Anagni – Biodigestore, gelosie e primogeniture minano la compattezza del fronte dei NO

Ettore Cesaritti
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L’annuncio della nascita del Comitato, con l’attacco ai consiglieri di minoranza per non aver richiesto un nuovo consiglio comunale, danneggia la lotta all’impianto da 84mila tonnellate di rifiuti.

Comunicare è un’arte; la si può affinare con lo studio e l’esperienza, ma se il desiderio di apparire supera la volontà di fare, il risultato non può rivelarsi che deludente. Il fatto che, probabilmente, saranno attivati almeno due ricorsi al Tar, invece che entusiasmare sembra dispiacere a chi rincorre con metodi discutibili i più attivi e preparati oppositori ad una proposta che, oltretutto, è la punta dell’iceberg di un progetto di distruzione del territorio. Le stesse locandine, affisse per chiamare alla lotta, contagiano con i toni da rassegnazione di chi crede poco in sé stesso ed in quello che propone. Affannarsi a spiegare l’importanza di una decisione consiliare, addirittura quasi sperando nel voto favorevole all’impianto, è ridicola. La lotta al biodigestore può essere vinta, se fatta con serietà e concretezza. La concretezza illustrata dai dati diffusi da Andrea Fiorito, per esempio: illegittimità urbanistica e gravi carenze del sito prescelto; esistenza di vincoli che si sta cercando di annullare con la complicità dei soliti noti; soprattutto, però, il mancato rispetto delle norme del PRG emanate dalla regione Lazio nel 1975. Scoperchiare il Vaso di Pandora, lo avevamo già scritto, provocherà un terremoto: se lo sono cercato. Jackal
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