La coalizione di centro destra, unita dopo anni, ha centrato l’obiettivo e rimotivato i propri elettori. Debacle per i partiti di centro sinistra. Civismo ancora protagonista. Non pervenuti i Cinque Stelle.
La scelta di individuare presto un candidato unitario e di iniziare la campagna elettorale quando ancora le altre coalizioni decidevano chi fossero i propri candidati sindaco è stata vincente per il centro destra. Maurizio Cianfrocca, esponente della società civile ma con una propria caratterizzazione cattolica e moderata, ha catalizzato su di sé non solo i voti dei partiti e delle liste civiche che lo appoggiavano ma anche un voto personale che ha fatto la differenza in questo primo turno. Più di 400, infatti, i voti di scarto tra le liste (6.456) e i voti al sindaco (6885), segno che la persona di Cianfrocca pesca anche in elettori non propriamente di centro destra. All’interno della coalizione exploit e primato della Lega che ad Alatri diventa il primo partito con un 12,57%, seguita da Fratelli d’Italia con il 9,17%, risultato che metterà del ‘pepe’ alla coalizione viste le posizioni critiche di Antonello Iannarilli nella lunga fase di scelta del candidato sindaco. Il terzo partito della coalizione, Forza Italia, si attesta ad un 4,31% ma dopo due delle civiche, la lista del candidato sindaco Alatri Comunità all’8% e Alatri Bene Comune al 6,7%. Chiude la terza lista non partitica, Patto Civico con l’1,5%. Enrico Pavia si attesta a 4629 preferenze, mentre le sue liste in totale raccolgono 4519 voti, segno che il candidato e le liste si equivalgono in sostanza. Primato della coalizione per Patto Per Alatri con il 9,51% che cresce di un punto percentuale rispetto al 2016, seguita da Noi Per Alatri con il 7,85%, Alatri In Comune con il 6,50% che aumenta il proprio radicamento dalla scorsa tornata in cui si fermò al 4,7%, Prospettiva Futura con il 3% e Uniti Per Cambiare con il 2,80%. La coalizione che è stata penalizzata di più dagli elettori e che, forse, ha scontato il desiderio di cambiamento degli alatrensi dopo due mandati a guida centro sinistra, è quella con a capo il Partito Democratico che rispetto al 2016 dimezza i propri consensi attestandosi al 7,6% (nella scorsa tornata fu il 16%). Leggera crescita per la lista del sindaco uscente Morini con un 6%, seguita da Alatri nel Cuore con il 3,75%, Liberamente Alatri con l’1,59% e Alleanza per Alatri con lo 0,81%. In questo caso le divisioni anche in sede di scelta del candidato sindaco, potrebbero aver giocato un ruolo fondamentale e porteranno sicuramente ad una profonda riflessione anche a livello provinciale tra le varie anime. Roberto Gizzi, ex assessore della giunta Morini da cui è fuoriuscito proprio prima delle elezioni, ha ottenuto un riscontro personale discreto con 902 voti per il sindaco e oltre 700 per le tre liste collegate: PSI (2%), Obiettivo Civico (1,89% e Alternativa Ciociara (1,08%.c’è da notare che se anche Gizzi fosse rimasto in coalizione i numeri della compagine di centro sinistra sarebbero stati comunque insufficienti a competere con gli altri schieramenti. Chiude Luciano Maggi, candidato di Lazio Unica che arriva al quasi raddoppio delle preferenze rispetto al 2016. Nella scorsa tornata prese, infatti, 331 voti, questa volta arriva a quota 549. Da notare l’assenza del Movimento Cinque Stelle che per una città che è la terza della provincia, risulta alquanto particolare. Alle scorse comunali con il candidato Gatta i grillini registrarono comunque un 8%. Il voto disgiunto, da ultimo, paventato come una ‘variabile impazzita’ per questa tornata elettorale, pare non sia stato per nulla decisivo. In vista del secondo turno bisognerà vedere la capacità delle due coalizioni in campo di catalizzare sui propri candidati l’attenzione ed il voto degli elettori che al primo turno hanno fatto scelte diverse. Il popolo di centro sinistra, ad esempio non sarà rappresentato esplicitamente e probabilmente sceglierà tra il voto al polo civico, al cui interno ci sono liste che si rifanno all’area progressista o l’astensione, anche se molti osservatori esterni stanno parlando di una sfida interna al centro destra, richiamandosi alla precedente esperienza dell’avvocato Pavia nella giunta Magliocca dei primi anni duemila. In realtà entrambi i candidati al ballottaggio, per motivi opposti, hanno tenuto a sottolineare nelle dichiarazioni a caldo che di candidato di centro destra ne esiste solo uno ed è Cianfrocca. Enrico Pavia, infatti, ha specificato la natura inclusiva e apartitica della propria coalizione aprendo a chiunque voglia dare il proprio contributo all’amministrazione della città svincolata dai ‘potentati’, mentre il candidato ufficiale del centro destra, Maurizio Cianfrocca, ha rivendicato l’esclusiva rappresentanza dell’area di centro destra forte di una riunificazione che latitava da anni. Andrea Tagliaferri
