La crescita dei contagi da Covid, ed il continuo flop delle manifestazioni che vi si svolgono, mettono nel mirino la Sala della Ragione di Palazzo d’Iseo.
Il luogo era riservato, fino all’anno duemila, ad eventi di indubbio spessore. La liberalità nel concedere lo spazio a chiunque ne faccia richiesta, con la delirante strategia di apporre lo stemma del Comune sulle locandine di chicchessia all’unico scopo di elencare iniziative di terzi di cui fregiarsi, non rende certamente giustizia ad uno spazio che le guide turistiche descrivono per la nascita della Lega Lombarda (1159) e la riunione dei cittadini che insorsero a difesa di papa Bonifacio (1303). Negli ultimi anni, e soprattutto negli ultimi mesi, la Sala viene occupata a ritmi vertiginosi, nonostante la diminuzione costante del pubblico e degli interessati. Addirittura, di recente, incontri con ospiti blasonati e convegni dal nobile scopo (Ottobre Rosa, salute e sanità, ambiente e territorio), hanno visto in qualche caso il numero dei relatori superiore a quello degli spettatori. Un consigliere di maggioranza ironizza “ci mancano soltanto le riunioni condominiali!” aggiungendo “anche una scarpina di cristallo, se troppo usata, diviene ciabatta, e questa è la fine di uno dei gioielli della nostra città”. La stura venne data con lo svolgersi delle manifestazioni di chiusura dell’anno scolastico, che invece di tenersi nella palestra o nell’aula magna, iniziarono a svolgersi nella Sala. Da lì riunioni di ogni genere, anche lontane anni luce sia dai problemi di Anagni, che da interessi reali della città dei papi. Il regolamento che prevede l’utilizzo della Sala della Ragione, modificato più volte, aveva tra gli scopi anche quello di recuperare le spese non indifferenti; con l’escamotage del patrocinio, ecco venuto meno anche l’unico vantaggio. Le limitazioni imposte dal Covid, con l’obbligo del distanziamento, giustificano lo svolgersi delle sedute del consiglio comunale, solitamente con numero di spettatori inferiore a quello delle dita di una mano. E pensare che l’attigua Sala del Consiglio veniva utilizzata anche quando sugli scranni sedevano in trenta e non in sedici, oltre ad assessori (quando esterni), sindaco e segretario comunale. Il portone trovato aperto nelle ore notturne, giorni addietro, è ricollegabile all’uso poco attento che viene fatto del Palazzo. C’è da meditare. Jackal
