poterlo seguire costantemente. Così, dalla metà di maggio 2021, abbiamo iniziato turni di sorveglianza nelle ore crepuscolari e notturne, e siccome le sua abituazione è progressivamente aumentata, sono stati organizzati due turni giornalieri (00:00-06:00 e 18:00-24:00) con 4 unità, due Guardiaparco e due Carabinieri Forestali, che hanno applicato le procedure previste dal Protocollo per la gestione degli orsi confidenti. All’inizio le attività per ricondurlo ad una vita più selvatica hanno anche funzionato perché aveva ricominciato ad avere abitudini notturne o crepuscolari e a rimanere più tempo in montagna. Purtroppo è stata una lotta abbastanza impari perché c’è stata gente che si è avvicinata continuamente all’orso per fare video e foto e in più alcuni hanno anche iniziato a lasciargli da mangiare, tra i quali albergatori e ristoratori. Da fine agosto l’orso si è spostato a Roccaraso, ancora più fuori Parco, arrivando nel territorio del Parco Nazionale della Maiella, dove è proseguita l’azione di controllo con le stesse modalità, cioè con i tecnici, i Guardiaparco e i Carabinieri Forestali, fino al 07 dicembre. Mentre proseguiva la dissuasione abbiamo chiesto e sollecitato l’Amministrazione Comunale di mettere in sicurezza i rifiuti, di cui l’orso aveva iniziato a cibarsi in modo sistematico, divenendo condizionato da quella risorsa alimentare a cui si è aggiunto molto cibo (frutta, mandorle ed altro) lasciato in giro per il paese da residenti. Ogni comportamento sbagliato e l’inerzia di chi doveva e poteva fare (soprattutto nella rimozione dei cassonetti a Roccaraso!) hanno vanificato gli sforzi messi in campo, divenendo però troppo confidente (al punto da entrare anche in una pasticceria nel pieno centro del paese), rendendo necessaria la traslocazione. Così il 07 dicembre 2022, d’accordo con MITE, Ispra, Regione Abruzzo e Parco nazionale della Maiella (PNM) abbiamo deciso di traslocare Carrito in un luogo lontano da Roccaraso in alta montagna, sulla scorta di un protocollo operativo, sottoscritto da tutti, che in realtà prevedeva in primis lo spostamento nel Parco Nazionale del Gran Sasso (ipotesi ottimale per essere molto lontano dai luoghi che conosceva), in alternativa nel Parco Nazionale della Maiella, proprio per allontanarlo dai luoghi abitualmente frequentati, e come ultima alternativa un’area del PNALM. Come tutti sapete dopo due settimane l’orso e tornato a Roccaraso a questo punto il protocollo operativo era chiaro e bisognava traslocarlo nel PNM avendo ricevuto il diniego da parte del Gran Sasso. Tutti questi erano tentativi da fare per vedere se era possibile dare a Carrito la possibilità di fare una vita da orso libero, visto il suo comportamento estremamente confidente. Il 29 dicembre Carrito decide da solo di rifugiarsi in montagna e va in ibernazione. In quel momento abbiamo pensato che magari l’ibernazione avrebbe potuto resettare i suoi comportamenti confidenti una volta svegliatosi a primavera. Altre volte lo abbiamo visto succedere con altri orsi. Purtroppo a causa delle alte temperature Carrito il 5 febbraio è tornato a Roccaraso, passando sotto la gestione operativa dei colleghi del Parco nazionale della Maiella che lo hanno seguito fino al 6 marzo quando, sulla scorta dei comportamenti sempre più confidenti, hanno deciso di non traslocarlo in un posto in montagna sulla Maiella, ma di metterlo nell’area faunistica di Palena per attuare un programma di rieducazione alla vita selvatica, di cui non siamo a conoscenza. Tornerà libero? Lo speriamo tutti”. 3) Da Roccaraso a Villalago, le comunità lo considerano ormai uno di loro. E’ giusto o sbagliato? “Il senso di appartenenza è un aspetto importante per la conservazione di specie a rischio di estinzione. Le emozioni possono essere una molla verso la conoscenza. Il problema nasce quando i sentimenti rimangono solo tali. Abbiamo bisogno di amare per conoscere e conoscere per rispettare. J. Carrito è stato vittima, appena nato, di un attenzione spropositata insieme al suo nucleo familiare. Centinaia di persone ogni giorno seguivano Amarena con i 4 cuccioli per fare foto e video da ogni distanza possibile. Carrito è cresciuto vedendo le persone intorno a lui anche perché la madre era solita frequentare i paesi e poi lo ha fatto lui da solo. Per mesi abbiamo chiesto a tutti di fare un passo indietro perché tante persone in modalità neutrale hanno rafforzato nell’orso il fatto che gli uomini non sono un pericolo, mentre sappiamo benissimo che così non è. Molti chiedono perché lui ha mantenuto comportamenti confidenziali e problematici e gli altri fratelli, no. Bene la risposta è semplice, neanche noi umani siamo tutti uguali. In Carrito gli insegnamenti della mamma e i paesi sono stati un richiamo forte per la scelta del proprio home range e per evitare confronti con orsi adulti. Le persone che lo hanno seguito insistentemente e chi lo ha alimentato ha solo contribuito a farlo diventare ancora di più quello che è diventato: un orso condizionato dal cibo umano e problematico, perché, spesso di fronte alle persone non scappa ma, anche se lui non sembra aggressivo, è pur sempre un orso di oltre 100 kg e non possiamo sapere come potrebbe reagire in condizioni di stress”. 4) E’ lecito che un orso bruno marsicano si trasformi in una sorta di mascotte e biglietto da visita per i centri ricettivi? “Utilizzare gli animali selvatici, sfruttando la curiosità di persone che non li hanno mai visti è esattamente il sintomo di ciò che abbiamo appena detto, cioè del fatto che nessuno si rende conto che l’ambiente in cui vive un orso deve rimanere un ambiente sano, altrimenti l’orso scompare e scomparendo l’orso, che in biologia è considerata una specie ombrello, a catena e nel tempo, scompaiono anche le altre specie. La perdita di biodiversità e di conseguenza degli ecosistemi è una delle più grosse minacce per il genere umano. Quando qualcuno decide che deve sfruttare un orso per fini turistici facendolo diventare un fenomeno da circo è perché ignora il motivo per cui la fauna è tutelata ed è patrimonio indisponibile dello Stato. D’altronde non avremmo i problemi ambientali che abbiamo se la maggior parte delle persone conoscessero i principi cardini dell’ecologia. Per contro è bene comunque dire che un rapporto sano con l’ambiente, animali, piante, paesaggi, resta il miglior biglietto da visita per il nostro territorio, dove è possibile vivere esperienze uniche a contatto con la Natura e con i suoi interpreti più conosciuti, che del nostro territorio diventano ambasciatori, chiedendo in cambio solo… Rispetto!” 5) Come si può spiegare il cambiamento netto del rapporto tra uomo, orso e cani? “Il nostro è un momento storico caratterizzato da una forte propensione all’animalismo. Di per sé l’attenzione al benessere animale non è un problema, anzi. Ma gli animalisti per mettere a fuoco gli interessi dei soli animali finiscono per perdere la dimensione ecologica del tutto. I cani sono da sempre legati al destino degli uomini, dipendono da noi per tutto, mentre gli animali selvatici non dipendono assolutamente da noi, anzi, per il loro bene devono stare alla lontana da noi. Però abbiamo molto in comune noi umani (che siamo pur sempre animali) con i selvatici. Entrambi dobbiamo la nostra sopravvivenza agli ecosistemi naturali e alle delicate connessioni che li governano. Noi umani siamo convinti invece di essere dispensati dalle leggi naturali ed è per questo che continuiamo a fare danni all’ambiente. Quindi quando saremo consapevoli del nostro ruolo ecologico e di come tutto è interconnesso con noi, forse impareremo veramente ad avere un approccio concreto con la fauna selvatica e con la Natura in generale. Ad oggi, spesso, dominano superficialità ed ignoranza, soprattutto dell’impatto negativo che certi nostri comportamenti hanno nei confronti dell’ambiente, della fauna e della flora protetta. C’è molto da fare per far capire agli uomini che non siamo i padroni della Terra, ma solo dei semplici passeggeri, al momento solo più prepotenti di tutti gli altri esseri viventi”. 6) Infine, vede possibile la reimmissione in natura di Juan Carrito, oppure rimarrà sempre una sorta di “mosca bianca”? “Juan Carrito è un esemplare di orso bruno marsicano molto particolare, condizionato dal cibo di natura antropica che ha vissuto la quasi totalità della sua vita vicino agli uomini. Certo, in questi lunghi anni di storia del Parco ci sono stati casi in cui gli animali selvatici ci hanno stupito comportandosi in maniera diametralmente opposta a ciò che ci si aspettava e questo potrebbe accadere anche per J. Carrito. Ora è in un’area faunistica del Parco nazionale della Maiella e i tecnici di quel Parco ci dicono che stanno seguendo un programma sperimentale di ‘rieducazione’, con un esperto canadese che non conosciamo, ma nel quale abbiamo fiducia. Solo il tempo ci dirà se funzionerà e se Juan Carrito potrà tornare in natura”. Caterina Paglia
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