FOCUS – Invasione della Russia in Ucraina, una guerra piena di contraddizioni

Sara Pacitto
4 MIn Lettura
Mentre la popolazione ucraina continua ad essere sconvolta dagli attacchi di una guerra di potere, l’altra faccia è quella dell’ipocrisia, della becera strumentalizzazione, del patetico campanilismo. Prima era la pandemia da Covid, adesso è il conflitto tra Putin e Zelensky.

Dopo 16 giorni di scontri, si combatte su vari fronti: militare, economico e mediatico. Si invoca la pace ma, a tutti gli effetti, si sta rispondendo alla guerra con un’altra guerra. Una vicenda che apre a scenari di protagonismo, relativamente alla politica internazionale, che potrebbero avere effetti disastrosi. In casa nostra ne sa qualcosa il presidente Draghi, che a fine febbraio era dovuto ricorrere all'”operazione simpatia”, un’extrema ratio per provare a recuperare la sua credibilità con i cittadini e la sua autorità con i partiti. La Coldiretti ha già lanciato l’allarme: i prodotti alimentari italiani sono nel mirino delle ritorsioni di Putin, come già accaduto nel 2014 con l’embargo in risposta alle sanzioni decise per l’annessione della Crimea. L’America, per dire, ha annunciato “sanzioni devastanti” in risposta all’avanzata di Putin, che colpiranno le esportazioni tecnologiche: praticamente i russi non troveranno gli iPhone nell’uomo di Pasqua! Questi i “devastanti” provvedimenti. Però ha anche bloccato i conti degli oligarchi russi, fra cui tutti gli esponenti del parlamento rosso, o meglio, tutti tranne uno: il conto dello “zar” Vladimir Putin non risulta bloccato. È devastante! La PACE, un grido unanime, da tutto il mondo (?). Dopo i primi bombardamenti l’Unione Europea, attraverso la voce del Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen, ha fatto da subito sapere che si sarebbe impegnata nell’acquisto e nella fornitura di armi per Kiev, così come per i soldati. L’UE ha stanziato 450milioni di euro in aiuti militari grazie allo “Strumento europeo per la pace”, un fondo che opera fuori bilancio con i contributi di tutti gli stati membri, in modo da aggirare i Trattati che impediscono la messa a bilancio di spese con “implicazioni nel settore militare o della difesa”. Inoltre, come scritto, sono 20 su 27 gli Stati dell’Unione Europea, a cui si aggiungono Regno Unito, Usa e Canada, che hanno scelto di rifornire la resistenza ucraina con materiale bellico. Inviare armi e denaro per acquistarne non equivale ad una dichiarazione di guerra? Inviare soldi che provengono da un fondo chiamato “Strumento europeo per la pace” per finanziare la battaglia non è un controsenso? Che fine ha fatto il principio contemplato nell’articolo 11 della Costituzione Italiana, il quale afferma che “L’Italia ripudia la guerra”? Certo è che il termine “ripudia” non sia sinonimo di “rifornisce”. Poi con oltre 10mila testate nucleari seminate tutt’intorno, rifornire l’Ucraina di armamenti potrebbe rivelarsi un azzardo. Si intende rispondere ad una guerra con un’altra guerra. Il segretario PD Enrico Letta partecipa a tutte le manifestazioni per la pace e poi dichiara che è nostro obbligo fornire più armamenti all’Ucraina. Per Enrico Letta rifornire di armi l’Ucraina significa “aiutare la resistenza” di un paese assediato. Il famoso attore americano Leonardo Di Caprio ha donato 10milioni di dollari alle forze armate ucraine: la cifra sarebbe arrivata dopo l’appello del presidente Volodymyr Zelensky a sostenere il suo paese, a livello militare e finanziario. Si spera che questa generosa donazione sia destinata non solo a supportare l’esercito ma anche la causa umanitaria. Ipocriti: una popolazione spaccata, famiglie divise, sfollati che non sanno dove andare, bambini terrorizzati…la benzina sopra i 2euro, pasta e pane che continuano a rincarare. Sara Pacitto
Condividi questo articolo
Nessun commento