È stato catturato nella giornata di sabato l’orso social Juan Carrito, dopo che l’animale era entrato nella tube trap ad esca, subito sedato e trasportato con apposito furgone presso una zona protetta e circoscritta, a Palena in provincia di Chieti.

Il trasferimento viene a seguito di una intensa attività di monitoraggio e dissuasione da comportamenti errati, che avevano dimostrato come l’animale stesse perdendo il suo istinto e le sue abitudini nell’ambiente naturale. Era cambiata anche la sua alimentazione, ormai costituita da solo cibo di origine antropica. L’operazione di cattura è mirata a tutelare l’orso, disposta dalla Regione Abruzzo e dal Parco della Majella, con il nulla osta dell’Istituto Superiore di Protezione Ambientale e del Ministero della Transizione Ecologica, in esito ad interlocuzioni con la Prefettura dell’Aquila ed il sindaco di Roccaraso, condotta sotto l’attenta vigilanza del veterinario del parco Nazionale della Majella.

Sembrerebbe che lo spostamento presso l’area faunistica sia provvisorio, solo per consentire a Juan Carrito di ritrovare l’attitudine nella natura, che è la sua vera casa. Dal Parco stesso arrivano rassicurazioni «Una permanenza temporanea, necessaria per evitare che ulteriori situazioni di rischio possano indurre in serio pericolo sia l’orso che l’uomo». A far compagnia a JC ci saranno tre orse femmine giunte dalla Slovenia dopo un sequestro per maltrattamenti. I quattro animali vivranno comunque separati.
Intanto sui social sono molte le dimostrazioni di disapprovazione rispetto al trasferimento di Juan Carrito, diventato ormai la mascotte dell’Abruzzo, una presenza abituale soprattutto a Roccaraso. Qualcuno ipotizza che per lui questa sia la pietra tombale sulla sua libera vita. L’orso giocherellone, di appena 2 anni, figlio di mamma Amarena, fratello di altri tre esemplari, qualche mese addietro era stato già trasportato con un elicottero in alta montagna, proprio per allontanarlo dall’abitato e scoraggiare la confidenza con l’uomo, ma a nulla era valso.
A JC piace familiarizzare con la gente: era entrato in pasticceria per assaggiare i biscotti secchi, si intratteneva spesso nelle vicinanze delle cuccie dei cani, rovistava cibo dai bidoni dell’organico,

una delle sue ultime incursioni presso la stazione di Roccaraso, lo scorso mercoledì. Visite immortalate da residenti e turisti per poi essere postate sui social. Juan Carrito era un’attrazione ma anche un simpatico “amico”.
Ricordiamo che JC è uno dei pochi individui di orso bruno marsicano che sopravvivono solo sull’Appennino Centrale, una sessantina di esemplari in tutto. Sulla vicenda interviene Dante Caserta, vice presidente di WWF Italia «L’orso lo vogliamo o non lo vogliamo? se diciamo di volerlo, allora dobbiamo fare di tutto perché possa frequentare in maniera sicura e naturale i nostri territori, senza farne un animale da circo, attratto nei paesi affinché i turisti possano fotografarlo con i telefonini. Perderne anche un solo orso bruno marsicano sarebbe un duro colpo alla possibilità di salvezza dall’estinzione della popolazione e agli sforzi di conservazione messi in campo».
Sara Pacitto