(di Anna Ammanniti) Abbiamo incontrato la dott.ssa Chiara Grossi del movimento cittatrepuntozero, gruppo del consigliere comunale di minoranza Fernando Fioramonti. Abbiamo parlato con lei di questi tre anni di amministrazione, di cosa manca e cosa non funziona ad Anagni e della sua visione di città.
“Non sono anagnina, non ho vissuto sulla mia pelle Anagni, la città mi è stata raccontata da chi la vive, dagli Anagnini che ho avuto la fortuna di conoscere e di frequentare e un po’ mi sono fatta un’idea. Questa amministrazione rispecchia un tipo di politica che io non amo, una politica fatta più di attacchi personali e di dichiarazioni sui social, piuttosto che di confronto. Io credo che ognuno di noi, compresi i membri della maggioranza, possa apportare, se lo vuole, ricchezza per la città, benessere e miglioramenti ma ciò necessita, prima di tutto, la volontà di farlo e poi ci deve essere l’impegno di trovare punti di incontro. Certo non è mai facile trovarli, ognuno di noi ha un suo background però, allo stato attuale delle cose, non vedo proprio questa volontà. Vedo più la volontà di affermare la propria posizione che non di trovare dei punti di incontro! Bisogna prendere posizione su determinate cose in maniera ferma. Per esempio siamo una città industriale o siamo per una città con una visione maggiormente ambientalista? Le nostre sono macro aree valoriali in cui ci dobbiamo inserire: siamo per il biodigestore o non siamo per il biodigestore? Siamo per il turismo e quindi per puntare sulle bellezze di Anagni o siamo per riportare e rendere la città a essere principalmente operaia? Non si può pensare alla monnezza e conservare allo stesso modo il patrimonio culturale- artistico della città. Ci sono dei valori su cui ci dobbiamo muovere, avere prese di posizione ferme. Vengo da un gruppo che è fortemente ambientalista, che crede fortemente nell’investire sul sociale, nell’investire in quello che comunemente si chiama terzo settore. Per investire sull’umano a 360 gradi abbiamo però bisogno di infrastrutture. Se voglio investire sulle macchine ho bisogno delle strade, se voglio investire sulle persone ho bisogno di quelle infrastrutture che facciano sì che le persone vengano riqualificate e queste infrastrutture non sono solo materiali. Materiali sono tutte le accessibilità strutturali di una città che vuole essere non solo turistica ma anche vivibile e inclusiva per tutti i suoi cittadini: ricchi, poveri, vecchi, giovani … Tutti. Non deve esserci il cittadino anagnino di serie A e il cittadino anagnino di serie B. Tutti si devono sentire parte di una comunità che è la città, invece mi sembra che Anagni viva la propria azione politica sul territorio come parcellizzata, un po’ il divide et impera degli antichi romani. Quindi c’è la zona del centro in cui si fanno tutte le attività più interessanti e poi ci sono le periferie. Secondo me la città deve essere un tutto tondo a 360 gradi, serve lavorare per avere una visione almeno a medio termine volta a garantire un maggior benessere diffuso. Non intendo il benessere meramente economico, il benessere diffuso è benessere per tutti. Queste persone invece lavorano per un benessere immediato, sembrano totalmente indifferenti alla città e alle persone che la abitano e la vivono tutti i giorni…quando la barca affonderà forse spariranno con una scialuppa e se ne andranno? Oppure sono talmente miopi da non rendersi conto che quando la barca affonderà trascinerà giù anche loro? Anagni più inclusiva non solo per chi ha difficoltà fisiche, ad esempio motorie, ma per tutti. La parola handicap è una storpiatura di una parola inglese, praticamente l’handicap era il peso che veniva messo ai cavalli più veloci perché corressero più lentamente nelle gare ippiche. L’handicap non è qualcosa con cui io nasco, io posso nascere con un deficit di qualsiasi tipo, non solo fisico ma anche intellettivo o sociale. Poi è chi mi accoglie che rende il mio deficit un handicap, cioè un peso che io mi porto sulle spalle. Una città che vuole puntare sui propri cittadini lavora per far sì che tutti siano parte di quella collettività. Facciamo un esempio: se io sono una persona cieca come posso fare per “vedere” la cattedrale di Santa Maria? Cosa posso fare ad Anagni? Anagni è completamente priva di un percorso Braille ma non solo, è priva di percorsi multisensoriali o di elementi che ci portino a superare le barriere all’accessibilità. Non pensiamo solo alla rampa messa in alcuni punti della città che, ci mancherebbe, è doverosa. Pensiamo a tutti, pensiamo ad ogni essere umano a 360 gradi, faccio un esempio: i ragazzini che vivono in periferia. Io abito a San Bartolomeo e lì i ragazzi stanno per strada o al bar. L’amministrazione comunale si ferma alle mura cittadine e dopo non c’è più nulla o meglio c’è la contrada ma io non voglio essere semplicemente una contrada, io voglio essere Anagni. Portami la cultura, portami il teatro, portami le fiere, portami gli incontri. Venite, amministratori! Andate in una zona a settimana della città, parlate con le persone. Non mi serve il post su Facebook, io voglio vederti in faccia e dirti questo è il mio problema, perché tu sei pagato dai soldi pubblici, dai soldi di tutti i cittadini, per fare questo. Questa è la mia visione di citta, io spero anche in una città dove i collegamenti locali siano potenziati al massimo. Un centro storico chiuso al traffico è un centro storico più fruibile per tutti. Una città più fruibile è una città che, in tempo di Covid, aiuta soprattutto chi è in difficoltà. Quanta divisione si è creata con il Covid per quanto riguarda la didattica a distanza? Cosa è stato fatto per i ragazzi delle periferie? Chi in una casa ha un computer e ha tre figli cosa avrebbe dovuto fare? Gli amministratori dovrebbero chiedersi: quello che stiamo facendo è sufficiente? O potremmo fare qualcosa in più? Sono stati spesi 80mila euro di luminarie ed è una cifra enorme. A che cosa è servito? Io vorrei ci fosse una città più accessibile e più inclusiva anche a livello territoriale. Che non esista solo il teatro medioevale in centro, stupendo per carità, ma che esistano attività sul territorio, nelle varie periferie e che i nostri amministratori stiano in mezzo alle persone, fra la gente. Vorrei che chi amministra sia persona tra le persone, cittadino tra i cittadini. Non mi sembra che sia così attualmente. Almeno io non lo percepisco!” Anna Ammanniti
