L’ operazione sotto copertura della Polizia Postale ha portato, in diverse regioni italiane, a 13 arresti e 21 denunce per divulgazione, cessione e detenzione di foto e video ritraenti atti sessuali tra adulti e minori.

Sono 34 le persone indagate per pedopornografia, 13 sono i soggetti arrestati e 21 quelli denunciati. Gli indagati di diverse età sono della Puglia, Emilia Romagna, Sicilia, Toscana, Lombardia, Abruzzo, Calabria, Lazio, Piemonte e Trentino Alto Adige. Appartengono alle categorie sociali più diverse, dal lavoratore autonomo al lavoratore dipendente, da chi possiede un titolo di studio di base, al laureato. Nell’ultimo decennio vi è stato un boom della produzione, condivisione e vendita di materiale pedopornografico online, causato principalmente dall’utilizzo congiunto di Internet e delle nuove tecnologie, come le fotocamere degli smartphone, i servizi cloud storage e i social media, che ne hanno facilitato la moltiplicazione. Secondo il Report annuale del 2019 della
Internet Watch Foundation, su un totale di 260.426 segnalazioni ricevute e analizzate,
132.730 contenevano materiale pedopornografico, il 25% in più rispetto all’anno precedente, di cui il 34% raffigurante bambini tra i 7-10 anni e il 48% tra gli 11-13. Inoltre, il 20% delle immagini riproduceva stupri e torture sessuali, per lo più ai danni di bambini di età inferiore ai dieci anni e ai neonati.
Grazie al costante monitoraggio della Polizia Postale è stato possibile smantellare la rete di pedopornografia a cui erano dediti i 34 indagati. Le indagini sono durate più di un anno e mezzo, sono state condotte dal Compartimento di Polizia Postale e delle comunicazioni per la Sicilia occidentale con il coordinamento del Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia on-line del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni. All’operazione hanno preso parte anche gli specialisti della Postale di Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Milano, Napoli, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trento, che hanno ricostruito l’intera rete di rapporti tra cittadini italiani e stranieri, che detenevano e scambiavano su Internet, foto e video ritraenti atti sessuali tra adulti e minori, violenze sessuali subite da bambini e neonati.
Sono stati sequestrati più di 250mila file da numerosissimi dispositivi informatici, talvolta occultati in contenitori di uso comune, come provette e confezioni per farmaci.

L’attività investigativa ha preso il via a seguito del monitoraggio svolto in Rete da tutti i Compartimenti sul territorio nazionale tanto sui canali di file sharing, quanto su piattaforme di chat e nel Dark Web, luoghi virtuali questi ultimi
dove è necessario allacciare vere e proprie attività sotto copertura finalizzate all’accreditamento e identificazione dei responsabili. E proprio l’attività sotto copertura ha permesso di individuare gli indagati residenti in 13 diverse regioni italiane. Durante le perquisizioni informatiche effettuate, in 13 casi, per la detenzione di ingente quantità di file pedopornografici, è scattato l’arresto in flagranza di reato. In altri 21 casi, gli agenti hanno denunciato gli indagati a piede libero a vario titolo, per reati legati alla pornografia minorile.
Anna Ammanniti