Tra indecisi, no vax, “attendisti” e gli anti greenpass, in Italia sono circa 7 milioni le persone ancora non vaccinate.
Così come previsto dal decreto “Green Pass bis”, lo scorso 15 ottobre il certificato verde è diventato obbligatorio per poter accedere a tutti i luoghi di lavoro, sia nel settore pubblico che nel privato, almeno fino al 31 dicembre, data del termine dello stato d’emergenza, salvo proroghe e conseguenti disposizioni. Da quando è entrato in vigore l’obbligo, le farmacie sono state letteralmente prese d’assalto dai lavoratori che hanno bisogno del test antigenico rapido con esito negativo, con validità 48 ore, da esibire al posto del Green Pass. Come sempre, ogni boom corrisponde ad un business, un giro d’affari che, dopo il 15 ottobre, è assolutamente raddoppiato: secondo i report aggiornati dal governo, in pochi giorni sono stati scaricati oltre un milione di Green Pass “provvisori”, rilasciati a seguito di altrettanti tamponi antigenici rapidi, eseguito in particolar modo nelle farmacie. Il costo medio dei test è di 8euro per i giovani tra i 12 ed i 18 anni, e 15euro per i più adulti. Le richieste sono talmente alte che la Federazione degli Ordini dei Garmacisti Italiani, FOFI, ha proposto ed ottenuto dal generale Figliuolo che le farmacie vengano agevolate nel servizio, oltre gli orari di apertura e nelle giornate di chiusura, anche senza prenotazione. Ovviamente l’adesione di queste è volontaria. A tal punto la domanda è legittima, il quesito rivolto a tutti coloro che si sono recati presso le farmacie per eseguire il test è: vi è stato fatto lo scontrino per la prestazione ricevuta? Purtroppo abbiamo constatato che c’è mancanza in tal senso. Abbiamo voluto verificare di persona per vedere con i nostri occhi che chi usciva da alcune farmacie non aveva nessuno scontrino in mano. Ancora scettici, abbiamo puntato alla prova provata: su due diverse richieste di tamponi, eseguiti in due distinte farmacie, in entrambi i casi abbiamo dovuto chiedere esplicitamente che ci venisse fatto lo scontrino; in una delle due circostanze, oltretutto, con grande stupore da parte di chi stava dietro il bancone, quasi infastidita della richiesta che le era stata rivolta. Sarebbe opportuno un accertamento eseguito dalla Guardia di Finanza: controllare che al numero dei certificati emessi corrisponda lo stesso numero di scontrini fiscali, alla data e nell’orario riportato dal Green Pass. Intanto è ancora guerra tra governo e sindacati: questi ultimi ritengono che debba essere lo Stato a farsi carico dei costi dei tamponi per ogni singolo lavoratore non vaccinato, mentre l’esecutivo di Draghi sembrerebbe stia vagliando un’ulteriore stretta sulla durata della certificazione verde: forse un ultimo tentativo per “convertire” gli indecisi. Si spinge per il vaccino, che al momento resta l’unica arma contro il Covid, senza però ufficializzarne l’obbligo. Sara Pacitto
