IL FATTO – Elezione Presidente della Repubblica, i tempi delle votazioni

Alessandro Andrelli
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(di Alessandro Andrelli) L’elezione del presidente della Repubblica inizierà domani, lunedì, a partire dalle ore 15. Nel dettaglio però cosa succederà nei prossimi giorni al Parlamento?

La procedura per eleggere il presidente della Repubblica è stabilita dalla Costituzione ed è già iniziata diverse settimane fa. Trenta giorni prima che scadesse il termine del mandato del Capo dello Stato, recita l’articolo 85 della Costituzione, “il Presidente della Camera dei deputati ha convocato in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica”. La seduta è infatti convocata lunedì 24 gennaio, alle ore 15 il primo voto del Parlamento in seduta comune per eleggere il successore di Sergio Mattarella al Quirinale. La convocazione ufficiale è stata effettuata il 4 gennaio dal presidente della Camera Roberto Fico, che ha anche scritto ai 20 Consigli Regionali perché hanno eletto i 58 delegati regionali che, insieme a senatori e deputati, formeranno il collegio di 1009 grandi elettori (questi i tre rappresentanti del Lazio – clicca qui) Le prime tre votazioni hanno il quorum dei due terzi che raramente viene raggiunto, dalla quarta votazione è sufficiente la maggioranza assoluta di 505 voti. Se non ci saranno difficoltà a individuare un nome che raccolga ampi consensi dunque, entro la fine di gennaio ci dovrebbe essere già l’elezione del tredicesimo presidente della Repubblica. In passato solitamente si sono svolte due votazioni al giorno, che duravano ognuna oltre quattro ore. In casi eccezionali si sono svolte tre votazioni, in altre una sola. Ma è la prima volta che si svolgono durante la pandemia e questo avrà delle ripercussioni. Ci sarà infatti un solo scrutinio al giorno, anche perché i tempi di entrata scaglionata dei grandi elettori e di sanificazione dell’aula dilateranno i tempi di ogni scrutinio. Dal momento della convocazione, la seduta comune è considerata unica, al di là di quante siano le votazioni che si effettuano. Non sono previste pause significative, dunque nella storia ogni giorno si è effettuata almeno una votazione, anche nei giorni festivi. Il tempo minimo di elezione di un presidente è stato toccato con l’elezione di Carlo Azeglio Ciampi, una sola seduta di due ore e 40 minuti, dopo di lui solo Francesco Cossiga, eletto alla prima votazione in tre ore esatte. Il tempo massimo è stato toccato nelle elezioni di Giovanni Leone con 23 scrutini per un totale di 34 ore e 40 minuti; più lento ma poco meno complicato il voto per Giuseppe Saragat che impiegò 21 scrutini per un totale di 46 ore e 45 minuti per salire al Colle. Una volta eletto, il presidente entra in carica solo dopo il giuramento sulla Costituzione davanti alle Camere. Di solito passano alcuni giorni dal voto all’insediamento, durante i quali il Presidente uscente si dimette, per cortesia, per favorire una rapida successione. Una volta che il Parlamento e i delegati regionali hanno eletto il Presidente della Repubblica (con i due terzi dei voti nei primi tre scrutini, e con la sola maggioranza assoluta dal quarto), viene redatto il verbale dell’elezioni che il Presidente della Camera, accompagnato dalla presidente del Senato, comunica al neo eletto. A quel punto, per prassi il presidente della Repubblica in carica si dimette, se non si è ancora concluso il suo mandato. Se quest’ultimo è passato, vale il principio generale della “prorogatio”, cioè il Presidente rimane in carica fino all’elezione del suo successore. La Costituzione non indica tempi certi tra l’ elezione e il giuramento davanti al Parlamento in seduta comune. Si va dai 12 giorni che passarono dall’elezione al giuramento per Giovanni Gronchi, al solo giorno che servì per Sandro Pertini o per Saragat. Matterella fu eletto il 31 gennaio 2015 e giurò il 3 febbraio. Alessandro Andrelli
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