Anagni – Monsignor Enrico dal Covolo ricorda Lea Zegretti:“Moglie e madre esemplare, donna di fede e di preghiera, di speranza e di carità”

Anna Ammanniti
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Accolto con calore dai Padri Caracciolini, l’Assessore del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, Mons. Enrico dal Covolo, ha presieduto la messa per commemorare la madre del Rettore Presidente della Bonifaciana Sante De Angelis, la signora Lea Zegretti, nel primo anniversario della morte.

Monsignor Enrico dal Covolo, Presidente del Comitato Scientifico dell’Accademia Bonifaciana e Assessore del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, ha celebrato nei giorni scorsi presso la parrocchia di San Giovanni in Anagni, una solenne Santa Messa in suffragio di Lea Zegretti in De Angelis, adorata mamma del Rettore Presidente Sante De Angelis, scomparsa prematuramente il 6 gennaio 2021. Molto toccante l’omelia che il Presule, ha tenuto tra l’altro ha detto: “Cari Fratelli e Sorelle, in questa celebrazione eucaristica si intrecciano due misteri assolutamente centrali della nostra vita cristiana: il Battesimo del Signore, che ci richiama al nostro; e il mistero della morte, perché celebriamo il primo anniversario della scomparsa di Mamma Lea, certamente la Persona che il nostro Rettore Presidente ha maggiormente amato nella sua vita. Ma in fondo i due misteri che celebriamo questa sera – il Battesimo e la morte – ci riconducono a un’unica realtà. Con il Battesimo, infatti, noi moriamo alla vita di prima, segnata dal peccato e dalla morte, e approdiamo alla vita di Dio, segnata dalla grazia e dall’immortalità. Certo – ha continuato il Rettore Magnifico emerito della Università Lateranensemolte emozioni si affacciano prepotenti alla nostra mente e al nostro cuore nella celebrazione di questa Messa. Anzitutto – e forse è questa l’emozione più immediata –, davanti, e soprattutto dentro di noi, si affaccia il caro e dolce volto di tante persone che abbiamo amato, e che ormai non sono più, almeno fisicamente, tra di noi… E noi oggi le ricordiamo tutte, nella comunione dei santi. Ma naturalmente vogliamo soprattutto pregare con e per Mamma Lea, moglie e madre esemplare, donna di fede e di preghiera, di speranza e di carità. Ma dietro a queste emozioni commoventi, rimane pur sempre un tragico interrogativo, al quale in definitiva la Parola di Dio ci richiama. Perché l’omelia non può ridursi a un elogio funebre, e nemmeno a una serie di ricordi – sia pure edificanti e graditi – della nostra cara Lea. L’omelia rimane pur sempre una conversazione sulla Parola di Dio. L’interrogativo cruciale, da cui partiamo per questa conversazione con la Parola di Dio, è il seguente: perché la morte? Perché, Signore, ci fai nascere alla vita, se poi dobbiamo morire? La morte, in effetti, rimane uno scandalo, che non trova una risposta razionale appagante. In verità, la morte è un’alterazione del piano originario di Dio nella creazione. “Non Dio ha creato la morte”, scrive il libro della Sapienza, “ma la morte è entrata nel mondo per l’invidia del diavolo”. È una triste conseguenza del peccato dell’origine. Così, ben a ragione, dinanzi alla morte il nostro io si ribella, mentre assume una più acuta consapevolezza delle sofferenze e delle tragedie di questa povera umanità dolorante. Anche Gesù Cristo in croce si è fatto carico di questo dolore, lanciando un grido al cielo: “Padre, perché? Perché?…”. Ma il Padre tace. E Gesù muore, con una domanda, con la domanda, che – a prima vista – non trova nessuna risposta. Ma subito la scena si capovolge: si squarcia il velo del tempio, i morti risorgono dai sepolcri, e il centurione proclama: “Davvero quest’uomo è il Figlio di Dio!”. È questa la risposta della fede, che va ben oltre la semplice ragione. Anche noi, come il centurione, crediamo che la morte non è l’ultima parola. Noi crediamo che l’amore è più forte della morte. Noi crediamo che una vita vissuta nel dono di sé – come quella di Gesù; come quella di Mamma Lea e di tanti nostri Cari, che ci hanno preceduto nella fede – è una vita che vince la morte, lascia vuota la tomba, e vive per sempre”. Ed ancora: “Noi lo crediamo fermamente, proprio in forza del Battesimo, che ci incorpora saldamente alla risurrezione del Signore. Gesù è andato a prepararci un posto; e nei cieli nuovi e nella terra nuova, che Lui ci prepara, nella città santa, nella Gerusalemme nuova, là sarà asciugata ogni lacrima: non ci sarà più né morte, né lutto, né affanno. L’importante è fidarci di Lui. Cosi ci dice oggi il Signore: se tu vivi come me, donando agli altri la tua vita, anche tu lascerai vuota la tomba, vincerai la morte e vivrai per sempre! Te lo prometto Io, il Signore della vita! Così, in questa fede operativa, il mistero della morte si rischiara, ed essa smette il suo volto angoscioso. Ecco – ha aggiunto il Vescovo perché Francesco d’Assisi, disteso sulla nuda terra, può cantare l’ultima strofa del suo Cantico delle Creature: “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale…” Sì, nella fede in Cristo la morte – l’ultimo nemico – perde il suo pungiglione, e diventa sorella. La morte rimane, è vero, una porta stretta e dolorosa da varcare. Ma la certezza della fede è che, oltrepassando questa porta, noi incontreremo il Volto amato di Gesù, nostro fratello e amico, che ci accoglierà sorridente: “Venite, benedetti del Padre mio… Ricevete il Regno, nel posto che vi ho preparato”. Ed ha concluso: “Lì, o Signore, noi attendiamo di arrivare, per contemplare il tuo Volto, e il volto dei nostri Cari, per sempre. Lì ritroveremo la nostra amata Mamma Lea, con il volto radioso e splendente della tua grazia. Perché, noi lo crediamo, l’amore vince la morte, e vive per sempre”. Della signora Lea Zegretti, di cui si è ricordata la memoria, nel primo anniversario della morte, oltre il già citato figlio Sante, marito Renato e l’altra figlia Patrizia, oltre al cugino Giuseppe Marino e a diversi parenti, oltre ai fedeli stessi della parrocchia ed estimatori della Bonifaciana. Monsignor Enrico dal Covolo, che già venne a celebrare per il Trigesimo della mamma del Rettore Presidente, è stato coadiuvato nella celebrazione della Messa, dai religiosi Caracciolini di Anagni che lo hanno pure accolto con grande affetto e calore e al quale, il Presule, ha consegnato loro l’attestato del diploma di 3° classificato che è stato aggiudicato alla chiesa di San Giovanni, nella sezione “Comunità” del concorso nazionale del presepe online “Admirabile Signum”.    
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