Cassino – L’Unione Forense prende posizione sull’eccessivo formalismo nei giudizi di impugnazione in Cassazione

Irene Mizzoni
3 MIn Lettura
Così in una nota il Presidente dell’UIF-SEZIONE DI CASSINO, Avv. Antonio D’Alessandro.

I diritti garantiti dalla Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU), incluso quello di accesso ad un Tribunale (art. 6 CEDU) devono essere concreti, effettivi e non teorici ed illusori: le norme che limitano l’accesso ad un Tribunale e le procedure di impugnazioni devono essere chiare, prevedibili e proporzionate. I criteri italiani previsti dal codice di procedura civile di redazione del ricorso in Cassazione sono eccessivamente formalistici con conseguente violazione dell’art. 6/1 CEDU. Anche se il carico di lavoro della Corte di Cassazione italiana è suscettibile di causare difficoltà nel funzionamento ordinario del trattamento dei ricorsi, le limitazioni all’accesso alla Corte di Cassazione non devono essere interpretate in modo troppo formale per limitare il diritto di accesso ad un Tribunale in modo tale o in misura tale da incidere sulla sostanza stessa di tale diritto. L’applicazione da parte della Corte di Cassazione del principio di proporzionalità rileva almeno fino al 2012 una tendenza della Suprema Corte italiana a concentrarsi su aspetti formali dei motivi del ricorso in Cassazione. Per i motivi predetti la prima sezione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sentenza del 28 ottobre 2021, ha condannato l’Italia per i troppi formalismi in Cassazione. L’Avv. Antonio D’Alessandro, Presidente dell’Unione Italiana Forense-Sezione di Cassino, così si esprime: “il dato che meglio evidenzia le difficoltà di accesso alla Cassazione è quello statistico dell’anno 2019: in materia civile il 18,7% dei ricorsi è stato dichiarato inammissibile, il 41% rigettati, il 29,9% annullati con rinvio e solo il 7,2% accolti con annullamento senza rinvio; in materia penale il dato è ancora più allarmante: il 67,8% dei ricorsi in Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La questione, anche alla luce della sentenza CEDU richiamata, merita una doverosa riflessione tanto che abbiamo programmato per il mese di novembre un Convegno sul punto: relatori saranno l’Avv. Gianrico Ranaldi, Docente in Diritto Processuale Penale presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, e l’Avv. Vincenzo Comi, Presidente della Camera Penale di Roma”.  
Condividi questo articolo
Nessun commento