Era stato accusato di violenza sessuale aggravata e continuata sulla ex moglie, ma nei giorni scorsi il calvario dell’imputato Adriano Sili, un imprenditore di 52 anni residente ad Arce si è concluso con una assoluzione.
La vicenda risale al 2014 quando la coniuge si era recata presso la stazione dei carabinieri di Arce per denunciare il marito per il reato di violenza sessuale. Dopo quella denuncia la donna si era allontanata dalla casa coniugale trovando ospitalità in una casa famiglia della capitale. La signora aveva dichiarato che da oltre 13 anni era vittima di violenze sessuali da parte del marito e che per paura di ritorsioni non aveva mai detto nulla. Nella denuncia la donna aveva riportato con dovizia di particolari fatti raccapriccianti avvenuti all’interno delle mura domestiche. Addirittura, a suo dire, l’uomo utilizzava mezzi atti ad offendere per immobilizzarla. I carabinieri dopo quelle dichiarazioni avevano fatto scattare le indagini. A tal proposito erano state messe in atto le misure di protezione dettate dal cosiddetto ” Codice rosso”. A seguito della richiesta di rinvio a giudizio i due avvocati difensori dell’indagato Giampiero Vellucci ed Emanuele Carbone in sede di udienza preliminare hanno chiesto ed ottenuto che il processo si celebrasse con il rito abbreviato. Processo che si è chiuso ieri mattina. All’esito di questo la pubblica accusa aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione. Ma nel corso dell’arringa i due penalisti hanno evidenziato tutte le lacune delle accuse rivolte al loro assistito, in particolare la mancanza di riscontri al racconto fornito dalla donna, vale a dire mancanza di referti medici o di testimonianze che confermassero quanto riferito dalla persona offesa. Il giudice dopo una lunga camera di consiglio durata circa due ore, ha accolto integralmente la tesi difensiva sostenuta dagli avvocati Giampiero Vellucci ed Emanuele Carbone ed ha assolto l’imputato con la formula ” perché il fatto non sussiste” Mar.Ming.
