(di Anna Ammanniti) L’Italia rischia di entrare in guerra? Il conflitto tra Mosca e Kiev, spiegano il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, non porterà anche l’Italia a combattere direttamente. Per il momento il supporto italiano alle autorità ucraine si limiterà all’invio di mezzi militari. La situazione potrebbe essere diversa se l’Ucraina facesse parte della Nato o dell’Unione europea.
Il Consiglio dei Ministri dello scorso lunedì ha approvato all’unanimità un testo di legge che autorizza l’Italia, in deroga alla normativa vigente, a inviare “mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità governative dell’Ucraina”. Martedì è stato poi avallato dal Parlamento. Il capo della Farnesina, Luigi Di Maio ha rassicurato che: “Con le sanzioni stiamo facendo collassare l’economia russa. Il rublo ha perso il 30% e la borsa di Mosca è chiusa da due giorni. Questo significa evitare una guerra che possa colpire il resto dell’Europa. L’Italia è impegnata per la pace, è Putin che vuole la guerra. Nonostante l’impegno dell’Occidente per mediare, il presidente russo Vladimir Putin “con una sua lucida follia ha deciso di entrare in Ucraina, un paese che ha eletto Zelensky con il 73% dei voti e quel presidente è eletto democraticamente. È antidemocratico quello che sta facendo Putin. Nei mesi precedenti all’attacco sferrato da Putin, tutti i principali leader dell’Occidente hanno provato a mediare con Putin. Ci siamo prestati a tutto pur di farlo ragionare ma lui aveva già organizzato l’invasione. Continuava a dire che voleva la pace, ma ammassava truppe in Bielorussia e al confine orientale dell’Ucraina. Quando è finita la tregua olimpica a Pechino ha invaso l’Ucraina. Noi dobbiamo fermare la guerra che c’è in Ucraina in questo momento e per farlo dobbiamo fermare Putin. Qualcuno si illude che Putin venga ai tavoli del negoziato con gentilezza. Dobbiamo continuare a colpire la sua economia con le sanzioni e a sostenere il popolo russo. Non sta con Putin. Lo sta opprimendo. Sono già 2 mila manifestanti arrestati, dobbiamo favorire i colloqui, domani si svolgerà un nuovo round di negoziati. Speriamo si possa raggiungere una tregua umanitaria perché dobbiamo fare dei corridoi umanitari e siamo pronti come unità di crisi e come ministero degli Esteri a portare via tanti bambini, anche malati oncologici, tante donne ferie e a portarle qui e curarle nei nostri ospedali. Dobbiamo contrastare la propaganda di guerra russa, perché non è ancora chiaro il livello di atrocità che si sta consumando in quel Paese. In 4 giorni di guerra ci sono stati 400 morti, di cui 20 bambini”. L’elenco dei mezzi militari che verranno inviati dall’Italia in Ucraina ancora non è stato reso noto. Verrà individuato con un decreto dei ministeri degli Esteri, della Difesa e dell’Economia. Potrebbero essere inviati missili Spike controcarro, missili antiaerei Stinger e mitragliatrici di vario tipo con le relative munizioni. Nemmeno lo stato di emergenza umanitaria dichiarato dal Governo, in vigore fino al prossimo 31 dicembre 2022, significa che nei piani italiani ci sia l’ingresso in guerra. Lo ha specificato il premier Mario Draghi illustrando alle Camere il testo del decreto approvato in Consiglio dei ministri: “Lo stato di emergenza umanitaria ha esclusivamente lo scopo di assicurare il massimo aiuto dell’Italia all’Ucraina. È un impegno di solidarietà, che non avrà conseguenze per gli italiani”. L’andamento della guerra, escludendo la partecipazione italiana, non avrà influenza sulle elezioni previste per il 2023 che, sulla base dell’articolo 60 della Costituzione italiana, non si terrebbero se il Paese fosse in guerra. La norma infatti dispone che “la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra”. L’Ucraina intanto ha fatto richiesta ufficiale di entrare dell’Unione europea, ma per il momento il suo ingresso tra gli Stati membri non sembra né scontato né imminente. Così come non lo è quello nella Nato, nonostante sia una richiesta che Kiev muove da tempo, fortemente osteggiata da Mosca. Lo scenario potrebbe essere diverso se l’Ucraina facesse effettivamente parte di Ue e Nato. Anna Ammanniti
