Dopo l’ennesimo intervento della Compagnia Carabinieri di Anagni e dei tecnici dell’Arpa sulla tubazione ai piedi della cascata sul Sacco, non potevano mancare polemiche e distinguo.
Nella serata di giovedì 3 i tecnici dell’Arpa, chiamati dagli uomini dell’Arma, hanno effettuato prelievi di campioni sulla sponda anagnina del fiume Sacco, dove insiste la tubazione più volte attenzionata. Al momento del loro arrivo, però, i fenomeni segnalati (fuoriuscita di sostanze ed odori nauseabondi sparsi in aria) erano ormai spariti. Pare che gli stessi inviati dell’Arpa, poi, non abbiano effettuato prelievi dai pozzetti più a monte, in prossimità delle tre industrie farmaceutiche che, ufficialmente, utilizzano la conduttura in questione. La possibilità di innesti pirata non la si può escludere, e senza l’analisi dei liquami che fuoriescono dai tombini registrati ogni indagine lascia il tempo che trova. Grazie all’intervento delle Gav di Legambiente Fiuggi e dei Carabinieri di Anagni, venne effettuata a carico dell’Asi la video ispezione che ha permesso di ricostruire il percorso sotterraneo dei reflui provenienti dagli opifici. Il “mistero” che sembra piacere più che affascinare, non è affatto tale. Identificare i responsabili dell’immissione in aria e nel Sacco delle sostanze non è impossibile, si tratta solamente di volerlo fare. E.C.
