Arpino – “Super Green Pass”, la testimonianza di un ristoratore

Sara Pacitto
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Alzarsi la mattina per andare a lavorare con la consapevolezza di essere già in passivo: a fine serata non riporterai niente a casa, al contrario, sei già in perdita nonostante tu stia lavorando.

Un utile che è un miraggio, da almeno un anno e mezzo: sulle difficoltà che già c’erano, il Covid ha avuto e sta avendo un peso sempre più considerevole. Sono molti gli imprenditori, i titolari di attività commerciali, i gestori di locali quali bar, ristoranti, discoteche, che continuano a stringere la cinghia, continuano a lavorare con la cognizione di stare a rimetterci delle cifre consistenti di denaro, per coprire le spese morte, quelle di gestione: le utenze sono aumentate, gli affitti sono puntuali, niente sconti sulle tasse, niente sgravi sul personale che si è dovuto ulteriormente assumere per far fronte alle disposizioni antiCovid. Ed i ristori? solamente fumo agli occhi, pochi spicci e non per tutti, un’inutile elemosina. Le ultime disposizioni antiCovid relative al “super green pass” rappresentano un’altra mazzata per gli esercizi pubblici, ancora una volta penalizzati, ancora una volta costretti a vedersi ridurre la clientela: chi non possiede il “super green pass” non potrà consumare. Ancora una volta è la politica ad impoverire gli esercenti, una politica che non sostiene ma infierisce. Un controsenso eclatante, paradossale, esasperante. Una illogicità acuta, se vogliamo, che cozza con se stessa: basti pensare che una persona impiegata in un ristorante, bistrò, tavola calda, pasticceria, laboratorio artigianale, che si occupa della preparazione di cibarie, con un tampone negativo può lavorare gomito a gomito con i suoi colleghi ed entrare in contatto diretto con gli alimenti che verranno consumati dai clienti; mentre un cliente che siede ad un tavolo, distanziato dagli altri, con un tampone negativo non può entrare,  non può consumare, pagare ed andare via. Quale tra le due è la circostanza più rischiosa per la comunità? chi tra lavoratore e cliente è più soggetto a “contaminare”? Restrizioni che mancano di coerenza e creano danni economici che difficilmente potranno essere recuperati: sono tantissime le attività vicine al collasso definitivo. La provocazione di un esercente arpinate, Roberto, titolare del bar/ristorante/pizzeria “Scarpace” in località Scaffa di Arpino, il quale ha dovuto necessariamente ridimensionare la sua attività perché non riusciva più a far fronte alle spese di gestione, con l’intenzione di tentare di salvare almeno il bar «Svegliarsi la mattina con la consapevolezza di stare a rimetterci oltre 4.000euro al mese non è una bella sensazione. Comunque mi alzo, comunque vado a lavorare, lo devo a me stesso, alla mia famiglia, al personale. Nel nostro umile bar di campagna nessuno vi chiederà il “lasciapassare”: siamo aperti per tutti, senza discriminazione alcuna», questa è la decisione di Roberto, che aggiunge «Ovviamente il personale è tutto vaccinato, per loro scelta, senza alcuna imposizione. Nel nostro bar le previste regole igienico-sanitarie vengono abitualmente rispettate, a prescindere dal Covid, comprese le disposizioni antiCovid. Il “super green pass” è una misura a nostro avviso dispotica, per cui, essendo un esercizio pubblico che si regge grazie alle consumazioni del pubblico, riteniamo di lasciare i nostri locali, il bancone, i servizi igienici, a disposizione del pubblico. I clienti potranno liberamente accedere nel nostro bar. La mia non è una presa di posizione, una guerra contro chi governa, un atteggiamento indisponente: la mia è semplicemente necessità di sopravvivere, per non chiudere un’attività che è stata realizzata con tanti sacrifici». Roberto è un giovane gestore al quale non manca la volontà di costruire il suo futuro, senza rassegnarsi o gettare la spugna dinanzi gli ostacoli. Roberto intende rispettare la libera scelta di ognuno, senza sindacare su cosa sia più o meno opportuno, vaccinarsi o non vaccinarsi: considerato che non esiste un obbligo in tal senso, è illogico che coloro a cui è stata data la libertà di scegliere vengano privati della libertà di prendere un caffè. Roberto non vuole far mancare dal suo incasso giornaliero quei soldi che gli sono necessari a tirare avanti, perciò, con tutte le necessarie accortezze, nel suo locale Roberto lascerà “liberamente” entrare tutti i consumatori. Sara Pacitto
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