IL FATTO – La Russia blocca Facebook: i media chiudono, ma ci pensa Anonymous

Anna Ammanniti
7 MIn Lettura
(di Anna Ammanniti) L’autorità per le comunicazioni russe ha annunciato di aver bloccato Facebook nel Paese. Nei giorni scorsi si erano verificati episodi di censura nei confronti dei principali social network, su Twitter non era più possibile accedere da tempo.

Se qualcuno del mondo occidentale non avesse ancora chiaro come opera la censura in casa russa, spazzerà via ogni dubbio adesso: la Russia chiude Facebook, un altro duro colpo alla libertà di espressione. D’altronde non è una novità che in Russia ci siano grossi problemi per la libertà di informazione. Il governo del presidente Vladimir Putin ha sempre voluto avere il massimo controllo su ciò che possono o non possono dire i giornali, nel 2019 è stata stilata una legge ad hoc che punisce ogni forma di dissenso contro il governo. Con l’inizio della guerra in Ucraina la censura sull’informazione è diventata sempre più stringente e diversi media russi hanno gettato la spugna. Dal 24 febbraio hanno raccontato l’invasione rispettando la propaganda del governo russo, ma negli ultimi giorni è diventato impossibile fare informazione, così che alcuni media russi hanno deciso di chiudere, altri hanno annunciato l’imminente chiusura. Tutto ciò a causa della censura messa in pratica dalle autorità russe contro chi non rispetta la versione governativa sull’invasione dell’Ucraina. La situazione potrebbe peggiorare nei prossimi giorni, con la nuova legge del Parlamento con cui si vuole punire la diffusione di quelle che il regime definisce “notizie false”, ossia le notizie che sono in contrasto con la versione governativa. Dopo l’approvazione di questa norma Novaja Gazeta diretto dal Premio Nobel per la Pace 2021, ha comunicato, per paura delle sanzioni, che rimuoverà tutti i contenuti pubblicati sul suo sito in cui parlava delle operazioni in Ucraina come di una guerra. La una storica radio “L’Eco di Mosca” e il canale televisivo “Dozhd” sono stati i primi ad essere censurati, dopo di che l’agenzia statale ne ha comunicato il blocco. L’Eco di Mosca, dopo il blocco, ha annunciato quindi l’immediata vendita della radio e del suo sito Internet. Dozhd, anche se le trasmissioni non erano state interrotte, ha deciso di chiudere per protesta. Sanzioni governative anche per altri media nazionali e internazionali. La Russia ha vietato l’accesso alla BBC, Deutsche Welle, Radio Free Europe e Meduza. Senza contare che il 24 febbraio l’organismo di controllo sui media Roskomnadzor aveva ordinato a tutti gli organi d’informazione di riferire sull’invasione dell’Ucraina solo attraverso le fonti ufficiali dello Stato. Per i portali che avrebbero violato l’ordine oltre il blocco degli accessi previste multe fino a 60.000 euro. Il 28 febbraio Roskomnadzor aveva bloccato il sito di Nastoyashchee Vremya (Tempi attuali), un portale collegato a Radio Free Europe / Radio Liberty, per aver diffuso “notizie infondate” sul conflitto. Commentando le notizie sulla censura imposta dalle autorità russe agli organi d’informazione nazionali e sulla repressione delle proteste contro l’invasione dell’Ucraina, la direttrice di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale, Marie Struthers aveva diffuso la questa dichiarazione: “Di fronte a migliaia di persone che in tutta la Russia manifestano contro la guerra, il Cremlino continua a ridurre al silenzio le proteste e obbliga gli organi di stampa nazionali a sostenere le sue posizioni. Usando la forza per disperdere le manifestazioni contro la guerra e censurando l’informazione, le autorità russe ricorrono sempre di più alla repressione mentre nell’opinione pubblica cresce l’orientamento contrario alla guerra. Gli organi di stampa controllati dallo stato collaborano a tappare la bocca a chi è contrario alla guerra. Il sollevamento dall’incarico del presentatore televisivo Ivan Urgant e la decisione di escludere la rispettata giornalista Elena Chernenko dal pool di giornalisti che seguono le conferenze del governo, solo per aver scritto una lettera contro la guerra, illustrano bene il disprezzo delle autorità russe per la libertà di stampa. Mentre la Russia compie attacchi indiscriminati in Ucraina, in violazione del diritto internazionale umanitario, le autorità di Mosca stroncano i diritti alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica imponendo la loro narrazione del conflitto. La brutale repressione nei confronti di chi esprime dissenso nei confronti della guerra dev’essere fermata”. Per battere la censura in Russia e favorire una libera informazione sul conflitto in Ucraina, scende in campo Anonymous, che ha suggerito a tutti gli utenti di utilizzare le recensioni su Google Maps per sconfiggere la propaganda del Cremlino. Il meccanismo da utilizzare è semplice, anziché le recensioni di ristoranti, locali, monumenti e musei, basta inserire notizie su cosa sta accadendo in Ucraina, insieme alle immagini dei bombardamenti, delle vittime e dei profughi. In questo modo la popolazione russa potrà avere un nuovo canale di informazione, diverso da quelli sottoposti al controllo delle autorità, in grado di aggirare la propaganda degli uomini di Vladimir Putin. In questi giorni gli attivisti di Anonymous si sono mossi per combattere contro il Cremlino una guerra digitale che è proseguita di pari passo a quella sui territori ucraini. Sono stati pubblicati diversi documenti che riportavano le strategie adottate dalle truppe russe e contemporaneamente sono stati attaccati diversi siti militari e governativi: a farne le spese sono stati il ministero della Difesa, ma anche l’emittente televisiva Rt News (vicinissima a Putin) e società come Gazprom o la bielorussa Tetraedr. Gli hacker sono arrivati perfino a modificare i dati di navigazione dello yacht di Putin e a monitorare i movimenti degli oligarchi più vicini al regime, per impedirne la fuga e agevolare eventuali sanzioni nei loro confronti. Anna Ammanniti
Condividi questo articolo
Nessun commento